Don Paolo Busto. Prete sociale e giornalista innovatore. Attento interprete e testimone impegnato del nostro tempo

Sergio Favretto

Mi è stato chiesto dai famigliari di proporvi un ricordo di don Paolo.

Quando un amico ci lascia, molto spesso si corre il rischio di celebrarlo. Don Paolo non lo avrebbe voluto, ecco perché allora intendo in questo momento condividere con tutti voi solo alcuni tratti della sua persona.

Molti di noi lo hanno conosciuto: chi per poco tempo e chi per lungo tempo, chi con intensità e chi solo per una parentesi. Sono certo che tutti vi troverete con questo mio pensiero.

Don Paolo fu un intelligente interprete del nostro tempo, fu sempre contemporaneo. La sua preparazione culturale, sempre alimentata da letture e elaborazione di autonomo pensiero, si sposò sempre con una sana curiosità per il nuovo, per il divenire delle persone e delle cose, dei fatti piccoli e grandi. Osservava molto il presente, lo interpretava con i canoni dell’oggettività e del buon senso, come sempre – diceva – gli avevano insegnato i genitori.

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Ultimo giro per un “Papa da corsa”?

Dario Fornaro

Detti affettuosamente, sia il giro che la corsa, andiamo ai contenuti di cronaca seria. E’ bastato che  Papa Francesco si mostrasse visibilmente claudicante e poi  tranquillamente in carrozzella da impedito, come tanti normali  anziani in crisi deambulatoria che, sommando queste immagini  ad altre voci di particolari difficoltà ministeriali in atto, qualche bello spirito abbia giocato, d’annuncio e di scoop, vaticinando che il Papa, per ragioni di salute e “altre impegnative” starebbe meditando le dimissioni dall’alto mandato, similmente al suo predecessore e, risalendo la storia, al Celestino malmenato da Dante.

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Rubrica – Ampie Schiarite – 3/22

Carlo Baviera

Pensieri, dichiarazioni e aforismi del periodo attuale che mi sembrano utili e positivi, accompagnandoli con un breve commento

(da una intervista di Agensir a Paola Bignardi, pedagogista, già presidente dell’Azione cattolica italiana, coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori – 21.12.2021)

Negli ultimi anni in molte diocesi e perfino in alcuni dicasteri vaticani i laici hanno raggiunto ruoli di grande responsabilità. La trova una cosa positiva? Al tempo stesso, è sufficiente per affermare che cresce nella Chiesa il ruolo e la soggettività laicale?

È certamente positivo che ai laici siano riconosciute delle responsabilità in ambito ecclesiale, e purtroppo dobbiamo ancora meravigliarci di questo fatto che dovrebbe essere naturale. Ma alla domanda che mi è stata posta rispondo anche: dipende! Dipende dalle “regole del gioco”. Dipende dalla possibilità che questi laici hanno di portare la loro cultura professionale ed ecclesiale, dalla possibilità o meno di contribuire realmente alla maturazione degli orientamenti ancor prima che delle decisioni.

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IL CENTENARIO DI PASOLINI E IL SUO VANGELO SECONDO MATTEO – 2

Calasso e Weil: dall’Apocalisse al Mistero dell’Agnello

Nuccio Lodato

Altera die vidit Ioannes Iesum veniéntem ad se et ait:
Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccatum mundi

Giovanni, 1, 29

Et respiciens Iesum ambulantem dicit: Ecce Agnus Dei

Giovanni, 1, 36

Si può essere presso che certi che i principali registi che lungo la storia del cinema hanno dato luogo a opere incentrate sulla biografia e la dottrina, la figura e le opere di Gesù Cristo (DeMille e Duvivier, Nick Ray e Stevens sr., Rossellini e Zeffirelli, Roger Young e Mel Gibson) ignorassero -come chi scrive fino a qualche giorno fa: intervenuto poi provvidenzialmente lo splendido volume di John Barton Il libro dei libri (Garzanti 2021)- l’esistenza e il contributo di Taziano, teologo e polemista elleno-siriano del secondo secolo. [Scartabellando indici di volumi analoghi, mi sono accorto d’essermi già imbattuto nel nome, senza darvi peso e seguito, leggendo a suo tempo Cristianesimo. Essenza e storia di Hans Kung (Rizzoli 1997)].

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Il centenario di Pasolini e il suo Vangelo secondo Matteo – 1

Nuccio Lodato

Innumerevoli iniziative editoriali, di memoria e approfondimento che vengono contrassegnando ovunque il primo centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (cospicui i passati contributi del nostro territorio, riepilogati dal numero 195, maggio-giugno, di <Oltre>). Particolarmente gradita e opportuna la nuova edizione in dvd (Mustang Entertainment/Medusa) del Vangelo secondo Matteo, che viene a sostituire la precedente (Warner Italia/Univideo, 2013) da tempo introvabile: l’una e l’altra fortunatamente basate sul magistrale restauro effettuato nel 2003 nell’ambito del progetto Cinema Forever di Mediaset, con la partecipazione della Cineteca Nazionale e del suo Centro Sperimentale di Cinematografia, e l’indispensabile consulenza del direttore della fotografia del film, il grande Tonino Delli Colli. Presso che contemporaneamente sono apparsi in libreria due straordinari volumetti, entrambi purtroppo per poco postumi, la cui lettura parallela si sarebbe rivelata anche straordinariamente illuminante riguardo a un possibile approfondimento di riflessione sul capolavoro pasoliniano: Gesù e Giuda di Amos Oz (Feltrinelli) e Sotto gli occhi dell’Agnello di Roberto Calasso (Adelphi).

