Il “Ventirighe” – 2. Il Teleriscaldamento telesilenziato

Dario Fornaro

Qualche settimana fa, su Specchio dei tempi (La Stampa 16.07) un lettore lamentava le sorprese tariffarie, del recente inverno,  sofferte a Torino per un disguido fiscale, diceva lui, intervenuto  tra IREN, Comune e Governo e destinate a ripetersi salvo interventi.

Non ho afferrato di più, ma questa lettera mi serve solo come spunto per planare sulla nostra città e riprendere un discorso che mi aveva già intrigato quasi due ani fa (AP 27.09.20). Trattasi del prolungato silenziamento, in allora, figuriamoci adesso, sul Teleriscaldamento, in corso di realizzazione, con ritmi alterni, da diversi anni (non ho presente la…prima pietra); dapprima la centrale termica, tra la Casetta e la Tangenziale, e poi i tubi per strada: interessati i quartieri  Euro & Pista.

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Democrazie destabilizzate?

Carlo Baviera

Sul Corriere della sera del 5.07.22 Mauro Magatti, affrontando il tema del Centro politico (che andrebbe rilanciato, dice, sull’idea dei costruttori) scrive “Sappiamo che, negli ultimi anni, Putin ha cercato di aumentare la sua influenza nel nostro Paese, considerato come uno dei più penetrabili dello scenario europeo. La nascita del governo Draghi ha però segnato un deciso cambio di rotta. Anche se adesso, con la scadenza delle prossime elezioni, sorgono nuovi interrogativi. Tanto più che Putin ha esplicitamente dichiarato che la destabilizzazione delle democrazie occidentali è uno degli obiettivi che si prefigge con l’iniziativa militare cominciata a febbraio. Un rischio che, in particolare in Italia, occorre scongiurare.

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Quando Bianciardi rimava con Leopardi…

Nuccio Lodato

Nel centenario della nascita del grande scrittore

                                     Che fa il nesci, eccellenza? O non l’ha letto?

                                     Giuseppe Giusti, Sant’Ambrogio

                                       <Te lo ricordi Aldo? Lo sai che è morto? E Tacconi, te lo

                                        ricordi? E’ morto anche lui>

                                        Luciano Bianciardi, Ritorno a Kansas City (Il lavoro culturale)

Ci sono piccole circostanze inattese nelle quali la vita ti lascia letteralmente di sasso. Al telefono, un caro amico milanese, Giorgio Politi, del quale dirò più avanti, e che ho avuto il piacere di ritrovare alla grande negli anni più recenti (ma ci conosciamo da sessanta giusti!), mi paralizza all’istante recitandomi a memoria questo doppio distico, completamente dimenticato da me che pure ne ero stato in quella remota epoca, dedicandoglielo, l’autore:

                Ancora grato della forte

                apertura su Leopardi  

                -che, per grazia della sorte

                non è giunta troppo tardi-

                Io ti offro (che fortuna,

                non gettarla certo ai cardi!)

                la suprema voluttà:

                deliziarti con Bianciardi.

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Qualche  problema  da  prendere di petto

Qui Alessandria  Dario Fornaro

Da poco più di un mese (26.06) Giorgio Abonante e la sua coalizione di centrosinistra  hanno riconquistato Palazzo Rosso. Impresa non facile, tutt’altro, ma ben congegnata nei messaggi – cose e persone – percepiti dall’elettorato. Esultanza breve e contenuta; così come breve e  trattenuto è stato il disappunto dei perdenti: la prendiamo come prova di maturità, almeno nei toni, dei “competitor” e  della cittadinanza?

La polemica e la contrapposizione delle parti sono , in certa misura come il sale nelle pietanze, coessenziali alla vita politica, ma  è sempre questione di argomenti e di misura.

La Giunta Abonante ha subito incontrato con discreta sicurezza la polemica della Lega (Polo universitario e Polo logistico-commerciale) ma questo è un normale assaggio.

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Oltre il trentennale (di Capaci e di Via D’Amelio)

Carlo Baviera

Abbiamo celebrato, in Italia, nei giorni scorsi, il trentennale della morte di Borsellino e la sua scorta. Un’altra delle tante ricorrenze che rischia di diventate formale e retorica: il silenzio polemico dei familiari dovrebbe porre qualche problema e far riflettere.   Sono ancora troppe le ombre e i dubbi, come quelle sul depistaggio all’agenda rossa del magistrato assassinato, sparita.

Già il 22.05.2022, con un articolo sulla Gazzetta di Mantova e il 23.5.2022 su La stampa Don Ciotti faceva memoria del trentennale della strage di Capaci. Mi sembrano interessanti alcune parti del suo scritto.

 “Giovanni Falcone aveva prefigurato lo sviluppo economico e imprenditoriale del crimine mafioso. Ecco perché, se dall’infinito spirituale dei giusti in cui dimora Giovanni guardasse oggi le celebrazioni del trentennale di Capaci, credo che resterebbe perplesso e penserebbe che qualcosa stona in questa celebrazione, dal momento che lui e gli altri martiri della strage non sono morti per essere ricordati, ma perché fosse dato seguito alla loro opera sconfiggendo quel male oggi più che mai vivo, vegeto e operativo”.

