Democrazia, Costituzione, culture non occidentali

Carlo Baviera

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Nella rubrica quotidiana Buongiorno su La stampa del 17.04.2018 Mattia Feltri intitola Sharia occidentale la sua breve riflessione. Vorrei separare il breve articolo in due parti, sviluppando considerazioni aggiuntive a quelle di Feltri: “Il settimanale francese Le Point è stato a Molenbeek, Bruxelles, a incontrare i fondatori di un partito islamico il cui nome è l’acronimo di Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità. Detto così sembrerebbe il programma di molti partiti italiani.

Ma questo – che alle ultime municipali ha preso il 4 per cento – propone la sharia (legge di Allah) in una indefinita forma occidentale che prevede bus separati per uomini e donne (in rimedio alle molestie), la proibizione del consumo degli alcolici, il velo per le donne ammesso in tutti i luoghi pubblici, la reintroduzione della pena di morte.  Il resto verrà, secondo i proclami, ma tanto basta per porre la democrazia di fronte al suo eterno dilemma: fino a quale punto la tolleranza può accettare partiti che negano le basi della tolleranza? Fino a quale punto può estendere la libertà di opinione, con la prospettiva che evolva in azione liberticida?”. Questa la parte che mi interessa sviluppare.

Veniamo al resto dell’articolo: “Il partito islamico spaventa perché è un nemico che viene da fuori, mentre riteniamo di avere gli anticorpi per combattere i nemici interni, individuati solamente negli eredi delle tradizioni totalitarie del Novecento. Ed è un errore gravissimo. Anche i nostri partiti, quasi tutti, si ripromettono apertamente di indebolire i capisaldi della democrazia occidentale, dalla presunzione di innocenza alla libertà di mandato (cioè la libertà dei parlamentari di dissentire dal capo), e lo fanno in un tripudio di elettori interessati a sistemare le cose nei modi più bruschi. Ecco, se il nemico esterno vincerà, sarà perché avrà già vinto il nemico interno”.

Queste considerazioni finali le condivido; se ne è già parlato altre volte, e non mancherà occasione di riparlarne (le riforme efficientiste, e per darci il vincitore delle elezioni la sera stessa sono sempre incombenti). E’ ovvio che, indebolendo o modificando i capisaldi della nostra democrazia parlamentare e rappresentativa, per passare a forme semipresidenziali o a giustizia fai da tè o facendo prevalere la rabbia alla presunzione di innocenza, è più semplice per chiunque impossessarsi delle volontà delle piazze: “Crocifiggilo; libertà per Barabba”.

Feltri, in sostanza, ci mette in allarme rispetto alle derive che si sviluppano in occidente, rispetto ai “fondamentali” delle regole democratiche e del diritto per avere la lucidità, la forza, la convinzione nel contrapporsi a partiti e movimenti che possano proporre di introdurre elementi definiti di Sharia occidentale nelle nostre leggi e nella nostra prassi. Solo a pensarci fa rabbrividire. E se penso a quanto detto da Erdogan ai turchi residenti in Europa: “Dovete assolutamente prender la cittadinanza dei Paesi dove vivete. Ma non dimenticatevi la vostra lingua e la vostra religione e dovete tramandarle ai vostri figli. Fate politica attiva. Dovete andarci voi in quei parlamenti”, che vuol dire entriamo come turchi nelle istituzioni europee e condizioniamole, rabbrividisco quanto Feltri. (Ne parleremo in altra occasione).

Di qui parto (“rabbrividire” rispetto a proposte non ricevibili per una democrazia ). Nessuna possibilità può darsi per legislazioni “autonome” all’interno di uno Stato (nazionale, o federale europeo). Pluralismo massimo nell’espressione del proprio sentire, nel vestire, mangiare, pregare, come si crede; ma nessun arretramento rispetto alle liberali degli ultimi secoli. Ma come! Dopo tutto il dibattito (e le discussioni, e le polemiche, e gli scontri) riguardo alla laicità dello Stato adesso si dovrebbe/potrebbe consentire che idee legate a visioni e culture altre possano condizionare le nostre leggi, frutto della maturazione di secoli, per renderci più civili? E questo vale, non solo o tanto per chi si rifà ad una cultura islamica (in fondo sarebbe anche comprensibile) ma soprattutto per i “nostri” che la pena di morte e altro ancora vorrebbero reintrodurre. No! Non si può tornare indietro. Non deve essere consentito!

Questo significa che devono essere le Carte Costituzionali dei nostri popoli. Ci sono voluti secoli e battaglie non solo verbali (a volte) per costruire lo Stato laico e democratico; ci sono voluti decenni per superare il concetto di religione di Stato; è servito un Concilio per far capire che il potere temporale (di qualunque Chiesa o Religione) lo si doveva abbandonare. Sarebbe un controsenso lasciare anche un minimo spiraglio per far sì che si imponga, mal interpretando il pluralismo e il rispetto delle culture altrui, nelle nostre democrazie libere una qualunque forma di “imposizione” legislativa radicata in culture etniche o religiose. Anzi, pur con metodi molto diversi da quelli imperialisti con cui la si vuole imporre, anche nel mondo orientale o arabo si deve lavorare per far maturare una cultura del rispetto della dignità della persona e per il pluralismo di pensiero, e di scelte di vita che renda ognuno veramente libero e autonomo. Altrimenti non si vede perché noi abbiamo ritenuto civile superare le famiglie patriarcali, l’autorità del marito all’interno del matrimonio, la pretesa dei genitori di scegliere il marito o il tipo di istruzione per le figlie, ecc. Se superare quelle cose è stato civile, questo dovrebbe valere in ogni angolo del mondo! E soprattutto non è permesso che, da noi, qualcuno possa pretendere di esercitare quelle modalità per rispetto della propria tradizione e cultura. Non deve essere permesso a nessuno di riproporre la pena di morte, o proibire l’uso di alcoolici, o bus separati. Un conto è poter vestire o mangiare ciò che si vuole (sempre sapendo che ci sono limiti invalicabili) un altro conto è voler imporre regole che sono già state superate.

Ne va della democrazia; ne va del rischio di essere colonizzati, questa volta non dall’imperialismo americano o dal capitalismo finanziario, ma dall’inciviltà di altri. Accoglienza, integrazione, multiculturalismo non vuol dire permettere anche solo minimamente di mettere in discussione la civiltà costituzionale costruita lentamente, e ottenuta con la lotta contro la barbarie nazista e fascista, quale frutto del pensiero  di eminenti giuristi degli ultimi due secoli.

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