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Lo scandalo delle armi

Carlo Baviera

Una delle notizie shock di questi giorni è l’uccisione di scolari in una città statunitense. Ed è ripresa l’ormai rituale litania dei collegamenti per spiegare ciò che è avvenuto, il carattere dell’autore, la rabbia, il dolore, ecc. Poi tutto riprenderà come prima, come sempre, nonostante l’impegno del Presidente Biden a risolvere, questa volta definitivamente, la vendita di armi a “cani e porci” nel Paese più democratico del mondo. Prendo spunto da questa vicenda, che ancora una volta ci mette di fronte alla questione delle armi, per sottolineare che gli armamenti  (di qualunque dimensione, gittata, potenza) sono uno dei <mali> che vanno sradicati, mentre invece rappresentano uno scandalo non sempre e del tutto avvertito.

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Macerie dell’età “ruiniana”

Agostino Pietrasanta

Prima di ricevere la terna, trasmessa dalla CEI per al nomina del nuovo presidente, Francesco aveva chiesto “un bel cambiamento”; la pronta risposta e la conseguente nomina di Matteo Zuppi mi pare un segnale significativo della soddisfazione del papa. Come dire che le prospettive di un cambiamento e di svolta sarebbero state accolte: un nuovo e diverso presidente nel segno della discontinuità, tanto da ridursi alle prassi di normale formalismo i diversi richiami al rispetto delle tradizioni sia di metodo sia di contenute poste in essere dai predecessori del neo presidente e dunque di un età contrassegnata dall’indubbia personalità di Camillo Ruini, per molti aspetti declinazione italiana del secondo periodo del pontificato Wojtyla. Concordo ovviamente e di conseguenza con chi ritiene che la nomina si ponga decisamente nel segno della discontinuità, fatti salvi gli scontati e doverosi ringraziamenti per le precedenti esperienze connotate di due caratteri di approccio dottrinale e pastorale: l’insistenza sui principi o valori non negoziabili e la scelta di una presenza attivistica richiesta alle istituzioni civili con presa diretta senza mediazioni culturali e politiche venute meno col crollo dei partiti politici, soprattutto, ma non solo, di ispirazione cristiana.

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I “latrati” della NATO e i chierici dello Stato

Editoriale Agostino Pietrasanta

Nei giorni scorsi, un autorevole quotidiano nazionale ha pubblicato un’intervista di papa Francesco, firmata dal direttore responsabile; non esito a definire l’intervento del papa come un documento pietra miliare della dottrina e dell’approccio pastorale posto in essere nel corso del pontificato. Benché, nasca da una occasione particolare e da una situazione devastante, l’elaborazione approfondisce alcune linee portanti delle prospettive di riferimento della Chiesa sia nei rapporti istituzionali e politici maturati nel dopo Concilio, sia di fondazione dottrinale di tali rapporti.

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Ricomporre le divaricazioni fra cattolici sulla guerra

Carlo Baviera

Una delle ricomposizioni a cui mettere mano, quando l’aggressione putiniana avrà fine, sarà sicuramente quella all’interno del campo cattolico: soprattutto fra politici cattolici e associazioni e gerarchie cattoliche.

Giorgio Merlo su  Huffpost del 23 aprile ‘22 afferma che “la guerra russo/ucraina ha sconvolto il mondo”; e invita a riflettere sul fatto  che  “uno dei temi che merita di essere approfondito lungo questo versante è il rapporto che intercorre tra la guerra e i cattolici. O meglio, come i cattolici, seppur nella loro multiforme e pluralistica espressione e composizione, pensano, vivono e affrontano il capitolo drammatico e complesso dello scontro bellico. Un rapporto difficile perchè, purtroppo, continuiamo ad assistere ad una radicale dissociazione tra ciò che predicano il Papa, i vescovi, i sacerdoti, la stampa cattolica, i movimenti ecclesiali e religiosi e ciò che, invece, concretamente pensano e decidono i cattolici impegnati nelle istituzioni. Locali come nazionali”.

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La guerra e gli idoli devastanti di Cesare.

Editoriale Agostino Pietrasanta

Riprendo in mano, solo per caso, il testo pubblicato nel 2019, delle omelie di Gian Piero Armano; nel ricordo della sua intensa attività nelle scuole, e non solo, sulle questioni della memoria, dei massacri perpetrati dai totalitarismi del secolo scorso e della Resistenza, in occasione del 25 aprile, sfoglio il volume e mi soffermo su una pagina in cui si richiama l’episodio dei Farisei che chiedono a Gesù se sia lecito pagare il tributo a Cesare; se sia lecito oppure no pagare le tasse. Lo fanno per mettere in imbarazzo un noioso sovvertitore dei privilegi fondativi del loro potere: se la risposta sarà positiva, poiché si trovano all’interno del tempio, Gesù passerà per un infedele alla legge di Dio unico Signore, se sarà negativa potrà essere ritenuto sovvertitore dell’ordine costituito. Il nodo sembrerebbe senza soluzione condivisa; la risposta però rimbalza sulla maligna ambiguità posta in essere perché i farisei invitati a porgere una moneta dovranno mostrare l’effigie di Cesare idolatrata proprio da coloro che ritengono sacrilega un’immagine diversa da Dio, quando sia ostentata nel Tempio a Lui dedicato. Una confusione imperdonabile, una invasione di potere nel tempio della coscienza.

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