Il cambiamento…

Roberto Cresta

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Ieri primo giugno 2018 hanno prestato giuramento i Ministri del Governo del Cambiamento.

Sicuramente il voto del 4 marzo scorso ha determinato un sensibile cambiamento nel quadro politico generale: in estrema sintesi appare chiaro che si è compiuta l’eutanasia del centrosinistra (peraltro già verificatasi in altre parti d’ Europa), la Lega si è affermata a livello nazionale e il M5S ha consolidato un consenso già in crescita da tempo. Tra le possibili “combinazioni” per formare il Governo, e al termine di una procedura a dir poco travagliata, il risultato è stato raggiunto.

Ora è lecito chiedersi: cosa cambierà (in meglio o in peggio)?

L’ unica fonte ufficiale per farsi un’idea al riguardo è il “contratto” Di Maio- Salvini.

Rispetto a questo documento individuo tre tipologie di proposte. Alcune praticabili, e generalmente avvertite come auspicabili, quali contrasto alla corruzione, alla mafia, revisione della prescrizione e della cosiddetta Buona Scuola, sostegno all’agricoltura…; altre sorrette da lodevoli intenzioni (pensioni, reddito di cittadinanza, investimenti pubblici…) ma con imprecisate coperture finanziarie; altre ancora semplicemente sbagliate (per usare un eufemismo) come flat tax (almeno così come è presentata), ovvero iniziative da Stato poliziesco piuttosto che xenofobo.

Non mi intendo di politica, ma mi sembra che siano state messe insieme in modo affrettato le idee di due forze politiche molto distanti l’una dall’ altra. Se il Presidente del Consiglio riuscirà a conciliare in modo equilibrato questi contrasti è possibile che il Governo regga. E “forse” ce la può fare.

Ma c’è una parte cospicua del contratto-programma che mi induce a dubitare sul “forse”: i rapporti con l’Europa.

Non si tratta della permanenza nell’ eurozona (che a parole è stata assicurata) né della adesione all’ atlantismo, che è chiaramente riaffermato. Si tratta piuttosto della volontà di ridiscutere e modificare in vari punti una serie di trattati internazionali, che sono diligentemente elencati nel programma. Fermo restando che per correggere molti di questi trattati (o addirittura tutti) sarebbe necessario il consenso unanime dei paesi che li hanno sottoscritti, bisogna considerare che occorrerebbe quantomeno poter contare su un “peso” internazionale molto rilevante unitamente ad una capacità di interlocuzione e di “credibilità” straordinarie.

I nostri eroi saranno capaci di tanto?

Ad ogni membro di questo Governo mi viene da dire: “…qui si parrà la tua nobilitate”.

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