Quieora: la sinistra DC a Casale Monferrato (seconda parte)

Carlo Baviera

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quieora 02Si è già detto nella prima parte dell’approfondimento, relativo al ciclostilato politico Quieora, della prevalente provenienza dall’associazionismo cattolico di quanti ne erano i promotori. E come, in quegli anni di fermento provocato dal Concilio e in seguito all’esplodere del sessantotto, avesse proiettato in prima linea anche nella città di Casale Monferrato questo mondo associativo, a causa di una realtà giovanile molto attiva e intellettualmente vivace, nella richiesta di riforme e di partecipazione alla costruzione della società. I partiti non ne erano immuni; gli aderenti più giovani che erano anche stati coinvolti, non molto tempo prima, nelle marce contro la guerra in Vietnam, e nella critica all’invasione russa della Cecoslovacchia, furono tempestivi nelle iniziative. Era stata costituita da pochi anni la Consulta giovanile, e in quel contesto ci si confrontava e si progettava; i problemi (dalla scuola alle difficoltà nel mondo del lavoro, dalle problematiche sociali per emarginazione, casa, assistenza, alle politiche culturali) erano settimanalmente all’ordine del giorno. Chi faceva esperienza all’interno dei partiti, nel nostro caso ci si riferisce alla Democrazia Cristiana, si rendeva conto che era necessario trovare modalità e strumenti nuovi per parlare ai cittadini, ma anche per rendere trasparenti i dibattiti della politica.

Infatti sul primo numero di <Quieora> si elencano gli obiettivi “in coerenza con la nostra convinzione di fondo che la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica sia essenziale per il buon funzionamento degli istituti democratici”: colloquio con gli iscritti DC e con la cittadinanza casalese, favorire la partecipazione dicendo la verità sulle questioni amministrative e responsabilizzare le persone, il miglioramento delle istituzioni democratiche anche attraverso la critica. “In particolare, per il loro riflesso civile, vorremmo trattare della vita della Chiesa cattolica casalese, del mondo giovanile con particolare attenzione al fenomeno contestatario, della scuola”. Sono anni in cui – attraverso il mensile – il gruppo dei redattori, in sintonia con quanto avviene nella società, affronta alcuni problemi che si sono affacciati prepotentemente (la donna nella famiglia e nella società, la partecipazione popolare e i Consigli di Quartiere, la condizione operaia e lo sciopero, Statuto lavoratori, ruolo dei partiti, funzione della sinistra per un cambiamento incisivo).

Obiettivo della pubblicazione è anche fornire “qui una serie di notizie solitamente riservate ai pochi. Sappiamo che così facendo correremo il rischio di una strumentalizzazione da una parte (vedasi il can can dei comunisti [a proposito di una questione amministrativa]) e di accuse di irresponsabilità dall’altra perché tradiamo la presunta consegna del più assoluto silenzio sulle cose cosiddette interne”.

Chiariti i motivi dell’iniziativa il primo numero passa in rassegna una serie di notizie. Si inizia dalle riunioni interpartitiche fra la DC e il PSI (l’elenco dei problemi trattati è piuttosto lungo e comprende: sperequazione fra imposte dirette e imposte indirette [all’epoca erano ancora in vigore imposta di famiglia, dazio, ecc. NDR], queste ultime di gran lunga superiori alle prime; i piani urbanistici particolareggiati; situazione scolastica del rione Oltreponte; la piscina comunale; la carenza d’acqua e la sistemazione dell’acquedotto; l’anello periferico di circonvallazione previsto nel rione Valentino; acquisizione di aree per l’edilizia popolare; situazione dei bambini disadattati [veniva prevista la costituzione di un Centro medico psico-pedagogico]; validità dell’attuale Piano Regolatore generale( variante?); aree industriali; depauperamento del patrimonio fondiario del Comune; situazione di parte del personale del comune (accollo parziale del riscatto INADEL?)e  sistemazione normativa del personale; riparazione viabilità interna; richiesta della Segreteria PSI di Casale Popolo dell’acquisto di un’area per la costruzione nella frazione di case popolari, per l’ampliamento della fognatura (e altro ancora); prospettive per la costituzione del Consorzio dei Comuni del Monferrato), che rivelano la concretezza e la modalità di operare tra gli alleati.

