Come rappresentare i gruppi sociali?

Gianni Castagnello

Il Consiglio comunale di Tortona dello scorso 30 maggio si è concluso con la discussione di due mozioni, presentate la prima dalla maggioranza, la seconda dalla minoranza, sull’istituzione del “Garante per gli anziani” e del “Consigliere straniero aggiunto”.

Qui non interessa tanto l’esito del confronto che ha portato ad approvare all’unanimità la prima mozione e al ritiro della seconda, che sarà ripresentata con alcuni aggiustamenti, ma è interessante considerare il fatto che le due proposte implicano problemi generali relativi alla rappresentanza e alla partecipazione democratica.

Non ha sbagliato il Sindaco osservando, a proposito della seconda proposta, che rimandava a questioni di “filosofia politica”.

L’istituzione del garante dei diritti degli anziani o della terza età, al di là delle differenze di partito,  è stata da tutti più facilmente condivisa. Il richiamo all’invecchiamento della popolazione tortonese, con gli ultra sessantacinquenni che si avvicinano al 25% del totale, e il 39% di persone sole, molte delle quali avanti negli anni, ha dato forza alla proposta di istituire una figura che garantisca un’attenzione particolare alle difficoltà e ai diritti degli anziani, questioni di cui c’è diffusa consapevolezza ma che rimangono sospese in discorsi generici su ciò di cui ci si dovrebbe occupare di più.

Peraltro, la crescita percentuale degli anziani e la diminuzione  dei giovani non è una singolarità tortonese; corrisponde al preoccupante andamento demografico che si riscontra nell’alessandrino, in Piemonte e, con qualche punto in più o in meno nelle percentuali, in tutta Italia. Né Tortona è un apripista nell’individuazione di una nuova figura amministrativa per occuparsi della questione.  A livello nazionale  l’iniziativa è stata di Forza Italia che ha presentato nel 2021 una proposta di legge per  l’istituzione di un’ ”autorità garante dei diritti delle persone anziane”, e la figura del garante è stata proposta e introdotta in alcune regioni e in parecchie città tra cui Genova, Torino, Asti e, da maggio,  Alessandria.

Facile trovare consenso su questa materia poiché, al di là della fastidiosa retorica sul mantenersi  in salute e in forma, curiosi, positivi verso la vita,  essere anziani o molto anziani comporta fragilità e problemi noti, accresciuti dall’esserlo in una società complessa, in rapido cambiamento e piuttosto disfunzionale. Cito soltanto, ad esempio, le maggiori difficoltà che si incontrano ad uscire per qualsiasi motivo dal proprio raggio abituale di vita e a misurarsi con situazioni e procedure nuove, l’aumento delle distanze per l’accesso ai presidi del sistema sanitario e ad altri centri di servizio, il digital divide nell’epoca in cui l’uso dell’informatica viene pressoché imposto come la soluzione per molteplici operazioni indispensabili.

L’altra mozione, quella del consigliere straniero aggiunto, promossa da “Progetto Tortona”, si appoggiava anch’essa su un fatto evidente e consolidato: la consistente presenza di stranieri nelle nostre città e territori; a Tortona 4.560, circa il 17% della popolazione al primo gennaio 2021.

Solidi i riferimenti normativi: alla Convenzione di Strasburgo del 1992 per la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, ratificata in Italia dalla legge 203/1994  e recepita Testo unico degli Enti locali, secondo il quale devono essere promosse “forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti” (Art. 8 cm. 5). Numerose negli ultimi anni  le città che hanno introdotto e fatto votare la figura del consigliere straniero aggiunto.

