Tavolo traballante

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Sono preoccupato, curioso e tentato: tentato di pensar male e senza fare peccato alcuno. Preoccupato dalla determinazione di Salvini perché vuol ripensare o ridiscutere (eufemismo) l’Europa; curioso in attesa della reazione dei Comitati per la difesa della Costituzione, a fronte della evidente e esplicitata offesa al ruolo del Presidente della Repubblica nello scegliere i ministri e nel procedere alla loro nomina su proposta del Presidente del Consiglio e di nessun altro; tentato di pensar male perché da alcune settimane vado valutando l’interesse del segretario della Lega a far saltare il banco, convinto che una possibile tornata elettorale gli possa conferire una ben più robusta maggioranza politica. In fondo il Salvini non ha deluso certo i suoi elettori, i quali da prassi, hanno sempre ragione: anzi ha compiuto un vero miracolo imponendosi con indubbia scaltrezza anche ai pentastellati che di voti ne hanno avuto il doppio di lui. Si intende: miracolo partigiano, non certo visione di un bene comune disponibile solo per un vero statista.

Succede ora, mentre preoccupazioni, curiosità e cattivi pensieri mi turbinano nella testa come mille calabroni, di leggere le diverse ed interessanti sottolineature di Gualtiero Bassetti, cardinale presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), durante l’assemblea dei vescovi italiani; mi riferisco in particolare al suo intervento introduttivo.. Hanno suscitato la mia attenzione due passaggi, ovviamente su parecchi altri. Per intanto ai livelli ufficiali, e per una scelta inedita, all’interno dei vertici ecclesiastici, il cardinale presidente ha legittimato il cattolicesimo democratico. Ne ha schematizzato la storia da Toniolo a Sturzo fino a tempi più recenti e ne ha rivendicato la ispirazione fondamentale come mediazione culturale e precipitato storico delle proposte evangeliche. Purtroppo si tratta di un riconoscimento tardivo; lo stesso Bassetti deve constatare uno sfaldamento dei partiti e inevitabilmente, aggiungo io, anche la caduta rovinosa di una tradizione che del partito ha fatto la propria scelta di forma e espressione. Meglio tardi che mai? Forse, ma gli ultimi decenni sono stati devastanti soprattutto (ovviamente non solo) per le scelte spesso offensive dell’autonomia dei laici nelle opzioni della politica e nella costruzione della città dell’uomo.

L’altra sottolineatura di Basseti riguarda l’Europa e la rilevanza del suo augurabile futuro percorso. Ottima l’indicazione; purtroppo (e qui la Chiesa italina non ha colpe ma solo meriti: basti richiamare la proposta del vescovo Cherrier che qualcuno ricorderà come pastore alessandrino nello scegliere il tema della settimana sociale dei cattolici italiani del 1991 sulle questioni europee) l’augurio per il futuro si scontra con una storia più ambigua che ambivalente. Per decenni, dopo le intuizioni di De Gasperi, Schuman e Adenauer nonché di parecchi lucidi pensatori, non si è più realizzato nulla, almeno nel senso della federazione che avrebbe potuto inserirsi con autorevolezza di equilibrio nel contesto degli imperialismi mondiali. Non si è realizzata una difesa comune per ambizioni nazionalistiche ben note, non una politica estera di equilibrio mondiale, non una economia di riferimento continentale; e così siamo ridotti ad una congerie di confusioni burocratiche inestricabili e talora odiose e temute dai popoli europei.

Se così siamo ridotti non possiamo stupirci che qualcuno ne prenda atto per suoi interessi elettoralistici e sia disposto a far saltare qualunque accordo di governo oppure si disponga a qualunque “contratto” incurante del bene comune. Siamo forse alla frutta? Se così fosse non ci rimane che sperare nel miracolo; in fondo, fin che c’è vita c’è speranza.

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