La cultura non si mangia ma va in malora

Domenicale Agostino Pietrasanta

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La tragedia più devastante è sempre la vita di una persona; e ieri, dopo il crollo di un capitello (“peduccio”) nella basilica di S. Croce a Firenze, un turista colpito dalla caduta, ci ha rimesso la vita. Tanto basterebbe per accompagnare la notizia con rispettoso silenzio, ma qualche considerazione mi sarà permessa. Potrei completare la mia nota settimanale proponendo un elenco delle rovinose condizioni di tanto patrimonio artistico della nazione: da Pompei, ad Acireale, alla basilica di Loreto, alla reggia di Caserta si darebbe la stura ad un’elencazione impietosa per un Paese che possiede un tesoro d’arte abbandonato, almeno in parte cospicua. Continua a leggere

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Autonomi ma uniti: ovvero considerazioni “catalane”

Carlo Baviera

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Scrivo mentre si stanno sviluppando, fra dichiarazioni ufficiali, scomuniche istituzionali, ardui tentativi diplomatici, le fiamme che hanno portato una regione della Spagna a mettere in moto procedure che dovrebbero portare o all’indipendenza di chi si considera nazione autonoma e repubblicana rispetto allo Stato monarchico spagnolo; oppure ad un intervento pesante da parte delle autorità centrali in difesa dell’unità e indivisibilità del territorio spagnolo, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Continua a leggere

Per dispetto singolare mi son perso anco il maiale! (ovvero, muoia Sansone con tutti i Filistei)

Agostino Pietrasanta

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Questa me la raccontava mio nonno; per motivi anagrafici, io non sarei in grado di darne testimonianza. Il personaggio, come nome, faceva Gaetano Garau (fittizio) ed era arrivato in paese dalla Sardegna e precisamente dal Campidano. La popolazione locale, che non predicava l’accoglienza, lo aveva omologato ai propri usi e costumi, senza questione, tanto che, come a tutti gli altri, gli aveva affibbiato un soprannome “reale” e non fittizio (strarinom), “Badinein”. Continua a leggere

Cara Laura Boldrini, com’è profondo il mare…

Nuccio Lodato

Fine legislatura e colpi di mano elettorali, migranti e haters, populismi e indistinte ambizioni politiche,scissionistie progressisti misteriosi

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«Fenomeno enigmatico quanto universale è la massa che d’improvviso c’è la dove prima non c’era nulla. […]. Nulla si preannunciava, nulla era atteso. D’improvviso, tutto nereggia di gente. Da ogni parte affluiscono: sembra che le strade abbiano una sola direzione. Molti non sanno cos’è accaduto, non sanno rispondere nulla alle domande; hanno fretta, però, di trovarsi la dove si trova la maggioranza. […]. Il principale avvenimento all’interno della massa è la scarica.
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Identità rimossa di cattolici in politica

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Scontato un impossibile percorso per la ricompattazione della presenza cattolica nella costruzione della città dell’uomo, residuano alcuni gruppi che non solo richiamano la validità attuale di alcuni principi di valore, ma ne cercano le conseguenti vie di realizzazione. Non mancano neppure interventi autorevoli di quotidiani laici che si interrogano sulle prospettive ancora aperte per i cattolici e, con sempre maggiore frequenza, indicano nella Chiesa una risorsa possibile. Continua a leggere

La responsabilità che il Centrosinistra deve assumersi

Daniele Borioli (*)

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Per quanto rapidamente smentito dal diretto interessato, il titolo dell’intervista di Cazzullo a D’Alema (“Corriere della sera” di martedì 27 settembre), “Mai con il Pd”, è pur sempre un gravissimo indizio. Esso delinea, infatti, una visione politica nella quale l’obiettivo primo è contarsi, misurarsi sottraendo forze al campo più vicino ed enfatizzando la propria radicale alterità a un partito che pure si è concorso a fondare. Anche forzando, tra il 2007 e il 2008, tempi e modi di una discussione e di un percorso che hanno lasciato aperti molti nodi mai risolti. Continua a leggere

Osservazioni su un triangolo industriale

Angelo Marinoni

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È stata, nel silenzio generale, approvata la realizzazione della “gronda di Ponente”, nuova infrastruttura autostradale che andrà ad insistere in una delle zone di recupero urbanistico più difficili d’Europa.

La splendida città di Genova è stata una delle città più malamente sfruttate e devastate dal maldestro sviluppo industriale italiano del secondo Novecento che ne ha rapito la bellezza, devastato le forme, avvelenato l’aria e lasciato cicatrici profonde senza lasciare la ricchezza promessa o quell’influenza economica che è stata l’obiettivo dell’industrializzazione forzata di quei perniciosi anni Sessanta. Continua a leggere