Lo scandalo delle armi

Carlo Baviera

Una delle notizie shock di questi giorni è l’uccisione di scolari in una città statunitense. Ed è ripresa l’ormai rituale litania dei collegamenti per spiegare ciò che è avvenuto, il carattere dell’autore, la rabbia, il dolore, ecc. Poi tutto riprenderà come prima, come sempre, nonostante l’impegno del Presidente Biden a risolvere, questa volta definitivamente, la vendita di armi a “cani e porci” nel Paese più democratico del mondo. Prendo spunto da questa vicenda, che ancora una volta ci mette di fronte alla questione delle armi, per sottolineare che gli armamenti  (di qualunque dimensione, gittata, potenza) sono uno dei <mali> che vanno sradicati, mentre invece rappresentano uno scandalo non sempre e del tutto avvertito.

L’agenzia di stampa SIR della Conferenza Episcopale Italiana, il 21 marzo scorso, segnalava il discorso di Papa Francesco ai membri dell’organizzazione di volontariato “Ho avuto sete” ricevuti in udienza: “Certe scelte non sono neutrali: destinare gran parte della spesa alle armi, vuol dire toglierla ad altro, che significa continuare a toglierla ancora una volta a chi manca del necessario. E questo è uno scandalo: le spese per le armi”. “Quanto si spende per le armi, terribile!” “Non so quale percentuale del Pil, non lo so, non mi viene la cifra esatta, ma un’alta percentuale. E si spende nelle armi per fare le guerre, non solo questa, che è gravissima, che stiamo vivendo adesso, e noi la sentiamo di più perché è più vicina, ma in Africa, in Medio Oriente, in Asia, le guerre, continue. Questo è grave. Bisogna creare la coscienza che continuare a spendere in armi sporca l’anima, sporca il cuore, sporca l’umanità”. “A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro?”

Le risposte le abbiamo da tempo. Tutti siamo ormai consapevoli della necessità di <abolire> la guerra per salvare il futuro degli uomini e del pianeta. E tutti sappiamo che è necessario che tutti abbiano condizioni normali di vita: cibo, casa, istruzione, lavoro, accesso ai beni indispensabili. Infatti il Papa sottolinea anche l’indispensabilità dell’accesso all’acqua.

“La vita sulla Terra dipende dall’acqua; anche quella di noi esseri umani. Tutti per vivere abbiamo bisogno di sorella acqua!”. “Perché, allora, farci la guerra per conflitti che dovremmo risolvere parlandoci da uomini? Perché non unire piuttosto le nostre forze e le nostre risorse per combattere insieme le vere battaglie di civiltà: la lotta contro la fame e contro la sete; la lotta contro le malattie e le epidemie; la lotta contro la povertà e le schiavitù di oggi. Perché?”.

Sembrano parole inutili di fronte alle vicende di questi giorni! Continuiamo a non voler comprendere.

Siamo ancora, pur pensando di avere fatto passi avanti nel progresso per via degli strumenti digitali e informatici, ancorati al passato: quando tutto si regolava con la forza, e chi era più forte aveva sempre l’ultima parola.

Lucia Capuzzi su Avvenire del 22 marzo segnalava i tanti conflitti che dilaniano il pianeta: 169 nel 2020, ultimo dato disponibile secondo l’Upssala conflict data program (Ucdp).

Il Vangelo lo abbiamo recepito solo in parte. Mentre la parte più difficile e “illogica” (perchè è donazione, servizio, amore dei nemici, perdono fino a 70 volte 7, rovesciamento delle logiche del proprio tempo – comprese quelle religiose) l’abbiamo messa da parte.

Anche questa volta, quando tutto sarà tornato alla normalità (speriamo presto) non ricorderemo più le parole di Papa Francesco, ma continueremo nella politica di armamento.

La stessa politica di sicurezza e la Difesa europea comune saranno basate su strumenti e logiche militari. Lo so: sono utopie da anime belle, come lo erano le visioni di LaPira, di Mazzolari, di Gino Strada; ma sono le uniche che possono assicurare un futuro.

Come utopia è la fiaba di Luigino Bruni: “C’era una volta un grande re, ambizioso e frustrato. Un giorno si svegliò e decise di invadere un piccolo regno vicino. Gli altri regni condannarono quel re violento e prepotente. Mandarono armi, ma quel piccolo regno le mandò indietro. E si vide uno spettacolo mai visto: interi prati fatti di uomini, giovani, sdraiati uno accanto all’ altro. Giovani arrivati da tutto il mondo. Decine centinaia di km di un tappeto umano sulle strade dove stavano entrando i carri di guerra. Quando i soldati del grande re si trovarono di fronte quel prato di giovani disarmati, si fermarono, e dopo un giorno tornarono a casa. Senza morti e senza distruzione. E dal cielo si udì un canto: Beati i miti, erediteranno una terra buona”.

