Quieora: la sinistra DC a Casale Monferrato (terza parte)

Carlo Baviera

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quieora 02Nelle schede precedenti, relative alla “storia” di Quieora, si è più volte fatto riferimento ai promotori e ai sostenitori del periodico come gruppo della sinistra (e in particolare di giovani) all’interno della DC; della loro vicinanza a personalità come Donat Cattin e Bodrato, dell’attenzione alle figure di Aldo Moro, di Granelli, Galloni e Marcora soprattutto con la lettura delle riviste <Sette giorni (in Italia e nel mondo)> e <Il Domani d’Italia>. Che appartenessero alla DC era un dato di fatto visto che facevano parte degli iscritti a quel partito e alcuni facevano parte del Direttivo sezionale. Sul numero 2, a questo proposito, vi è però una importante precisazione, che dà l’idea di come l’appartenenza ad un’organizzazione politica venisse interpretata.

“Da più parti veniamo qualificati come giovani della sinistra DC. Anche l’Unità ci qualifica così assieme a molti altri. La nostra partecipazione alla vita politica si  vuole diversificare, tra l’altro, anche in questo: nello sforzo di non farci fagocitare in schieramenti prestabiliti [..] Il nostro sforzo, comunque, è di confrontarci con le cose, non di perderci in estenuanti diatribe di corridoio. [..] Tutti dicono che occorre aprire alla partecipazione. [..] E’ vero d’altro canto che certe tecniche sono da rispettare se si vuole mantenere un partito con un minimo vitale [..] ma un eccesso di burocrazia può uccidere la vita democratica. [..] Una maggiore attenzione alle esigenze della comunità aiuterebbe i “professionisti della politica” ad uscire dai loro schemi partitici per incontrarsi sul terreno delle cose da fare, con tutti gli uomini di buona volontà. Noi ci muoviamo in questa direzione. Crediamo che il nostro modo di far politica sia oggi da rinnovare, che bisogni ridare fiducia alla gente  aprendo davvero le decisioni al contributo di tutti [..] Se dunque fornire ai cittadini sempre maggior potere decisionale, esautorare sempre più la classe dei rappresentanti a favore dei rappresentati, partecipare al più gran numero possibile i beni della cultura, i vantaggi dell’economia e del potere in genere si definisce essere di sinistra, allora la qualifica forse ci compete”.

Intanto il “giornaletto” continuava ad affrontare sia gli argomenti cittadini ritenuti “emergenze” o meritevoli di attenzione, sia il dibattito politico nel partito e in città. Perciò nei primi numeri vediamo affrontati i temi <La donna nella famiglia e nella società> e (essendo la donna ancora relegata fondamentalmente al ruolo di casalinga e non aiutata dalla società ad uscirne qualora volesse realizzare in modo diverso le sue aspirazioni personali e professionali) si iniziava ad esaminare la situazione degli Asili Nido. “Gli asili (come allora erano chiamate le Scuole dell’Infanzia) sono dieci distribuiti più o meno uniformemente nei quartieri cittadini, mentre l’Asilo-nido è unico, situato nel centro della città, lontano dai quartieri popolari dove si trova la più alta percentuale di donne lavoratrici; può ospitare al massimo 40 bambini” e citando articoli di legge che prevedevano l’istituzione, da parte dei datori di lavoro, di camere di allattamento o di procedere a convenzioni con Asili Nido, concludeva che solo una ditta  (sulle 15 che possedevano i requisiti previsti dalla legge) e l’Ospedale S. Spirito avevano provveduto a quanto necessario alle dipendenti con bimbi piccolissimi.

Sempre riguardo alla partecipazione femminile, si riporta (numero 6/7) che “un gruppo di donne da poco iscritte al partito e altre che nel partito si sono impegnate da tempo, si sono incontrate per verificare le situazioni inerenti la presenza della donna nella vita pubblica [..] del ruolo che può assumere sia all’interno di un partito sia all’interno della vita amministrativa della città. La situazione è abbastanza deludente” perché è impossibile che la donna, la quale si assume costantemente responsabilità nella conduzione della casa, e soprattutto nell’educazione dei figli “si disinteressi completamente dei problemi legati alla vita della città. [..] Perciò è necessario che la donna prenda, insieme all’uomo, coscienza dell’ambiente politico che la circonda e sappia svincolarsi da tradizioni che la relegano ad un ruolo secondario”. Sul numero 8 si relaziona riguardo ad assemblee del Movimento femminile, precisando che alcune iscritte hanno dato disponibilità per un lavoro di ricerca e studio sulla situazione occupazionale femminile a Casale Monferrato, e si richiede una presa di posizione rispetto al problema dei <disadattati>, al centro di Lavoro Protetto e più in generale sull’assistenza.