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Per ricordare l’amico Carlo Beltrame

Sergio Favretto

Fino all’ultimo giorno possibile ha scritto, ha pensato e comunicato con amici. Ha parlato e scritto del suo Monferrato e dell’economia, ha parlato della sua famiglia, dei nipoti e pronipoti.

Vorrei ricordare Carlo Beltrame con sfumature differenti.

La sua biografia è densa, con esperienze di studio anche all’estero, con funzioni in banche e centri di ricerca economica, con collaborazioni a giornali quotidiani, settimanali e riviste specializzate in economia, agricoltura.

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Il “Ventirighe” – 1. Mister Putin, I suppose?

Dario Fornaro


Presentazione

AP inaugura una nuova, piccola rubrica, dedicata ai contributi brevi (è ovviamente ininfluente che all’atto pratico le righe siano 17 o 25, è l’intenzione che conta). Pezzi brevi, rispetto agli articoli-saggio, e tendenzialmente collegati alla cronaca, quotidiana o settimanale: ma questa è una pura, non dirimente indicazione. Opportunità anche per quegli amici di AP che hanno interesse a questo Foglio, ma poco tempo per contribuire in modalità tradizionale. Andiamo al varo!


Che dietro (o davanti) all’aggressione russa all’Ucraina del 24.02 ci fosse il Capo supremo Vladimir Putin era ben palese. Ed anche i motivi (appetito territoriale rivendicativo) dell’”Operazione speciale” sembravano chiari e addirittura proclamati.

Con l’imprevisto, almeno temporalmente, procedere della guerra, l’intorbidamento delle acque di cronaca – ferme restando le tragiche immagini di distruzione indistinta – le ragioni dell’azione russa, compreso il zig-zag militare sul terreno, sono però apparse più complesse del previsto iniziale.

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Don Paolo Busto. Prete sociale e giornalista innovatore. Attento interprete e testimone impegnato del nostro tempo

Sergio Favretto

Mi è stato chiesto dai famigliari di proporvi un ricordo di don Paolo.

Quando un amico ci lascia, molto spesso si corre il rischio di celebrarlo. Don Paolo non lo avrebbe voluto, ecco perché allora intendo in questo momento condividere con tutti voi solo alcuni tratti della sua persona.

Molti di noi lo hanno conosciuto: chi per poco tempo e chi per lungo tempo, chi con intensità e chi solo per una parentesi. Sono certo che tutti vi troverete con questo mio pensiero.

Don Paolo fu un intelligente interprete del nostro tempo, fu sempre contemporaneo. La sua preparazione culturale, sempre alimentata da letture e elaborazione di autonomo pensiero, si sposò sempre con una sana curiosità per il nuovo, per il divenire delle persone e delle cose, dei fatti piccoli e grandi. Osservava molto il presente, lo interpretava con i canoni dell’oggettività e del buon senso, come sempre – diceva – gli avevano insegnato i genitori.

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Simone Weil e la guerra

Gianni Castagnello

Simone Weil è una delle figure intellettuali più interessanti della prima metà del Novecento. Nata nel 1909 a Parigi, morì in Inghilterra nel 1943.

Proveniente da una famiglia agiata della borghesia ebraica, diplomata all’École normale supérieure nel 1931, per qualche anno insegna filosofia nei licei  ma il bisogno di essere dentro la realtà del suo tempo e di condividere la vita delle persone più svantaggiate, la spinge a lavorare  come operaia alla Renault per alcuni mesi. Il fisico non la sorregge e deve rinunciare, ma non esita nell’estate del ‘36 ad unirsi ai repubblicani spagnoli per combattere una guerra che le sembrava fosse di contadini affamati che chiedono la terra contro i proprietari terrieri e i loro complici. Sarà un’esperienza breve, interrotta da un’incidente che le occorre con una pentola d’acqua bollente. La ricorda in una lettera scritta tempo dopo  a George Bernanos del quale aveva letto I grandi cimiteri sotto la luna (1938), e con il quale condivide la perplessità morale di fronte alla spietatezza della guerra, anche combattuta dalla parte che lei riteneva giusta: “A Barcellona si uccidevano in media, sotto forma di spedizioni punitive, una cinquantina di uomini per notte. […] Non ho mai visto, né tra gli spagnoli, e nemmeno tra i francesi, venuti per combattere o per fare un giro … non ho mai visto nessuno, nemmeno in confidenza, esprimere repulsione, disgusto o solo disapprovazione per il sangue inutilmente versato.”

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1982, tre quarantennali: un figlio, un trasloco, un mondiale

Carlo Baviera

Il mio contributo ai campioni dell’82

Tutti sappiamo dove eravamo in quel momento o in quella data che è entrata nei libri di storia: il delitto Kennedy, l’invasione della Cecoslovacchia, l’elezione di un Papa straniero dopo quattro secoli e mezzo, la caduta del muro di Berlino, l’attacco alle torri gemelle.

Anche la vittoria del terzo campionato mondiale di calcio della nazionale italiana rientra, per molti, in questa fattispecie. Lo è stato ovviamente anche per me. E ricordo perfettamente, anche perché quel 1982 mi riporta a tre eventi (due personali) importanti.

Accenno rapidamente ai primi per poi spendere qualche parola in più su quella serata mundial.

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