Dopo Delrio

Angelo Marinoni

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Nelle ore convulse durante le quali si sta formando il Governo del Paese si impongono alcuni interrogativi circa la continuità o meno delle scelte fatte dai Governi precedenti su temi squisitamente tecnici, il riferimento va, come di consueto, al mio campo d’azione e fremo quindi nel conoscere nome e storia professionale del prossimo Ministro delle Infrastrutture e Trasporti.

L’eredità del Ministro Delrio è importante in quanto il suo ministero ha indiscutibilmente compiuto scelte importanti e positive per il Paese, ma il percorso che ha iniziato, specialmente per quanto concerne “la cura del ferro”, la linea d’azione più importante, è ancora molto lungo e potrebbe essere persino migliorato nei metodi se, per esempio, si abbandonasse la delega in bianco a gestirla che è stata, di fatto, consegnata al gruppo FS.

Il Governo che, molto probabilmente, sarà non ha una impronta politica chiara in quanto sarà formato da formazioni che non sono portatrici di alcuna cultura politica novecentesca, caratteristica che per molti è un bene, mentre per altri è un handicap che peserà nei primi passi che questo dovrà compiere, quando sarà in preda alla sindrome da foglio bianco.

Per cultura politica novecentesca mi riferisco alle culture che animano la maggioranza dei partiti europei storici o evoluzioni di questi: la domanda diventa, quindi, se l’impronta del governo nascente potrà essere riconducibile al pensiero liberale, o a quello liberista, o socialdemocratica o movimentismo sociale oppure se non ne avrà e sul foglio bianco si scriverà qualcosa del tutto nuovo per l’Italia, seppure non inedito in Europa, figlio del sovranismo e del populismo, che non sono indirizzi politici: il primo è un modo di affrontare (o meglio di evitare) un singolo grosso problema ed il secondo è un modus operandi che nella storia dei popoli, quando adoperato dal potere finora non ha scritto belle pagine di storia.

Nell’ambito dei partiti molti diffidano del Movimento Cinque Stelle attribuendogli una natura populista e le sue ambizioni, seppur intermittenti, sovraniste, hanno indotto molti ad affibbiargli etichette con la stessa autoreferenzialità con cui immeritate e discutibili etichette sono state affibbiate ad altri dallo stesso Movimento.

La Lega, invece, non ha paura a definirsi sovranista come non ha alcun pregiudizio verso il populismo: la weltanschauung del suo indiscusso leader è quella di portare al potere la pancia degli italiani che i suoi slogan e i suoi desiderata politici rappresentano molto bene. L’unica proposta che ha fatto sua e non origina da lui è la flat tax, che invece origina dal conservatorismo di stampo anglosassone che la classe dirigente di Forza Italia ha cercato di interpretare.

Difficile immaginare l’impronta politica di un Governo formato da due forze politiche così diverse e complicate ed è quindi difficile prevedere l’eventuale continuità dell’azione di un Ministero tecnico come quello di Delrio.

Il Movimento Cinque Stelle si propone di operare con la trasparenza ed il buon senso senza pregiudiziali, mentre la Lega vorrebbe interpretare al meglio le istanze della piccola e media borghesia riducendo a zero l’assistenzialismo, ma contemporaneamente vorrebbe migliorare i servizi locali dedicandovi il massimo possibile delle risorse. Le esperienze di Governo della Lega non mancano e la loro eterogeneità rende imprevedibile la sua linea d’azione al governo nazionale svincolata dall’alleanza con quella che possiamo definire l’ala conservatrice della compagine di centrodestra.

L’auspicio è che l’assenza di pregiudiziali e di linee di condotta preordinate, il vero valore aggiunto potenziale del nuovo Governo, aiuti a non perdere i positivi effetti del dicastero Delrio e, contemporaneamente, ne migliori l’azione introducendo con coraggio elementi di partenariato pubblico-privato e di mercato nella gestione dei servizi, disegnando al tempo stesso linee guida che pongano il trasporto pubblico come scelta prioritaria e l’infrastrutturazione ferroviaria come elemento imprescindibile.

