Le devianze del principe post/moderno.

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Non mi attardo sui problemi di contenuto e sulle compatibilità che ne derivano; lo hanno fatto con dovizia di particolari quelli che Di Maio, con discutibile sarcasmo (l’umorismo è altro affare), chiama “i giornaloni”. Sta di fatto che il “contratto di governo” della Lega/M5S di tale compatibilità non tiene conto. Compatibilità di spesa, recupero in extremis dei problemi di un meridione che ha votato massicciamente per i pentastellati, silenzi assordanti sulla scuola e la formazione e via elencando, dicono abbondantemente di troppi silenzi e di significative indiffernze. Se a tutto quanto si aggiunge che la flat/tax favorisce solo redditi superiori ai 20mila euro, l’indirizzo politico (si fa per dire) della possibile coalizione di maggioranza si evidenzia con chiarezza. Non mi dilungo, salvo smentire la premessa.

Vengo ad alcune questioni di contesto, assolutamente incompatibili con regole democratiche o, se volete, con la lettera e lo spirito della Carta costituzionale e, anche peggio, con la cultura giuridica che ha fondato le liberal/democrazie contemporanee. Intanto siamo di fronte allo sfascio dei protagonisti della dialettica democratica. Salvini, dopo aver “accennato”, in campagna elettorale e durante le consultazioni al Quirinale, ad una convergenza di centro/destra, l’ha tranquillamente sfasciata a favore dell’accordo con Di Maio. La questione non è marginale, indipendentemente dalla rischiosa maggioranza che si determirebbe al Senato; si prende atto che in Italia non esiste una destra democratica sufficiente a rappresentare un elettorato significativo, tanto che Berlusconi ora attacca Salvini. Se poi si pensa alla situazione del centro/sinistra che al 18% dei consensi rischia ulteriori divisioni (di questo ovviamente né la Lega, né i Pentastellati hanno responsabilità alcuna), allora constatiamo la deriva o la confusione dei contrapposti riferimenti della dialettica democratica, tanto auspicata nel passaggio della “seconda Repubblica”.

Il resto è molto più inquietante; da parecchi giorni i “contraenti” si travagliano sulle scelta del premier, in totale dispregio del ruolo del Presidente della Repubblica che, a norma, dell’art. 92 della Carta dovrebbe scegliere (Lui e non altri) il presidente del Consiglio. Non basta; l’art. 95 prevede che il Presidente del Consiglio diriga la “politica generale del governo e ne sia responsabile”. Pare invece, salvo smentita che il futuro premier si dovrà limitare a eseguire ciò che due partiti gli indicheranno e detteranno: un presidente del Consiglio fantoccio, ovviamente ed indipendentemente dalle sue qualità politiche, etiche e dalle sue augurabili competenze.

Anticipo l’obiezione: sempre i partiti hanno discusso e stabilito indicazioni di programma! Certo, ma sotto la direzione di un premier già designato o incaricato. Mi piacerebbe rilevare le reazioni dei Comitati di difesa della Costituzione: sarò attentissimo; per intanto, attendo fiducioso.

C’è pero una questione che mi sembra più inquietante di ogni altra: l’idea del “comitato di conciliazione”, non tanto in sé (di Consiglio di gabinetto si è parlato anche altra volta), ma della sua ventilata composizione. Si pensa addirittura di introdurre la presenza dei partiti in un organo di governo. E non solo, ma si ipotizzerebbe una presenza dei capigruppi di maggioranza con abbattimento di una divisione dei poteri che sta alla base della cultura giuridica delle democrazie. Il fatto che il summentovato organo “governativo” sia ridimensionato e demandato a successive fasi di contratto non toglie nulla alla surettizia invasione dell’esecutivo nel legislativo e viceversa. Un’ipotesi, già in sé, devastante e significativa di un modo di pensare lo Stato di diritto. Se il partito è stato designato come “moderno proincipe” per le sue invadenze nel sottogoverno ora che invaderebbe direttamente gli organi dell’esecutivo, mi permetterei di battezzarlo “il principe post/moderno”.

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One thought on “Le devianze del principe post/moderno.

  1. I giornaloni che sarebbe meglio definire stampa di regime sono: La Stampa, Corriere della sera, Repubblica, il Messaggero e il Sole 24 ore.

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