Presentazione del libro “Una trama sottile. FIAT: fabbrica, missioni alleate e resistenza” di Sergio Favretto

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Dialogo con Franco Livorsi sul centenario della Rivoluzione d’Ottobre di Lenin

L’intervista a cura di Marco Ciani

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(Cento anni fa, tra il 6 ed il 7 novembre – 24 e 25 ottobre secondo il calendario giuliano utilizzato all’epoca in Russia – si svolse un avvenimento destinato a produrre enormi conseguenze per tutto il XX secolo: l’insurrezione di Pietrogrado che porterà all’occupazione del Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio russo, da parte delle guardie rosse. E’ l’inizio del potere bolscevico che terminerà molti decenni più tardi, la notte di Natale del 1991. Ne parliamo in un’ampia intervista con uno dei maggiori esperti italiani del marxismo, il Prof. Franco Livorsi, caro amico che con la consueta cortesia ha acconsentito a rispondere alle mie domande. La conversazione non è breve, ma proprio per la ricchezza e la profondità dell’analisi  merita, a mio modesto avviso, di essere letta. MC).

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A cinquecento anni dalla Riforma: pensieri sparsi

Patrizia Nosengo

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Il carattere ancipite della Riforma e del suo iniziatore

Cade in questi giorni il cinquecentesimo anniversario di quel 31 ottobre 1517, cui la mitografia protestante, con l’immagine simbolica e non realistica di un Lutero invasato da Dio che affigge con chiodi e martello le sue tesi sul portale del duomo di Wittenberg, fa risalire l’inizio della Riforma luterana, che frantumò l’universalità del Cristianesimo e dell’Europa e avviò una trasformazione sociale e politica molto più estesa e profonda di quanto gli stessi protagonisti di quella stagione avessero immaginato. Continua a leggere

Il general Cadorna ha scritto alla regina. (Nel centenario di Caporetto)

Domenicale Agostino Pietrasanta

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I fatti sono noti: nella notte sul 24 ottobre 1917 alle 2.00 del mattino, l’esercito austro/tedesco attaccò le linee italiane, nel corso della prima guerra mondiale, e dette inizio alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Altrettanto noto l’esito: la disfatta di Caporetto, bollata con l’epiteto della vergogna, dalla pubblicistica e dalla storiografia. Premesso il mio sincero rispetto per i soldati e la truppa che vi trovarono la morte o le più devastanti ferite e permanenti inabilità, mi pare che le vergogne di allora e di oggi, in rapporto a quell’evento, siano parecchie. Continua a leggere

Lepanto e la tenacia del simbolo

Dario Fornaro

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La commemorazione della Battaglia di Lepanto ( 7 ottobre 1571) tenutasi nei giorni scorsi a Bosco Marengo, in “casa” di Pio V,  con una tavola rotonda ampiamente ripresa dalla “Stampa” (8.10. us.), è stata anche l’occasione, per il giornalista (P.B.) e poi anche per me, di ripescare il volumone di Alessandro Barbero (appunto, “Lepanto – La battaglia dei tre imperi”, denso di 769 pagine, edito da Laterza nel 2010) e verificare il rapporto tra storia “laica” dell’evento e persistenza  del simbolo popolare del conflitto senza quartiere  tra grandi religioni. Continua a leggere

Urla nel ghetto. Il giorno orribile degli Ebrei di Roma

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Tutti gli Italiani, e non solo gli Ebrei, dovrebbero fare memoria, nei prossimi giorni, e più precisamente il 16 ottobre, degli eventi devastanti subiti dalla popolazione ebraica residente a Roma in quella data del 1943 (un sabato, non a caso). Milleduecentocinquantanove (1259) persone, dopo aver versato per la propria salvezza cinquanta KG. d’oro richiesti dai Tedeschi che occupavano la città dal settembre precedente, furono ugualmente razziate nel ghetto sul far del giorno. Il successivo lunedì 18 ottobre dalla Tiburtina con diciotto (18) carri bestiame, milleventitré (1023) di loro furono deportati ad Auschwitz; due perirono durante il trasporto, ottocentoventi (820) furono subito soppressi nelle camere a gas e degli altri duecento (200) circa, solo sedici (16) sopravvissero. Continua a leggere

Ostracismo a “Bella Ciao”

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Il fatto in sé non sarebbe neppure da richiamo. A Carmagnola si festeggia la sagra del peperone ed il coro invitato inserisce nel repertorio il canto simbolo della Resistenza, “Bella Ciao”. Il vicesindaco censura la scelta perché certi simboli non sono condivisi e riconosciuti da alcuni membri della Amministrazione comunale e dunque motivo di divisione. Inutile qualsiasi richiamo alle tinte di parte dei protestatari; l’evento resta increscioso, ma soprattutto sembra ridicola e risibile la confusione tra i pareri di alcuni amministratori e la realtà ben più seria della divisione che certi simboli rischiano tuttora. Continua a leggere