Si mette subito in rilievo anche ciò che non funziona in questi incontri fra partiti alleati: “Quali le impressioni suscitate? Si sono sentite forse troppe parole e pochi contenuti [..] Basta questa breve esperienza per capire che nelle riunioni interpartitiche tutto quel che vien detto ha un valore relativo [..] Più in generale si può osservare, anche in questa sede, quello che è il difetto comune della classe politica, non solo locale (e di tutti i partiti): mancanza di lungimiranza, incapacità di vedere lontano e di prevedere le aspettative dei cittadini. [..] la logica in cui si sono svolte le conversazioni .. è la logica del potere: si è sentito spesso ripetere che <politicamente il problema si presenta in questi termini>, intendendo palesemente che, in vista delle prossime elezioni, certe soluzioni a certi problemi sono più redditizie di altre”.

Il periodico passa poi a relazionare sulle riunioni del Consiglio Direttivo della DC. Si discute e ci si divide, in vista dell’Assemblea pre-congressuale se invitare come relatore un solo oratore (l’on. Sarti) o se lasciare spazio anche ad un rappresentante delle minoranze, come sostenuto dai rappresentanti della sinistra (la decisione della maggioranza ovviamente non impedisce di valutare ancora una volta quanta sia la riluttanza nella sezione ad affrontare i grossi problemi mediante una discussione che prenda atto dei diversi punti di vista). E’ da notare che gli amici che si riunivano attorno al ciclostilato facevano parte della sinistra interna del partito; sinistra che aveva avuto, per alcuni, un iniziale riferimento nella Base di Granelli e Marcora, ma che soprattutto (come nel resto del Piemonte) si era schierata attorno a figure come Donat Cattini e Bodrato, e quindi faceva riferimento a Forze Nuove e si informava soprattutto su riviste come <Settegiorni (in Italia e nel mondo)>. Però preciseremo meglio nelle prossime schede di approfondimento riguardo a questo aspetto di appartenenza alla sinistra democristiana dei giovani di Quieora.

Anche Aldo Moro si era collocato all’opposizione nel partito, e un “progetto” politico alternativo si stava organizzando in quella che si definiva la sinistra democristiana. Va aggiunto che in quei mesi l’associazionismo cattolico, abbandonato il tradizionale collateralismo, e con le ACLI di Livio Labor orientate ad aderire a posizioni socialiste, anche nella sinistra democristiana si discusse la collocazione politica futura e la eventualità di un’uscita dal partito democristiano per fondare una formazione politica nuova, più caratterizzata in senso sociale. Alla fine, anche per l’influenza delle coraggiose posizioni assunte da Moro, fu deciso di restare all’interno della DC. Il clima però rimase quello di separati in casa, dove ci si combatteva su tutto.

Nella serie di notizie riportate dal ciclostilato si passa da questioni organizzative interne (dalla pubblicità dei bilanci e di chi ha incarichi pubblici gettonati, al tesseramento, alla pubblicità delle riunioni di Direttivo, all’elezione dei Delegati al Congresso Provinciale) a quelle riguardanti la vita comune cittadina (la necessità di programmare la realizzazione di aree industriali; la partecipazione popolare; i problemi scolastici del rione Valentino e quelli assistenziali e urbanistici di Borgo Ala. A proposito delle riunioni che andavano, nel frattempo, svolgendosi nei rioni attraverso assemblee popolari, nel secondo numero si commenta che “l’iniziativa ci trova perfettamente consenzienti. Non possiamo che rallegrarci con gli abitanti di Ronzone e Borgo Ala” rimarcando che “sarebbe un vero guaio, per altro, se queste assemblee circoscrivessero gli interessi dei cittadini al ristrettissimo ambito del quartiere. In un momento storico, …., nel quale si promuove l’unità europea sarebbe un vero peccato non rendersi conto che gli interessi particolari si difendono unicamente su un piano più vasto e generale e con la collaborazione del maggior numero possibile di cittadini” (il commento finale era dovuto ad una presa di posizione – giudicata xenofoba – di un singolo che contestava l’intervento di un non abitante nel quartiere dove si teneva la riunione).