Le perplessità e i distinguo nel Consiglio comunale tortonese non hanno riguardato il principio della partecipazione, sul quale sarebbe stato facile replicare che tutti coloro che risiedono stabilmente in Italia, lavorano, conducono qui la propria vita familiare e sociale, crescono dei bambini, tutti coloro insomma che hanno  una vita da vivere nel nostro Paese, è bene che condividano i problemi amministrativi della comunità. Sono state invece avanzate obiezioni sulla rappresentatività del consigliere aggiunto, poiché le comunità straniere sono molte e non hanno una consolidata prassi di collaborazione, e sulla congruità e l’efficacia di una simile  figura,  la cui carica non può considerarsi elettiva e che ha una funzione meramente consultiva e istruttoria. (Ministero dell’Interno. Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, 31 marzo 2006)

Vi sono legami interessanti tra le due proposte, lontane in apparenza per le categorie e le problematiche a cui si riferiscono. Intanto riguardano due delle maggiori trasformazioni della società italiana negli ultimi decenni: l’invecchiamento della popolazione e l’immigrazione,  trasformazioni che hanno evidenti legami, pensiamo alla soluzione delle badanti per gli anziani soli e al contributo degli stranieri nel mondo del lavoro che produce la ricchezza nazionale e garantisce il finanziamento delle pensioni. 

Inoltre, se consideriamo il rapporto con le istituzioni, sia l’introduzione del garante per gli anziani, sia la proposta del consigliere straniero aggiunto hanno in comune il presupposto che vi sia nelle amministrazioni comunali un deficit di rappresentanza per due ampie categorie di persone con problematiche specifiche. Deficit di rappresentanza, di sensibilità ai diritti, di percezione dei problemi, nonostante l’attività degli amministratori e dei partiti  e formazioni civiche che li sostengono.

Anziani e stranieri formano categorie diverse quanto al rapporto con la politica: gli anziani sono in gran parte italiani, godono dei diritti elettorali e hanno potuto concorrere alla scelta degli amministratori. I residenti stranieri  non possono farlo; solo chi proviene da Paesi dell’UE può votare alle elezioni locali presentando domanda di iscrizione nella lista elettorale aggiunta (DL  12 aprile 1996, n. 197).

A ben vedere, le esigenze degli anziani non dovrebbero aver bisogno di ulteriore rappresentanza, dovrebbe bastare l’iniziativa dell’assessore con delega alle politiche della terza età, l’azione del settore che a lui fa capo, i compiti dei consiglieri eletti, ed ancora l’attività dei Consorzi intercomunali per i servizi socio assistenziali (nel tortonese CISA, nell’alessandrino CISSACA).

Più comprensibile per gli stranieri che la loro posizione giuridica e sociale, unita alle differenze culturali,  produca una certa lontananza dall’amministrazione e renda meno percepibili i loro problemi, nonostante  il riconoscimento di diritti sociali e l’erogazione dei servizi a cui  hanno accesso.

Comunque, sia in un caso sia nell’altro, la politica locale avverte di dover avvicinare i problemi di gruppi consistenti della popolazione e introduce per far questo nuove figure, nuove mediazioni, che dovrebbero raccorciare la distanza tra chi opera nella sfera dell’amministrazione e chi si trova all’esterno, ed incontra l’amministrazione solo per adempimenti burocratici o richiesta di servizi, trovandola spesso estranea e complicata.

Ricordiamo a questo punto che la formalizzazione di nuove cariche con le relative competenze, definite da regolamenti, non è di per sé la soluzione delle difficoltà che hanno motivato l’istituzione di quelle cariche ma costituisce soltanto il riconoscimento che quelle difficoltà esistono e la fiducia che si possano superare creando un nuovo canale di contatto  tra amministrazione e parti della società.

Quelle del garante o del consigliere straniero sono strade ragionevoli, che si possono percorrere in questo tempo nel quale le trasformazioni sociali hanno reso più difficile la funzione di rappresentanza, anche perché l’organizzazione territoriale dei partiti si è indebolita, così come i sindacati e i  corpi intermedi, che faticano non tanto a rilevare mutamenti e problemi sociali  quanto a essere punti di riferimento, veicoli di partecipazione e luoghi di elaborazione delle istanze sociali.

Il problema sarebbe almeno attenuato se nei partiti all’azione dei leader e dei ristretti gruppi  dirigenti  corrispondesse una robusta iniziativa dal basso, che farebbe emergere problemi, avvierebbe confronti, prefigurerebbe risposte. Ma di questo non si vedono le condizioni, nemmeno all’orizzonte. In attesa che qualcosa cambi, i garanti e i consiglieri stranieri aggiunti, se introdotti con criterio,  a qualcosa possono servire.

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