Quieora: la sinistra DC a Casale Monferrato (prima parte)

Carlo Baviera

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quieora 02Dopo aver terminato la lunga serie di contributi con i quali si è riproposta sinteticamente la “vita” politico-editoriale del periodico della Sinistra DC in provincia di Alessandria (Punto a capo), passiamo ad esaminare ciò che ha rappresentato, per Casale Monferrato e all’interno della vicenda politica a cavallo degli anni sessanta/settanta, un altro periodico: Quieora. Scritto tutto di seguito anche se quel titolo (Quieora) voleva proprio significare che l’impegno dei promotori era qui, in una situazione e in una località precisa, e ora, in un periodo storico concreto; e richiamando anche, vista la formazione di chi redigeva la pubblicazione, un riferimento all’impegno richiesto qui e ora dalla propria fede religiosa. Il periodico veniva rigorosamente ciclostilato; solo un numero, quello relativo alle elezioni comunali del 1970, ed esattamente il numero 14 del maggio 1970, era stato stampato in tipografia; di questo accenneremo in altra parte.

I promotori iniziali. Quieora inizia le pubblicazioni nell’aprile del 1969, ancora in epoca di contestazione giovanile e studentesca, alla vigilia del periodo che sarà storicamente  denominato <autunno caldo> per le rivendicazioni sindacali le quali costituiranno (anche) un momento di convergenza tra movimento studentesco e movimento operaio. Già da tempo anche nel mondo cattolico (e particolarmente nei gruppi giovanili dell’associazionismo formati da giovani sacerdoti come Aldo Ferrarino, Gino Piccio, Sauro Barbieri) si era sviluppato un intenso dibattito stimolato dalle speranze, non sempre soddisfatte, emerse dal Concilio Vaticano. Il laicato chiedeva ruolo e spazi, si insisteva sul superamento del clericalismo e sulla necessità di esperienze innovative nella vita delle comunità. Anche in territori, in qualche modo, periferici come poteva essere una cittadina come Casale Monferrato, che ha però dato vita a una delle prime amministrazioni di centro-sinistra, la ventata della partecipazione e del cambiamento era arrivata ed era vissuta come in ogni altra parte dell’Italia e del mondo. In fondo anche i giovani casalaschi e i monferrini erano universitari (chi a Torino, chi a Pavia, chi a Milano), e come tutti i coetanei erano influenzati dal vento della contestazione e partecipavano alle novità prodotte dal movimento studentesco.

Va anche aggiunto che, nella prima metà degli anni sessanta, Casale Monferrato era una delle comunità più attive sia per quanto riguarda i gruppi della sinistra (dai giovani comunisti e socialisti, a coloro che poi aderirono al Manifesto, fino a quanti appartenevano ai gruppi detti <extraparlamentari>), che per quelli di parte cattolica (un elenco più dettagliato è riportato nei libri “Coraggio e passione – Riccardo Coppo, il sindaco le sfide” di S. Favretto e “Un colpo d’Ala – doppia cittadinanza, fatiche di una generazione” di C. Baviera). Da Casale Monferrato è venuta una serie di dirigenti politici e sindacali di rilievo, che hanno contribuito con concretezza, competenza e con un pensiero originale anche negli organismi sociali e istituzionali a livello provinciale.

