Noi che abbiamo visto Genova

Qui Alessandria e Genova Dario Fornaro

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Un richiamo poetico a Conte (quell’altro, il primo) serve a introdurre un nuovo capitolo – forse minore, ma significativo – del Grande Romanzo che si dipana senza fine attorno ai mitici rapporti Genova – Alessandria. Tra storia ed economia, passato e futuro, società e politica: come geografia immutabile suggerisce.

Genova per noi  (ARAL e rifiuti)

E’ stata accolta, a quanto pare, con giubilante interesse la notizia (Stampa, 30.12) che AMIU-Genova  si propone di entrare sollecitamente nella compagine azionaria di ARAL-Alessandria apportando un po’ di quattrini ai soci cedenti quote (per un 10-20%) e soprattutto molti rifiuti urbani da smaltire, a condizioni “in house”, idonei a ristorare, in extremis, finanze e prospettive della Società alessandrina. Nel giro azionario  potrebbe rientrare anche AMAG Ambiente (ex AMIU-Al) che non sembra aver trovato ancora un assetto rassicurante nell’evoluzione incessante, reale o presunta, della Holding AMAG.

Messa giù così, l’arrivo di AMIU-Genova – non proprio “cavaliere bianco” quanto azienda con i rifiuti alla gola e già usa a giovarsi copiosamente dei servizi ARAL – rappresenterebbe la quadra per risollevare i destini delle due aziende rifiuti (raccolta, smaltimento) alessandrine. Tutti gli attori in campo ne trarrebbero beneficio, a cominciare dal nostro Comune che schiverebbe, per il momento, possibili situazioni di emergenza rifiuti connessi con le difficoltà ARAL.

Sul piano tattico, del breve periodo, la cosa sembrerebbe funzionare. Nel medio termine, invece, i problemi sostanziali di recapito finale dei rifiuti, comunque pervenuti e “trattati” in zona – ARAL, tenderebbero a ripresentarsi, a confrontarsi con la necessità di trovare, per i rifiuti in ballo, una destinazione finale affidabile tecnicamente ed economicamente.

Nel giro di un anno o due, realizzata e colmata la settima vasca della discarica consortile di Solero-Quargnento – con probabile chiusura dell’impianto – mancherà all’appello un’alternativa similare (discarica controllata) sul territorio e i rifiuti, nostrani ed esterni co-gestiti, dovranno viaggiare per altre destinazioni finali extra-alessandrine.

Un problema che avrebbe potuto essere ben meglio governato e differito se l’esigenza “imprescindibile”, di un’azienda periclitante, di fare cassa con i rifiuti altrui non avesse comportato una grave compressione del tempo/volume discarica al servizio alessandrino. E qualcuno avrà pure scelto o approvato politicamente questo “affare” a discapito ambientale e tariffario!

Andando di fantasia, ma nemmeno troppo, è lecito supporre che l’ARAL, comunque rivista e rinominata con il connubio genovese, diventerà, in mancanza di una discarica zonale di competenza, un’azienda di trattamento e trasporto di rifiuti urbani destinati ad impianti lontani  di smaltimento finale che, oggi come oggi, sono facilmente individuabili – piacciano o meno – nei capaci inceneritori (pardon: termovalorizzatori) di ultima generazione (tipo, putacaso, Torino-Gerbido, di marca IREN) voraci “consumatori” di rifiuti e a lungo termine.

In chiusa, qualcuno potrebbe chiedersi che ne sanno i cittadini, e gran parte dei loro rappresentanti, di questi problemi e delle scelte che incombono in termini ambientali ed economici sulla comunità.

Calma, che diamine: a tempo debito e possibilmente a cose fatte.

Noi per Genova  (logisticando)

Messe in salvo, con le ultime dichiarazioni di Toninelli, ministro dei costi e benefici, le prospettive del Terzo Valico (oggetto di panico per diverse settimane di polemiche sulle “grandi opere”) si sono comprensibilmente risvegliate le attese di sviluppo logistico di Alessandria e Basso alessandrino che erano andate annebbiandosi in parallelo con il declino  della Fondazione dedicata a nome SLALA. Quest’ultima, peraltro, già da qualche tempo tratta dalla sala di rianimazione (per prolungata anoressia) col determinante concorso della nuova Giunta alessandrina, in vista di nuovi incarichi di studi e promozione logistica, merci e passeggeri.

Tanto è bastato perché in fine d’anno (Stampa del 6.11, 8.12,11.12, 15.12..) si traessero dai cassetti discorsi e immagini degli anni passati – a cominciare dal mitico convegno Calvo – Palenzona del marzo 2002 – sull’alessandrino come retroporto secco, naturale e privilegiato, del grande Porto di Genova. Alias: la logistica come chiaro, indefettibile destino di sviluppo del Capoluogo  e di una discreta scia di comuni territorialmente privilegiati. A conferma, la  ripresa immediata, cortese ma ferma, della competizione tra Novi-San Bovo e lo Scalo merci di Alessandria per gli interventi decadenti dal Terzo Valico.

Alias ancora. Genova (e Governo e FS e potentati logistici nazionali e internazionali): noi siamo ancora qui, disponibili e scalpitanti, volete decidervi a prendere atto delle nostre primizie territoriali, onde costruire assieme, in santa alleanza politica, il nuovo business del Nord-Ovest?

Seguiti alle prossime puntate.

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