Popolari di sinistra ( Punto a capo – ultima parte)

Carlo Baviera
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pclogoSiamo giunti al termine della narrazione di quanto ha rappresentato il foglio <Punto a capo>, come espressione della sinistra democristiana prima e del PPI da metà degli anni novanta del novecento. Non resta che dar conto degli scritti del direttore e del segretario del Partito (in questo ultimo periodo), e presentare le linee proposte dal Documento per il Congresso Provinciale del Partito. Poi sarebbe iniziato il percorso che porterà (all’inizio del nuovo secolo) alla Costituzione di Democrazia e libertà/la Margherita con lo scioglimento del PPI; e con esso terminerà le pubblicazioni anche il periodico di cui stiamo trattando.

Il direttore del periodico (dal giugno 1996), come si è già detto è C. Baviera. Gli interventi che riportano la sua firma sono quattro. <Il “centro” della politica popolare> nel quale si cerca di riaffermare che politica di <centro> non è indifferenza alle alleanze ed equilibrismo nella realizzazione della giustizia sociale. “La politica di centro si basa sulla capacità di dare risposte credibili alle componenti sociali, di non radicalizzare il dibattito politico, di garantire il pluralismo, di realizzare uno Stato delle autonomie [..] e nel contempo si preoccupa dei ceti più deboli – anche nei Paesi in via di sviluppo-“. <Priorità occupazione: un patto per il Piemonte>, che riporta le riflessioni e le proposte venute da un Convegno dei popolari a Lurisia, dove si è confermata la necessità di abbandonare nostalgici ponti sul passato per diventare riferimento credibile e moderno” e “riconfermata l’urgenza delle riforme sia della pubblica amministrazione sia del sistema istituzionale”. <Sturzo strumentalizzato> (“Non tocca a noi dire se Forza Italia rappresenti l’impegno politico di Sturzo (Berlusconi aveva detto di ritenerlo il suo ispiratore) ma riteniamo che il pensiero sturziano non possa essere utilizzato a pezzi [..] Se è vero che egli fu convinto sostenitore di un sistema di libertà, un oppositore dell’intervento pubblico in settori economici, se non fu mai tenero con lo statalismo e il totalitarismo (anche comunista) è altrettanto vero che fu un campione dell’avversione al fascismo, al conservatorismo e al liberismo, e propugnò l’introduzione del proporzionalismo proprio per svincolarsi elettoralmente dal centro destra [dell’epoca]”). <Tornare a progettare>; erano considerazioni in  vista del Congresso Nazionale. Anche se si riteneva necessario far conoscere in modo più immediato le posizioni del PPI, il suo impegno per l’Europa, per la pace, per le autonomie locali e sociali “la vera preoccupazione per noi deve essere non solo e tanto la nostra visibilità quanto la capacità di fare proposte e creare prospettive per rinnovare le istituzioni e risanare l’economia[..] Prima degli interessi di partito ci premono gli interessi generali. [..] Dobbiamo tornare a pensare in grande e saper spiegare anche i sacrifici che si chiedono” e per affrontare le sfide sia della globalizzazione che quelle delle povertà del pianeta, e all’interno di un quadro più generale, prospettare soluzioni concrete per lavoro, stato sociale, giustizia, telecomunicazioni.

Il Segretario G. Cattaneo, a sua volta, lo troviamo anche lui presente con quattro interventi. <Il Partito Popolare e l’Ulivo> (ricordava Prodi in una intervista che l’Ulivo non è riconducibile o identificabile con una sola delle sue componenti e pur sembrando opportuno proporsi l’obiettivo di dare vita ad un nuovo partito che superi vecchi steccati si deve dire con forza che manca per ora un progetto  politico. Fra ciò che rappresenta valore aggiunto della coalizione vi è la presenza <popolare> che significava rifiuto a diventare la parte clerico-moderata di un blocco di potere. Auspicando, per costruire anche nelle diverse realtà della provincia  il cento sinistra, e che fossero affrontate insieme le questioni politiche); <Con gli alessandrini per lo sviluppo> che si concentrava sul progetto da costruire per le amministrative cittadine (riorganizzazione dei servizi sociali, crescita economica, progressivo miglioramento dell’ambiente naturale e urbanistico, rilancio culturale. [..] Il rilancio di Alessandria può essere una prospettiva realistica solo se saremo capaci di una rivoluzione culturale che dia contenuto al <federalismo> che si coniuga con “solidale”, “autonomia”, “responsabilità”); <Un partito davvero “popolare”> (riteniamo ci sia un’unica via da percorrere per far uscire il nostro Paese dall’attuale stato di incertezza e confusione: una rivoluzione culturale capace di trasformare l’attuale Stato burocratico in uno Stato veramente democratico caratterizzato dalla partecipazione[..] Questo è incompatibile con un sistema istituzionale caratterizzato dal Presidenzialismo e richiede di attuare l’art. 49 della Costituzione che sancisce il diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti smettendo di demonizzarli. Una sconfitta delle nostre posizioni porterà inevitabilmente verso una deriva plebiscitaria); <Perché votare i Popolari?> (Le elezioni amministrative di Alessandria ed Acqui Terme hanno visto la netta vittoria della Lega…  Se una lezione va tratta da questa campagna elettorale è che l’immagine del PPI tra la gente è molto confusa… Occorre un impegno forte per risponder in modo soddisfacente alla domanda: perché votare per i popolari? L’impegno anche in vista del Congresso provinciale era di tentare a rispondere a quella domanda concentrandosi in particolare sulle questioni economiche oltre che politiche).

