Macerie dell’età “ruiniana”

Agostino Pietrasanta

Prima di ricevere la terna, trasmessa dalla CEI per al nomina del nuovo presidente, Francesco aveva chiesto “un bel cambiamento”; la pronta risposta e la conseguente nomina di Matteo Zuppi mi pare un segnale significativo della soddisfazione del papa. Come dire che le prospettive di un cambiamento e di svolta sarebbero state accolte: un nuovo e diverso presidente nel segno della discontinuità, tanto da ridursi alle prassi di normale formalismo i diversi richiami al rispetto delle tradizioni sia di metodo sia di contenute poste in essere dai predecessori del neo presidente e dunque di un età contrassegnata dall’indubbia personalità di Camillo Ruini, per molti aspetti declinazione italiana del secondo periodo del pontificato Wojtyla. Concordo ovviamente e di conseguenza con chi ritiene che la nomina si ponga decisamente nel segno della discontinuità, fatti salvi gli scontati e doverosi ringraziamenti per le precedenti esperienze connotate di due caratteri di approccio dottrinale e pastorale: l’insistenza sui principi o valori non negoziabili e la scelta di una presenza attivistica richiesta alle istituzioni civili con presa diretta senza mediazioni culturali e politiche venute meno col crollo dei partiti politici, soprattutto, ma non solo, di ispirazione cristiana.

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