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Da ultimo si apriva il dibattito su alcuni argomenti di interesse da trattare come abbiamo già detto all’inizio si accenna alla vita della Chiesa casalese, del modo giovanile, e della scuola – “Per il numero prossimo vorremmo accentrare l’attenzione sul mondo della chiesa chiedendo di esprimersi su alcuni punti: quale giudizio esprimono sui fatti del clero contestatore casalese, come giudicare l’atteggiamento dell’autorità ecclesiastica locale e in particolare della stampa cattolica diocesana, quale incidenza pensano possano avere fatti come questo nel contesto civile”. La Diocesi di Casale Monferrato era una di quelle maggiormente interessate dal fenomeno di sacerdoti che ponevano problemi di revisione di posizioni canoniche in vigore fino ad allora e di prassi che si ritenevano da superare, compreso il tema del celibato; era iniziato il fenomeno di abbandono o di richiesta di riduzione allo stato laicale di molti giovani sacerdoti. Tutto ciò si rifletteva oltre che nella comunità religiosa anche in quella civile; e i promotori del periodico, che erano anche amici personali di sacerdoti “contestatori”, erano coinvolti nella problematica complessiva. Sotto la “rubrica” <Opinioni> nel numero due erano esposte sull’argomento alcune considerazioni, non firmate ma a nome dei redattori: “il fatto ci offre l’occasione per fare un discorso più ampio sulla libertà. Il nostro gruppo è guardato con una certa diffidenza proprio perché si sforza di non ripetere luoghi comuni. [..] Quali sono le nostre valutazioni (e si citano i fatti: un ciclostilato di 9 preti destinato ai colleghi sacerdoti della diocesi che tratta in modo frammentario di vari argomenti del clero. La stampa nazionale che rimbalza la notizia col titolo “no al celibato”. Dopo un silenzio, che sembra di sorpresa, un pesante comunicato del vescovo che richiama al rispetto della linea tradizionale). “Come si vede l’autorità usa gli stessi metodi ovunque. E’ per questo che ci interessiamo a questo caso.[..] Le osservazioni in margine all’episodio sono le seguenti: *E’ mancato il dialogo. Nonostante le dichiarazioni … l’autorità è incapace di porsi su un piano di scambio di idee. Il Vescovo non è entrato nel merito delle questioni … * E’ mancata una vera contestazione. I firmatari si sono dimostrati impauriti dal baccano suscitato e anziché portare avanti il loro discorso se davvero ne avevano uno hanno preferito trincerarsi nel silenzio…  * La massa è dalla parte dei padroni. Come sempre, si è potuto constatare che la gente mugugna, ma quando è ora di schierarsi preferisce stare dalla parte dei potenti [..] La conclusione che si può trarre è che la strada per l’emancipazione dal terrorismo ideologico e dalla magia è ancora molto lunga e che bisogna .. che tutti lavoriamo con rinnovato impegno”.

Parole forti, tra l’altro dette in riferimento a sacerdoti amici da un lato e ad un Vescovo comunque stimato e apprezzato, per la sua storia e le sue posizioni durante l’invasione nazista, dall’altra. E a distanza di tempo si può aggiungere che le “lacerazioni” e le “sofferenze” di quegli anni hanno consentito a molti non solo di restare all’interno di un percorso di Chiesa, ma addirittura di collaborare attivamente con i Vescovi e con le attività pastorali del quarantennio successivo.

(fine della seconda parte)

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