Altro argomento, da segnalare per l’attenzione prestata (numero 3), è costituito dalla realtà giovanile. Una lettera al giornale evidenzia la crisi della Consulta Giovanile che “ottenuta una certa libertà, anche finanziaria, a causa del vuoto dei gruppi e delle persone, è ora destinata, a meno di una immissione di forze nuove, ad una lenta agonia. [..] Il mondo della scuola è stato presente, ha organizzato incontri e dibattiti, ma in modo autonomo. Il mondo del lavoro, invece, salvo la breve parentesi in cui si erano impegnati i tre sindacati, non è mai stato rappresentato”. L’esperienza è stata “positiva per chi ha partecipato, e per qualche gruppo, purtroppo i giovani di Casale non l’hanno neanche avvertita”. Un’altra lettera firmata da un gruppo di giovani sviluppa altre considerazioni: “La struttura  scolastica non è in grado di adempiere al compito di sviluppare gli interessi dei giovani e di prepararli ad affrontare come cittadini l’amministrazione diretta della cosa pubblica. [..] E’ indispensabile ricercare altri strumenti al di fuori della scuola. [..] Manca però a Casale la possibilità di un confronto di idee fra i giovani [..] Vi è perciò la necessità di un centro organizzato, che non sia sotto il patrocinio clericale, come di solito avviene, o non sia addirittura il vivaio di una sezione di partito. [..] Sarebbe utile che … per favorire la maturazione di una nuova coscienza politica nei giovani … i promotori di Quieora avvicinassero studenti e operai giovani, per far conoscere la loro esperienza in campo politico”.

Infine va sottolineata l’attenzione al fenomeno della partecipazione popolare (se ne è già accennato nella puntata precedente). Già la pubblicazione del periodico era strumento di partecipazione, per la volontà di coinvolgimento della popolazione e per portare fuori dalle segrete stanze il dibattito sulle scelte politiche locali. Inoltre già dal primo numero si informa sulle iniziative che si vanno organizzando nei rioni, e sulle richieste che dalle assemblee popolari emergono. Sono gli stessi promotori di Quieora che organizzano nel quartiere Valentino un’assemblea con a tema i problemi scolastici, e con la quale si sollecitano partiti, amministratori, consiglieri comunali per “rendere operativa una collaborazione e una responsabilizzazione dei cittadini”. Nei numeri successivi si relaziona brevemente delle Assemblee autoconvocate nei quartieri del Ronzone (recinzione del canale e altre problematiche come la polvere causata dalla presenza dell’Eternit) e di Borgo Ala (risanamento urbanistico che tenga conto dalla realtà sociale povera e che non sradichi gli attuali abitanti).

L’impegno per la partecipazione lo si porta avanti con convinzione. Partecipazione all’interno del partito (“siamo preoccupati che, da parte dell’attuale compagine direttiva, manchi questo convinto invito alla partecipazione effettiva dei soci”) e nella società (si riporta sul numero 3 <dal Progetto 80 – Ministero della Programmazione economica> “La rigida struttura delle istituzioni, costruita su un modello centralistico ed autoritario, non può rispondere alle esigenze di efficienza e autonomia che una società evoluta e differenziata esprime. Alla moderna società italiana, cresciuta in questi decenni, deve corrispondere uno Stato moderno. Ciò comporta tre ordini di interventi riformatori: riorganizzazione delle amministrazioni con lo scopo di decentrare le funzioni, creazione del decentramento regionale, realizzare la partecipazione diretta dei cittadini alla gestione dei servizi sociali”).

Sulla base di queste convinzioni si agisce anche a livello amministrativo, dove il Consigliere Comunale Triglia (uno dei promotori di Quieora) presenta in Consiglio una proposta, elaborata con alcuni amici e discussa con alcuni cittadini, per l’istituzione dei Consigli di Quartiere (Triglia ritiene che i partiti non esprimono, anche nella nostra città, che una parte, spesso insufficiente, della realtà civile e sociale. I consigli di quartiere dovrebbero  poter decidere su alcuni problemi zonali, essere obbligatoriamente sentiti almeno una volta l’anno, avere un proprio rappresentante presso le commissioni legate ad ogni assessorato); dopo il dibattito favorevole del Consiglio Comunale dove anche gli altri gruppi si esprimono favorevolmente, viene costituita una commissione di studio per la realizzazione dei quartieri.

Oltre al livello istituzionale, gli amici facenti capo al periodico intessevano rapporti con alcune delle persone che erano impegnate nei quartieri e sui temi della partecipazione. E l’argomento continuerà ad essere all’attenzione sia nella fase di costituzione di Comitati spontanei che nella fase costitutiva promossa dal Comune (gli organismi di quartiere verranno eletti la prima volta il 7 aprile 1974, su iniziativa dell’Amministrazione dove l’Assessore con la delega per i quartieri era proprio Riccardo Triglia. Però in quell’anno Quieora aveva già cessato le pubblicazioni).

 (fine terza parte)

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One thought on “Quieora: la sinistra DC a Casale Monferrato (terza parte)

  1. Ma le schede precedenti perché non mi sono state inviate..? Sono molto interessato alla storia politica e soprattutto della sinistra DC.
    Osvaldo Galdieri
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