“In memoria delle chiese assassinate”?

Nuccio Lodato

In contrasto alle religioni antiche le quali erano tutte locali ed appartenevano a caste o
famiglie, il Cristianesimo + una religione universale che si rivolge alla folla e chiama
tutti gli uomini alla salvezza. Occorre dunque che l’edificio sia molto vasto e possa
contenere tutta la popolazione d’un distretto o d’una città, donne, fanciulli, servi, artigiani e poveri insieme coi nobili e coi signori. Ha bisogno d’uno spazio enorme,
di larghe navate raddoppiate e traversate da altre, di volte smisurate, di pilastri colossali; e le generazioni d’operai che vengono in folla, durante i secoli, a lavorare qui per la salvezza delle loro anime, consumano montagne prima di terminare il monumento.

                                                       HIPPOLYTE-ADOLPHE TAINE, Viaggio in Italia (1866)

Lo sviluppo che portò alla struttura gotica si verificò dapprima nella Francia del nord
fin  dalla prima metà del secolo XIII. Le caratteristiche essenziali dello stile, infatti, si presentano nelle cattedrali di Parigi, di Amiens, di Chartres, di Reims, di Strasburgo.

                                           GUIDO EDOARDO MOTTINI, Storia dell’arte italiana (1928)

Ogni superficie, ogni pietra di questo venerabile edificio è una pagina non soltanto della
storia del Paese, ma anche di quella della scienza e dell’arte. Tutto è fuso, combinato,
amalgamato in Notre-Dame. Questo tempio centrale e generatore è, tra le vecchie chiese
di Parigi, una sorta di Chimera: ha la testa di una, le membra dell’altra, il dorso di un’altra ancora, qualcosa di tutte.

                                                                               VICTOR HUGO, Nostra Signora di Parigi (1831)

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Mi fa un certo effetto occuparmi del tema Notre-Dame in fiamme il Venerdì Santo, perché la coincidenza mi richiama vertiginosamente alla memoria l’infanzia e l’adolescenza: la visita rituale ai Sepolcri, la processione con la statua dell’Addolorata trafitta al cuore dalla spada in corteo la sera, dopo la giornata di digiuno (quasi letterale) e l’attesa quasi spasmodica delle tre di pomeriggio che avrebbe fatto cominciare quel silenzio di campane -”legate”- che sarebbe durato trentatré ore. I cinema chiusi, programmi di pietas alla radio e, immagino, alla tv per quei pochi che già la possedevano. Continua a leggere

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Ampie schiarite 4. Giovani, Manuel, Chiese e libertà

Carlo Baviera

Il bene da scoprire e diffondere. Buone notizie che aprano alla speranza e alla fiducia

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Giovani in gamba. Anche di questi tempi c’è una meglio gioventù. Sembra pensarla così Alessio Boni, il bravo attore intervistato da Avvenire, in merito alla serie televisiva (andata in onda a gennaio). Sulla Fiction e sulle capacità interpretative degli attori non mi pronuncio; è giusto che i commenti e le critiche vengano dagli esperti di recitazione e dai critici cinematografici. Continua a leggere

Più notizie che informazione?

Dario Fornaro

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Il titolo – che allude ad una qualche discrepanza fra due termini che comunemente sono usati  in qualità di sinonimi –  può rivelarsi, al vaglio dell’esperienza comunicativa pubblica, meno pretestuoso dell’immediata apparenza.

Capita infatti, non raramente, di trovarsi a disporre su determinati argomenti di una certa provvista di notizie, in una con la sensazione di rimanere egualmente carenti di reali informazioni. Continua a leggere

Borseggio Rom… alla rovescia

Nuccio Lodato

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Milano, stazione Cordusio MM1, domenica scorsa attorno alle 15.30. Stiamo avviandoci all’uscita per raggiungere il Piccolo Teatro e assistervi al meraviglioso La scortecata di Emma Dante. Incrociamo due giovani signore, probabilmente sorelle, che spingono un passeggino in direzione opposta. Una dice, sorridendo e puntando l’indice verso il suolo oltre me: “Guardi, signore: i suoi soldi!”. Continua a leggere

La guerra civile libica interpella l’Europa

Daniele Borioli

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La Libia è un libro aperto sulla pagina delle colpe e degli errori accumulati dall’Europa nei confronti del continente africano, nel passato remoto e in quello più recente. In quel capitolo, l’Italia ha scritto pagine particolarmente rilevanti, avendo svolto in quel Paese il ruolo prima di potenza coloniale e poi, per lunghi anni, di principale interlocutrice del colonnello Gheddafi, sino al repentino e tragico capovolgimento di fronte del 2011, che portò l’Italia ad aderire alla coalizione internazionale che pose fine a quel regime. Senza, tuttavia, portare ad alcuna apprezzabile stabilizzazione, né tanto meno ad alcun avanzamento democratico, di quella martoriata nazione. Continua a leggere

Europa

Marco Ciani

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«Sotto quella fiamma,
sotto la cupola balaustrata
intagliata a trifogli di brace,
due grondaie
fatti a fauci di mostri
vomitavano senza posa
quella pioggia ardente
il cui argenteo scroscio
risaltava nell’ombra
della facciata inferiore»

Victor Hugo
Notre-Dame de Paris (1831)

 

Le istituzioni comunitarie stanno vivendo una fase di seria difficoltà, al limite dell’inceppamento.

Per molti cittadini di questo continente il sogno, forse l’utopia concreta, dell’unità europea non costituisce più quella grande idea politica verso la quale ci eravamo orientati con determinazione e fiducia dopo la fine delle due guerre più sanguinose della storia.

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L’altro Risorgimento nell’Azione Cattolica

Gianni Castagnello

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uar“Un altro Risorgimento”: l’idea di fondo è riassunta nel titolo del libro scritto da Ernesto Preziosi (ed. Paoline 2018) e dedicato alla figura di Giovanni Acquaderni, il quale fondò nel 1867 insieme a Mario Fani, che ne ebbe la prima intuizione, la Società della Gioventù Cattolica, primo nucleo della futura Azione Cattolica.

Se la borghesia liberale rappresentata da Cavour, e i vari gruppi animati di spirito mazziniano e di impeto garibaldino fecero l’Italia, con gli abili accordi diplomatici, le guerre d’indipendenza e la spedizione dei Mille, furono poi i cattolici, con la nascita di un laicato attivo che,  pur sotto la tutela del clero si impegnò  in mille iniziative che toccarono vasti strati della società italiana, a “fare gli italiani” contribuendo alla soluzione del problema che Massimo d’Azeglio aveva indicato come il maggiore tra i tanti del nuovo Stato. Continua a leggere