Il 4 luglio del 1998 si sarebbe svolto il 3° Congresso Provinciale del PPI. In vista di tale appuntamento (e anche tenendo conto dei temi sui quali si sarebbe tenuta l’Assemblea Nazionale in ottobre) veniva presentato, su Punto a Capo, un Documento di discussione articolato in tre punti: l’identità del partito, il programma, e la forma partito. Sette pagine del periodico tutte dedicate a quegli argomenti. (C’è un futuro per un partito di “ispirazione cristiana”? Nell’Ulivo è più caratterizzante essere di centro o identificarsi con il cattolicesimo democratico? Consapevoli che da una comune ispirazione non deriva un’unica opzione politica, e nell’affermazione del necessario rispetto della laicità e autonomia delle scelte politiche si restava ancorati all’ispirazione originaria, che si misura concretamente nella coerenza  e nella fedeltà a quella impostazione: centralità della persona umana, giustizia, principio di equità nella retribuzione del lavoro, funzione e limite sociale della proprietà privata, sussidiarietà, idea di servizio e bene comune. Per quanto riguarda il Programma, se l’ingresso nell’Euro è fonte di soddisfazione, è soprattutto uno strumento per giocare in modo più aggressivo la carta della competitività del sistema produttivo.[..] Deve partire un intenso e approfondito lavoro che coinvolga tutti i livelli provinciali e locali e veda il contributo del maggior numero possibile di soggetti … e che si apra un vero e proprio cantiere politico evitando elaborazioni programmatiche enciclopediche e invece selezionando pochi messaggi forti. In quanto alla forma partito ci si concentrava sulle regole, sull’essere uno strumento aperto e accogliente, sulle forme di adesione, ecc. Occorre ripensare la strutture in funzione dei cittadini .. andare al luogo dove vivono i cittadini: le comunità locali, e sperimentare nuove formule di partecipazione. Si parlava di sezioni d’ambiente e sezioni tematiche, e si riflette sul cambio di sistema elettorale: L’abbandono del sistema di tipo proporzionale e il rapido processo che caratterizza la transizione da una democrazia proporzionale ed una democrazia maggioritaria ha messo in rilievo nuove regole, e quindi vanno abbandonate pratiche e abitudini maturate nel sistema precedente. Infine si accennava alla necessità di un finanziamento della politica che fosse trasparente.

A conclusione di tutta questa serie di rilettura e riproposizione dell’esperienza editoriale di Punto a capo si può commentare che molte motivazioni, che sono state alla base della sua nascita e della venticinquennale (all’incirca) presenza, sempre puntuale e aggiornata, restano attuali. Infatti la politica, pur in situazioni e con presenze partitiche diverse, molto sovente non è stata in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di modernizzazione e di richiesta di trasparenza e partecipazione oltre che di etica e di pluralismo.

Punto a capo, nasce in un momento di crisi della DC quando, anche a seguito del referendum sul divorzio, si intuisce che serve un colpo di reni per rimettere in carreggiata il partito, ammaccato dalla sconfitta ma che ancor più mostrava di non essere più il centro della politica nazionale; si rilancia in un periodo nel quale si intravvedono i segnali di un degrado sia morale che di incapacità nel dar corso a riforme imposte dall’incombente globalizzazione, e che sfocerà in tutta la sua gravità con <mani pulite>, alla fine del primo tempo della vita repubblicana; verrà utilizzato infine per tentare un rilancio degli ideali, delle proposte, della cultura politica del popolarismo democratico e sociale nella seconda parte della Repubblica, posizionandosi nel campo del riformismo di centro sinistra, nel clima bipolare; e anche con l’arrivo di una generazione nuova. Un lungo periodo nel quale si possono individuare coerenza e concretezza.

Anche nella situazione attuale, con partiti nuovi e un assetto istituzionale, elettorale, e partitico non assestato definitivamente, le linee enunciate da un periodico come Punto a capo restano indicative di un modo di far politica e di affrontare gli argomenti sociali, economici, ambientali, del lavoro e dell’impresa, per realizzare quindi il bene comune. Il popolarismo, che oggi è disperso in tante realtà politiche e sociali, e che apparentemente sembra in una situazione che è stata definita di “irrilevanza” di “insignificanza”, attende che ci sia chi sappia riprendere le fila di un progetto che non si è esaurito, di chi sia in grado di aggregare in un tentativo minimo di organizzazione. E forse anche uno strumento come lo è stato Punto a capo potrebbe essere molto utile, non solo al livello periferico.

(fine – Punto a capo)

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