In questo ambito non sono d’accordo con le prese di posizione di coloro che, dentro ma anche abbondantemente fuori dai partiti di governo, sostituiscono ragionevoli preoccupazioni e pretese di allerta durante la realizzazione di opere particolarmente impegnative (definite “Grandi” perché sono tipologie di infrastrutturazione di durata generazionale) in crociate contro l’infrastrutturazione ferroviaria Alta Capacità: l’auspicio è che l’azione governativa vada verso la massima attenzione al rispetto delle normative e della sicurezza sociale e ambientale senza interrompere una importante infrastrutturazione innovativa in atto, per esempio, nel Nordovest non limitrofo a Torino che era progettualmente fermo alla fine dell’Ottocento.

Nel Nord-Ovest insiste una capillare rete ferroviaria, in buona parte ancora sospesa e marginalizzata e il cui recupero è indispensabile e imprescindibile per uno sviluppo sostenibile del territorio e per la stessa sopravvivenza demografica dei territorio su cui insiste, ma non è certo sufficiente a coadiuvare una rete fondamentale costituita da un’infrastruttura ottocentesca nella prospettiva di uno shift modale da gomma a ferro della logistica  che deve arrivare al 30% nel 2030: senza pensare ad un aumento dei volumi, ma anche persino ipotizzando una leggera flessione, dobbiamo essere in grado, da qui al 2030, di triplicare l’attuale capacità della rete ferroviaria, considerando anche i limiti invalicabili tecnologici che ha un ottimo progetto Ottocentesco, ancora valido per il traffico locale e medio distante,  che è costituito dalla linea dei Giovi e dalla sua Succursale.

Indipendentemente dalle posizioni politiche e dalle valutazioni che possono essere fatte ai governi politici esiste in Italia un insieme di cose da fare che non ha opinabilità né possibilità di rinvio: l’infrastrutturazione ferroviaria è una di queste, forse la principale quanto a importanza in termini sociali e economici.

Si parte dalla rete esistente che a tratti estesi deve essere adeguata non semplicemente a parametri di sicurezza, ma resa fruibile e in grado di offrire capacità e si deve arrivare al completamento della rete Alta Velocità ed alla individuazione e realizzazione di una rete Alta Capacità ad essa connessa e a tratti sovrapposta.

Il paese sta vivendo un momento particolarmente complesso e le sue contraddizioni sono diventate talmente grandi da essere andate al potere; da parte di quella che ormai chiaramente sarà la minoranza parlamentare non credo siano opportune barricate o tanto minacciose quanto laconiche pregiudiziali opposizioni durissime: all’interno del Parlamento servono solo idee chiare su quanto ci sia da fare e quanto non bisogni fare e su questo centrare la propria azione ciascuna nel ruolo che la dinamica parlamentare le ha destinato.

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One thought on “Dopo Delrio

  1. Nell’articolo, si sollevano legittimi dubbi sull’indirizzo politico che il nuovo Governo vorrà proporre, anche perché sono decadute certe idee (o ideologie?) ottocentesche e novecentesche, ma, a modesto parere di chi scrive, non abbiamo nuove idee esposte in maniera chiara e, soprattutto, con urbanità, bensì un’accozzaglia d’isterismo generalizzato, dove tutti sembrerebbero interessati ad accaparrarsi il cadreghino per poi assecondare la loro fazione, anziché curare ed amministrare una Nazione. Inoltre, sono caduti o, meglio, sono stati rimossi certi paletti che stabilivano dei limiti di civiltà oltre i quali l’interesse privato o, comunque, l’individuo, mitizzato negli anni Ottanta del secolo scorso, non doveva assolutamente avere ingerenze: il mercato ha preso il posto dell’Istituzione e, peggio, oggi, viene rispettato come se lo fosse.
    Quanto alla rete ferroviaria nell’Italia Nord – occidentale, occorre semplicemente eseguire su rotaia le stesse migliorie che abbiamo eseguito sull’asfalto: come nella viabilità ordinaria abbiamo realizzato autostrade ben interconnesse da svincoli o tangenziali o rotatorie od anche piccole rettifiche di tracciato atte ad aumentare la velocità e la capacità dell’asse viario senza rinunciare alla scurezza, così in ferrovia occorrono linee ad alta velocità adeguatamente interconnesse (e non già con assurde stazioni intermedie in piena linea) e non considerate come appartenenti ad un altro pianeta, linee convenzionali con scali sufficientemente dimensionati e circolazioni eterotachiche sapientemente gestite, linee complementari rivalorizzate, elettrificate, raddoppiate e rettificate. Utopia, ma, forse, non troppo, pensare di portare il treno dove non è mai arrivato: un mezzo antico che sa declinarsi per poterci permettere di vivere la modernità.

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