La riforma del MES spiegata a mia nonna

Marco Ciani

In questi giorni ne hanno discusso economisti, giornalisti, politici, uomini della strada e anche del seminterrato. In alcuni casi a proposito. Più spesso senza nemmeno sapere di cosa stessero esattamente trattando. Andiamo dunque al sodo è proviamo a capire in cosa consiste questa riforma con poche parole.

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), o Fondo salva-Stati, è in sostanza un fondo creato dai paesi che hanno adottato l’euro come moneta per sostenere gli Stati membri in caso di gravi problemi finanziari. Una specie di assicurazione. Naturalmente gli interventi che il MES può adottare per aiutare uno Stato in difficoltà vengono subordinati al rispetto di alcune condizioni stabilite caso per caso, in base alla situazione del paese che richiede l’intervento. Cioè non sono a fondo perduto. Quindi non regalano niente.

Il MES può essere utilizzato anche per ricapitalizzare le banche, ma solo come ultima spiaggia, dopo che tutti gli altri soggetti interessati (es. azionisti, obbligazionisti, fondi di risoluzione, etc.) sono intervenuti.

Il MES si finanzia attraverso il versamento da parte degli Stati aderenti di un capitale pari a 80 miliardi di euro, ma ne può racimolare altri 620 emettendo obbligazioni proprie sul mercato. Gli 80 miliardi versati sono raccolti tra i vari paesi in base a 2 parametri:

  • popolazione del paese su popolazione complessiva degli aderenti al fondo
  • PIL del paese su PIL complessivo degli aderenti al fondo

Ognuno dei 2 parametri sopra conta per metà del calcolo.

Il contributo dell’Italia al MES è pari al 18% del totale, contro il 27% della Germania e il 20% della Francia.

Chi prende le decisioni per il MES? L’organo più importante è il board dei governatori, costituito dai ministri delle Finanze degli Stati che adottano l’euro. Le decisioni più rilevanti, come il sostegno a uno Stato, sono prese all’unanimità. In altri ambiti è sufficiente una maggioranza qualificata.

Ciò premesso, andiamo adesso a vedere quali sono i punti salienti della riforma che sta facendo discutere mezza Italia. Sono essenzialmente 4:

  1. quando una banca europea è in dissesto può rivolgersi ad un fondo di 55 miliardi di euro (Fondo di risoluzione unico) finanziato dai contributi del settore bancario. Con la riforma il MES potrà a sua volta finanziare il Fondo di risoluzione unico per ulteriori 55 miliardi, raddoppiandone la potenza di fuoco. Il paracadute (backstop) fornito dal MES renderà così più sicuro il sistema creditizio dei paesi aderenti all’euro;
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  2. supponiamo che un paese si trovi in difficoltà nel reperimento di fondi sui mercati dei capitali. Ebbene, prima che questo avvenga, il MES può concedere dei crediti speciali che prendono il nome di “linee di credito precauzionale”. Per i soli paesi che rispettano i parametri di Maastricht (appena 9 su 19) sarà sufficiente sottoscrivere una lettera d’intenti per accedervi. Ma per quelli come l’Italia che non li rispettano sarebbe invece necessario, come già avviene, sottoscrivere un accordo dettagliato di riforme. Ovviamente non stiamo parlando di riforme molto simpatiche;
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  3. cosa succede se uno Stato, dopo averle provate tutte, non riesce a ripagare il debito pubblico? A differenza delle società non esistono procedure di fallimento.
    In assenza di clausole specifiche, il paese dissestato deve dunque trattare con ogni detentore di BTP (o altro titolo) la sua quota parte di riduzione. P.es. hai 100 euro di BTP? Lo Stato ti propone una riduzione concordata, esempio il pagamento di 40 euro. Se accetti bene, se no vai in causa e provi a recuperare una quota maggiore.
    Per evitare di dover transare con tutti i singoli creditori, dal 2013 sono state introdotte per le nuove emissioni di titoli dello Stato le clausole di azione collettiva (CAC). In parole povere, queste consentono alla maggioranza dei creditori di trovare un accordo con lo Stato su come chiudere la partita. E in tal caso l’accordo vale per tutti i creditori, anche per quelli contrari. Un po’ come avviene nei fallimenti privati.
    Rimane però un punto. Le obbligazioni di uno stato sovrano sono in genere divise in varie emissioni (o “serie”) con diverse scadenze, importi di interessi, ecc.. Con la riforma, le CAC (single limb) dal 2022 consentirebbero alla maggioranza di votare per gruppi di emissioni, senza la necessità di una maggioranza a livello dei detentori di ogni singola emissione. Quindi basta un voto. E non due.
    Oggi, invece, per poter ristrutturare i titoli emessi dopo il 2013, le CAC (double limb) richiedono una doppia maggioranza: una maggioranza qualificata per l’insieme di tutti i titoli, più una maggioranza per ogni singola emissione. Quindi due voti distinti che rendono più complicato trovare un accordo;
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  4. il MES avrà più voce in capitolo sia nella fase istruttoria che in quella di monitoraggio del rispetto delle condizioni associate ai suoi interventi da parte degli Stati beneficiari. Così come potrà valutare in modo stringente la sostenibilità dei loro debiti. In pratica avrà l’ultima parola in tutte le fasi.

