La mano alzata

Domenicale Agostino Pietrasanta

manMi accade talora, o forse spesso, di trattare argomenti che mi fanno correre qualche rischio; ad esempio di deludere anche quei pochi lettori che si ostinano a seguirmi. Non già perché le scelte poste in essere siano particolarmente ostiche (almeno non credo), ma semplicemente per il fatto che non sono in agenda; ed in questi giorni l’agenda si orienta o si limita agli insulti elettoralistici pre/referendari. Eppure personalmente sono contento che sullo specifico, lo staff di AP abbia scelto di non operare su nessuno dei due versanti: ciò ha permesso un confronto di opinioni nutrito, rispettoso e cospicuo, non privo di reciproco rispetto fra i diversi interventi.
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Laicità

Carlo Baviera

lacNel maggio scorso il giornale francese cattolico La Croix ha pubblicato un’intervista a Papa Francesco sul tema «laicità e religione in ambito pubblico».

Mi interessa riprendere due risposte del Papa che aiutano anche noi ad assumere decisioni consapevoli del nostro essere contemporaneamente cittadini e credenti.

Rispondendo a una domanda sul modello della «laicité» francese, Francesco afferma che «Gli stati devono essere secolari, quelli confessionali finiscono male. Continua a leggere

Le ragioni per votare sì al referendum del 4 dicembre

Daniele Borioli (*)

bor(Con gli autorevoli e divergenti contributi di Daniele Borioli e Federico Fornaro, rispettivamente favorevole al sì ed al no al referendum costituzionale di domenica prossima, concludiamo la lunga serie di interventi ospitati da questo blog sul tema. Ap).

Le ragioni per votare Sì al referendum del 4 dicembre sono semplici da dire e da capire. Basta disseppellirle dalla montagna di polemiche che si è accumulata su di esse, quasi tutte assai poco attinenti al quesito referendario.

La prima, a mio parere quella più importante, riguarda il superamento di un assetto parlamentare, quello vigente, fatto di due Camere che fanno le stesse identiche cose, dalla fiducia o sfiducia al Governo, all’approvazione di tutte leggi. Continua a leggere

Il 4 dicembre voterò convintamente no

Federico Fornaro (*)

for(Con gli autorevoli e divergenti contributi di Federico Fornaro e Daniele Borioli, rispettivamente favorevole al no ed al sì al referendum costituzionale di domenica prossima, concludiamo la lunga serie di interventi ospitati da questo blog sul tema. Ap).

In premessa desidero confessare pubblicamente un profondo disagio per il tono e il complessivo andamento di una campagna referendaria troppo lunga e soprattutto eccessivamente caratterizzata da toni e da una aggressività che nulla hanno a che fare con lo spirito dell’art.138 della Costituzione.

Detto in altri termini il referendum costituzionale non è e non deve essere un referendum sul governo in carica. Per un giudizio sull’operato del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza, in democrazia, da sempre ci sono le elezioni politiche. Continua a leggere

Le ragioni della riforma e il referendum

Fabio Scarsi (*)

sc(A causa di un refuso che ne aveva precedentemente alterato il testo, ripubblichiamo in forma corretta l’intervento di Fabio Scarsi, Segretario Provinciale del PD alessandrino, sulle ragioni del sì al referendum costituzionale, apparso su questo blog alcuni giorni fa, evidenziando in colore giallo la parte mancante nella prima versione. Ap).

Gli ultimi giorni che ci separano dal voto sulla riforma costituzionale saranno certamente il momento di maggior intensità nel dibattito referendario. Provo allora a spiegare perché, con serena convinzione, voterò sì. E perché aspettavo queste riforme da anni e confido che gli italiani confermino il lavoro dei parlamentari, che costituisce un importante investimento per il futuro del Paese. Continua a leggere

Il silenzio degli “Euro boys”

Dario Fornaro

eurFino alla fine del secolo scorso – sono poi una quindicina d’anni – era un tratto orgoglioso e distintivo sentirsi e dichiararsi “europei”: culturalmente e politicamente. Non un plebiscito, perché chi ravvisava nell’Europa dei sei, e poi a crescere, una “gioiosa macchina” del capitalismo avanzato già esprimeva le perplessità del caso. Così come quelli che intravedevano i vantaggi futuri ma eccepivano sui vincoli presenti.

Con l’introduzione della moneta unica, così come con l’aumento vistoso dei Paesi membri, la situazione ha cominciato visibilmente a modificarsi: i favorevoli acquisivano dosi  ripetute di perplessità, che “inquinavano” la fede primigenia, e i perplessi d’un tempo  scivolavano nei toni  e sotto le bandiere dell’insofferenza più o meno radicale. Continua a leggere