Mentre invece i parlamenti votano aumenti per le spese militari! Anche se l’ex Ministro PD Graziano Del Rio afferma Il Papa ha fatto un appello molto forte e ha indicato una direzione precisa e credo sarebbe sbagliato ridurlo a una buona intenzione perché indica una direzione non solamente etico-religiosa, ma politica. Frenare la corsa agli armamenti, che – per inciso – dai 1.754 miliardi nel 2009 sono diventati quasi 2.000 miliardi, deve essere un obiettivo politico. Ma questo aumento della spesa, come si può vedere, non è certo la risposta.  La risposta deve essere quella di una cornice di sicurezza che permetta alle nazioni di impiegare meno soldi per gli armamenti”

Sì, l’adesione all’Alleanza Atlantica ci ha garantito oltre 70 anni di stabilità, sviluppo, assenza di conflitti. Fra le visioni diverse di De Gasperi e di Dossetti (ma anche di Gronchi), riguardo alla Nato, sappiamo che ha vinto quella di De Gasperi ed è stato un bene da tanti punti di vista. Però sappiamo che le preoccupazioni di Dossetti non erano pura ideologia o vile neutralismo o filo comunismo: erano la “profetica” individuazione di ciò che l‘Occidente mercantile avrebbe determinato per quanto riguarda il disinteresse per le ferite inferte al suolo e alla natura, l’affermazione del profitto e dello sfruttamento del lavoro, la caduta etica e morale nei rapporti economici e di civismo.

Preoccupano, quindi, le considerazioni, le attenzioni, le strategie, che continuano ad avere al centro un’ottica militare, nazionalista, di potenziamento degli armamenti.

Forse potremmo dire, con uno slogan alla buona, che nel terzo millennio, dopo aver visto gli effetti causati ad Hiroshima e Nagasaki, dopo l’equilibrio del terrore per quattro decenni, dopo il Concilio Vaticano II, dopo le marce per il Vietnam, quelle di Martin Luther King, la contestazione sessantottina (mettete dei fiori nei vostri cannoni), non sarebbe male aumentare la dose dossettiana e diminuire leggermente quella degasperiana in politica estera? Fidarsi di più e mettere in campo maggiori strumenti di pace e meno equilibrio strategico militare? Svolgere come Europa un ruolo più autonomo dagli USA e di svolgere un impegno di costruzione della pace. “Si tratta di costruire la pace con mezzi di pace” afferma Sergio Paronetto di Pax Christi.

E per non essere frainteso aggiungo che oggi sarebbe auspicabile e cosa molto buona che si scenda in piazza per dire No alla guerra di Putin, per chiedere il ritiro di carri armati e militari dall’Ucraina; proprio per evitare di manifestare sempre e solo contro l’occidente. Perché la diminuzione delle armi e la logica non militarista vale anche per la Russia (e per la Cina, e la Turchia, e Israele, ecc.).

Oggi, di fronte agli orrori cui assistiamo, alle immagini che giungono dall’Ucraina, è quasi sconsigliabile usare le parole di Francesco: si rischia di essere scambiati per filoputiniani, essere indicati come tiepidi di fronte ai valori di libertà e di democrazia. Del resto non è questo il tempo dei distinguo.

Certo! Non è questo il tempo dei sottili ragionamenti da salotto. E la carneficina, il cinismo di Putin non possono avere spiegazioni o attenuanti: sono crimini di guerra e come tali andranno severamente puniti.

Peccato però che non si troverà mai il tempo e l’occasione nel mettere mano alle indicazioni di Papa Francesco! Fra queste anche “un paziente impegno educativo affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza e con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo”, “il bene comune non può essere difeso con la forza militare” che diventa “fomentatrice di ingiustizie, disuguaglianze e violenze”. Inoltre la proposta di “rivedere lo stile e l’efficacia dell’ars politica” con l’invito a suscitare, come reazione alla guerra “un impegno a rifondare un’architettura di pace a livello globale dove la casa europea, nata per garantire la pace dopo le guerre mondiali, abbia un ruolo primario”. Si continua a non costruire nuovi paradigmi nei rapporti internazionali, e aumentare le spese militari.

Quando tutto sarà finito, si ripartirà secondo gli interessi economici e di  potere come prima. Come probabilmente sta avvenendo per quanto riguarda tutto il comparto sanitario, dopo il Covid. Le ASL e le ASO continueranno nella loro logica aziendale con tutto quanto ne deriva. In attesa della prossima scossa in cui scopriremo che la solidarietà, la giustizia sociale, la fratellanza civile e politica sono belle parole scritte nei testi di Dottrina sociale e in qualche rivista specializzata in questioni etiche.

Ma nel nostro cuore continueremo a scrivere parole come interesse, individualismo, profitto … che tradotte in strategia di futuro sono il contrario di pace. E lo scandalo delle armi continua. Ammantato dalle belle parole della difesa dei nostri valori.

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