E ora che potete vantarvi con gli amici al bar, o fare i fichi con la fidanzata o il fidanzato perché sapete tutto (o quasi) della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, ponetevi cari lettori questa domanda: il nostro problema è il MES o la dimensione del debito pubblico italiano?

5 pensieri su “La riforma del MES spiegata a mia nonna

  1. Intervengo per fare ulteriore chiarezza.
    Già la prima versione del Mes è costata all’Italia circa 60 miliardi per le varie crisi di Grecia, Cipro, Spagna, Irlanda, Portogallo; la stragrande maggioranza di quei fondi non andarono a finanziare i cittadini di quegli stati (mi riferisco soprattutto alla Grecia) ma alle banche francesi e tedesche che specularono sui debiti pubblici di quelle nazioni perché più redditizi. Ai cittadini vennero imposte politiche di macelleria sociale.

    Ora, in questa nuova versione,si vorrebbe impegnare a fornire, a richiesta entro 7 giorni, cifre fino a 125 miliardi, da destinare alla stessa maniera ma a patto che non siamo noi ad averne bisogno. In quel caso, dato che non siamo dentro ai parametri (criminali e demenziali) che ci impongono, si dovrebbe prima pensare alla ristrutturazione del debito. Cosa significa? Significa mettere in discussione il valore futuro dei nostri titoli di Stato (se ho un BTP da 10.000 euro, alla scadenza, me ne potrebbero rimborsare 8/7/6000, a seconda).
    Ora, dato che il 75% del cosiddetto debito italiano è detenuto da banche e risparmiatori italiani….fate un po’ i conti!
    Queste gravissime criticità sono state messe in evidenza persino dal governatore della Banca d’Italia Visco per il quale i rischi maggiori della riforma riguarderebbero “una spirale perversa di aspettative di default che potrebbe essere una profezia autorealizzante”. Per Visco “il solo annuncio del fatto che uno Stato potrebbe trovarsi di lì a poco nella condizione di dover ristrutturare il proprio debito pubblico scatenerebbe una speculazione contro questi paesi più economicamente fragili. Se questo dovesse accadere, un risanamento economico che in origine, magari, non era nemmeno strettamente necessario, diventerebbe inevitabile”

    Non solo, ma anche Patuanelli , presidente di ABI, ha dichiarato che “se le condizioni relative al debito pubblico si alterano (….) è chiaro che le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico, non lo compreranno più”.

    Aggiungo ancora il fatto che, con la fantastica riforma del Bail-in, una banca, in caso di sofferenza, è tenuta a rivalersi sui suoi correntisti anche se questi ultimi non hanno investito in titoli di Stato.
    Mi chiedo perché dovremmo suicidarci in questo modo….perché se no ci cacciano dall’Europa?

  2. Mistero della fede: com’è che a giugno, solo 6 mesi fa, il pd era contrario ed ora è più che favorevole alle modifiche al trattato istitutivo del mes ratificato dall’Italia nel giugno (mi pare) del 2012? Il nostro aiuto, oltre che a stare nel nome del Sifnire, risiede anche nell’art. 80 della Costituzione.

  3. Chiunque abbisogna un credito finanziario si vede sempre proporre condizioni che non risultino penalizzanti per il prestatore… Perché l’UE dovrebbe fare diversamente? E chi, poi, pagherebbe i mancati risarcimenti? L’urgenza vera sta nel saper pareggiare i conti, come dicevano i vecchi contadini… Se si vuole continuare a “spendere e spandere”, l’esito sarà il fallimento! A chi conviene?
    Si spera che non convenga soltanto agli evasori fiscali!

    • “Prendiamo una decisione, poi la la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere cosa succede. Se non provoca proteste né rivolte perché LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON CAPISCE NIENTE DI COSA È STATO DECISO, andiamo avanti passo dopo passo, fino al punto di non ritorno ”
      cit. JEAN CLAUDE JUNCKER (1999)

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