Dicevamo dei Promotori, che furono: Alfredo Musso,Giuseppe Mazzoleni, Vittorio Brignolio, Riccardo Coppo, Paolo Moretti, Edda Gastaldi, Riccardo Triglia, Pier Luigi Sartorio, Gino Ariolfo, Umberto Coppo, Pier Luigi Mancuso, Gian Mario Bo, Giuseppe Gario che sarà il primo Direttore. A questi si aggiunsero quasi subito: Fosca Franzoni, Mario Alzona,  Giovanni Giordano, Laura Moretti, Carmela Triglia Giordano, Roberto Imarisio, Ettore Coppo, Riccardo Berrone, Alfredo Musso, Luigi Caprioglio, Giorgio Boda, Miù Barberis Triglia, e poi Paolo Ferraris, e Chiara Piana Coppo.  Con il numero 22 dell’agosto 1971 la direzione del giornale passa a Paolo Ferraris (Gario svolgeva allora il servizio militare, poi assunse impegni lavorativi presso il Comune di Casale e, contemporaneamente, vi fu l’ingresso di un consistente gruppo proveniente dall’impegno nel quartiere di Borgo Ala/Addolorata). Nel frattempo, anche per motivi di lavoro che hanno portato alcune persone lontano da Casale Monf., c’è stato un ricambio tra le persone che formavano il gruppo della sinistra DC casalasca, giovani nuovi sono arrivati all’impegno politico, compreso un buon numero già impegnato nei quartieri, e così anche Quieora vede all’interno dei promotori nominativi nuovi. Perciò i promotori finali saranno: Carlo Baviera, Pier Angelo Bonzano, Claudio Cantamessa, Massimo Zeppa, Dino Falabrino, Mario Poletti,  Edda Gastaldi, Paolo Ferraris, Mario Alzona, Giuseppe Mazzoleni, Giovanni Giordano, Pier Luigi Mancuso, Vittorio Brignolio, Roberto Imarisio, Alfredo Musso, Luigi Caprioglio, Giorgio Boda, Giuseppe Gario, Riccardo e Miù Triglia, Pier Luigi Sartorio, Riccardo Coppo, Paolo e Jose Gotelli, Mirella Miglietta, Alfredo Rivoire, Sergio Favretto, Enrico Barberis, Sandro e Franco Barbano, Giorgio Reposo, Gianni Palestro, Gianni Massocco. Dal numero 22 dell’agosto 1971 assunse, come già detto, la direzione del giornale Paolo Ferraris.

Possiamo, quindi, dividere idealmente la presenza di Quieora grosso modo in due periodi: la direzione Gario e la direzione Ferraris; meglio ancora (anche se le date non coincidono con la divisione precedente) tra la fase iniziale, in cui la sinistra era minoranza nel partito e la nascita della nuova Amministrazione comunale, che spostava il perno dell’alleanza anche nel partito verso il gruppo della sinistra (autunno 1970), situazione che condurrà alla formazione, nel 1973, di un nuovo assetto politico all’interno della DC cittadina. Non a caso l’ultimo numero di  Quieora è il numero 33 del 11 dicembre 1972. A questo proposito si può aggiungere che, mentre la durata di questo ciclostilato è stata contenuta in un periodo di soli tre anni e nove mesi, la percezione del suo ruolo e dell’effetto di quanto su quelle pagine si sosteneva, si dibatteva, e si progettava politicamente è stato molto maggiore; nell’immaginario Quieora resta, per quanti l’hanno letto o ne hanno sentito parlare, una delle realtà che hanno pesato nella realtà politica e condizionato il dibattito cittadino ben oltre il tempo limitato della sua presenza.

E’ giusto ricordare, anche se può sembrare una notizia molto marginale, che il periodico riportava i nominativi di coloro che avevano contribuito alle spese di stampa e ne sostenevano la diffusione: era un metodo di trasparenza non del tutto inutile (e nel numero 10, alla fine della prima annata, si dava conto delle spese sostenute e dei contributi ricevuti). Allo stesso modo è da sottolineare la prassi fra gli amici della sinistra di rispettare l’incompatibilità delle cariche, in modo da poter chiedere all’interno e all’esterno del partito analogo comportamento. Infatti in politica anche la forma è sostanza. Inoltre, altra caratteristica, gli articoli non erano firmati: per cui è da presumere che non pochi fossero del direttore, ma è certo che più d’uno, fra i promotori  contribuisse alla redazione della pubblicazione.

Da ultimo, senza anticipare quanto si potrà constatare nei prossimi scritti, è bene ricordare che quel periodico fotocopiato fu anche uno dei laboratori nei quali si stava cercando di preparare un modo diverso di fare politica in un periodo non ancora assestatosi dopo il ’68, e in cui si formò politicamente un pezzo di classe dirigente di Casale e del Monferrato di fine secolo; e che servì, quell’esperienza editoriale (espressione di una attività politica intensa), a creare rapporti di amicizia politica con “pezzi” di altre formazioni politiche con cui ci sarà dialogo e si troverà, anni dopo, il modo di collaborare.

(fine prima parte)

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