Paolo VI, oltre la “falange di Cristo Redentore”

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Domani sarà canonizzato Paolo VI; l’occasione suggerisce un ritorno alla sua vicenda, dal punto di vista della storia della Chiesa e in considerazione della centralità di un personaggio troppo dimenticato dall’opinione pubblica anche cattolica. Letteralmente rimosso dalla vulgata, orientata alla enfatizzazione del suo predecessore (Giovanni XXIII) e del suo successore (Giovanni Paolo II, Luciani ebbe esperienza pontificale troppo breve), viene tuttavia ripreso da interventi di notevole valenza storiografica, almeno da un decennio a questa parte. Continua a leggere

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Riforma senza traguardo

Domenicale Agostino Pietrasanta

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La formazione, dice qualcuno con qualche timidezza, costituisce il futuro della nazione; ne viene che, se si tratta di sistema scolastico, non si può scherzare. E, per chi ha buona memoria, in materia si riforma continuamente, almeno da quarant’anni. Ora si comincia dal tetto e si dimentica di intervenire sulle fondamenta; peraltro, onestà impone di non infierire, almeno su questo versante con i giovanotti che ci stanno governando. Continua a leggere

Il sovranismo è (quasi) sempre di destra!

Carlo Baviera

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Continuano nei commenti che leggo su FB le polemiche sul <sovranismo>.

Parliamoci chiaro: tutti siamo convinti che la sovranità è dei cittadini e nessuno può arrogarsi il diritto di sostituirsi a loro, per nessun motivo.

Però, al di là degli argomenti filosofici o costituzionali che accampano i nuovi difensori del “popolo indifeso e sfruttato” (nessuno di noi ha dimenticato che è la Costituzione a dire che la sovranità appartiene al popolo e non agli organismi internazionali o alla BCE o agli Organismi Internazionali), va detto con nettezza e a voce alta che il sovranismo di questi tempi è stato architettato soprattutto dalle destre estreme o da partiti euroscettici (anche da qualcuno di sinistra polemico con la moneta unica) perchè il tema “tirava”, portava consensi, consentiva senza dirlo di rilanciare il nazionalismo e una visione autarchica. Continua a leggere

Perché a Venezia non ci vado più (e non sto parlando solo di Netflix…)

Nuccio Lodato

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Premessa, per doverosa onestà: ho scritto mercoledì 12 settembre, appena dopo aver… visionato su Netflix, il primo giorno di programmazione, Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, restandone ammirato:  sia per il trattenuto vigore/rigore del film di denuncia di una lucidissima precisione, sia per lo strepitoso quartetto di interpreti (Borghi, letteralmente superlativo; la bravissima Marigliano, l’appropriato Max Tortora, e Jasmine Trinca generosamente votata a una ruolo importante ma ingrato).
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Vegni  sarà il nostro futuro

Lorella Torti, Elvio Bombonato

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La Valle Borbera iniziò a perdere abitanti  verso la fine dell’800, poi l’abbandono è proseguito inesorabile. Tante le cause:  paesi con un’economia povera, agricoltura, raccolta (il bosco) e allevamento, gli inverni freddi, la mancanza di strade che collegassero i centri più importanti, il legittimo desiderio di una vita migliore, a cominciare dalle scuole per i figli.  Il movimento migratorio dell’epoca si rivolse oltreoceano; in tempi più recenti verso le città vicine: Novi, Tortona, Alessandria, Genova, fino a Torino e a Milano. Continua a leggere

Un Paese che, per ipotesi, esce dall’Euro

Domenicale Agostino Pietrasanta

Ho letto un libro che mi è capitato tra le mani per caso; un testo affascinante che narra le vicende di un Paese, il nostro, che si fa sempre più sovrano e lontano dall’Europa. Non vi dirò il titolo, né farò il nome dell’autore e tanto meno della casa editrice, per non rischiare di proporre una pubblicità surrettizia, sempre possibile anche per un blog che non pretende di vantare centinaia di lettori. Continua a leggere

Conversione  con  discrezione

Qui Alessandria  Dario Fornaro

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Il segnale era di tutta evidenza da diverse settimane del nuovo anno e i cittadini si chiedevano l’un l’altro che fosse mai quel grande cantiere che sorgeva di gran carriera in quel del Platano di Napoleone. La consegna, però, di non parlarne pubblicamente (e politicamente) finché l’arbitro (?) non avesse fischiato il tempo debito, è stata puntualmente osservata. Continua a leggere