Popolari di sinistra (sesta parte)

Carlo Baviera

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redPrima di concludere (di questo secondo periodo dedicato alla riproposizione della “vita” del periodico <Punto a capo>), propongo una esposizione di argomenti che possono suddividersi in tre parti: quella sull’approfondimento del ruolo che si riteneva dovesse svolgere la DC; quella relativa allo svolgimento e ai risultati dei Congressi; quella rivolta agli approfondimenti riguardo alla riforma degli enti Locali, alle notizie sulle iniziative a livello regionale, al dibattito sulla Guerra del Golfo.

Partiamo dal discorso riguardante i Congressi. Siamo nella seconda metà del 1989, e <la stagione dei congressi> prevede il rinnovo del Comitato Regionale e di quello Provinciale. La sinistra locale della DC si presenta con i propri candidati sotto lo slogan “Per un partito possibile”.

Su Punto a capo si motivano le posizioni con cui si intende concorrere al rinnovamento della presenza democratico cristiana. “Nel corso degli ultimi mesi si è cercato di riavviare il dibattito nel partito, sottolineando la situazione per più aspetti negativa determinata dall’insufficienza del confronto sui contenuti locali e nazionali della nostra azione politica.[..] <le nostre preoccupazioni tese a verificare le condizioni per un’intesa unitaria non formale, fondata su una vera collegialità, hanno ricevuto una preoccupante disattenzione”.

Ci si dilunga, a questo punto, sul “partito che vorremmo per dare risposte politiche ai problemi della comunità provinciale”; li sintetizzo brevemente. “Un deficit di sviluppo sociale, economico e demografico che la (la comunità provinciale) sta progressivamente atrofizzando”; costruire un partito di proposta e di programma, esigente “che non accetti tutto l’esistente come dato non modificabile [..] Un partito capace di una politica mite, riscaldata dai raggi della solidarietà”, un partito che sappia essere aperto, trasparente e unitario “capace di fare armonia delle tante e positive nostre diversità e articolazioni anche territoriali”, un partito popolare capace “di individuare alcune forti priorità: l’ambiente e la salute, le tante emarginazioni, i problemi della disoccupazione nonché di un razionale utilizzo del tempo libero, valorizzazione non strumentale della presenza femminile con particolare attenzione della pari opportunità sul lavoro in famiglia nel sociale e nel politico, i rapporti tra potere economico informazione e democrazia. [..] Questo partito, come lo vorremmo e per il quale lottiamo è, allora, un partito possibile”.

Nel numero successivo si dà conto dei risultati congressuali: a livello regionale la sinistra ha ottenuto il 30,47%, al congresso provinciale  il 29,85%. Il nuovo Segretario Provinciale è Roberto Livraghi (il candidato delle sinistre Giancarlo Cattaneo ha ottenuto il 31,63%. Per questo motivo gli esponenti della lista manifestavano “soddisfazione per il risultato conseguito da Cattaneo, che ha raccolto consensi superiori a quelli spettanti alla lista [..] Prendono atto che la relazione del neo segretario ha offerto significative valutazioni  per la fase successiva”. Nel bollettino si riportava l’intervento svolto al congresso da Giancarlo Cattaneo, il quale rimarcava come le assemblee avessero evidenziato che “il partito sta attraversando una fase di difficoltà e di crisi”, ed evidenziando come stesse sfumando l’idea di interesse generale, la capacità di aggregazione e mediazione delle forze politiche, mentre si stesse affermando una cultura pragmatica costruita sulla “scambio politico”. “Proprio questa crisi (e il vento della libertà che scuote in questi giorni i Paesi dell’Est) apre uno spazio enorme a un’iniziativa di pensiero cristianamente radicato [..] da essa deducendo i contenuti su cui costruire il rapporto con la gente”. “In vista delle prossime elezioni amministrative occorre che la DC elabori una proposta per lo sviluppo della Provincia. Non si tratta di fare una lunga ed esaustiva lista di cose da fare, ma che sappiamo cogliere le esigenze della gente, ascoltando la gente”.

Si elencavano anche gli eletti nel Comitato Provinciale, che per la Sinistra erano 11: Balduzzi Renato, Baviera Carlo, Camurati Paolo, Cassinelli Ernesto, Cattaneo Giancarlo, Coppo Riccardo, Goglino Cesare, Toso Gabriele, Vandone Luciano, Venturelli Umberto, Ziccardi Vito.

Passiamo, tenendo conto delle indicazioni e riflessioni congressuali, alla questione dell’approfondimento del ruolo che si riteneva dovesse svolgere la DC. Sono passati due anni, siamo nel 1991, e si avverte sempre più che le speranze di rinnovamento e risalita si stiano attenuando. Anche se <mani pulite> non è ancora esplosa, all’interno del partito le persone più attente si pongono continuamente il problema della moralità della politica, della trasparenza, della partecipazione, della neutralità delle istituzioni. Non a caso il n. 1 del 1991 informa sul prossimo incontro/dibattito con l’on. Mino Martinazzoli dal titolo “Per una politica virtuosa”; incontro che sarebbe stato seguito da un dibattito, a poca distanza di tempo, fra Mastella e Leoluca Orlando sul tema “I cattolici democratici e il futuro della politica”. E il titolo dell’articolo di fondo era, significativamente, “Per una politica possibile, iniziative per riflettere sulla condizione attuale della politica”, in cui si afferma che, nonostante il crescere della disaffezione verso l’impegno politico tradizionale, “ si deve pur ammettere che non è venuto meno il bisogno di politica [..] anzi taluni problemi collettivi (dalla pace all’ambiente, alla qualità dei servizi pubblici) trovano enorme risonanza nelle coscienze e chiedono una risposta di sintesi”.

Il rimedio alla crisi “è allora una politica diversa, non l’assenza della politica o la fuga nella protesta senza speranza”; questa politica diversa la si è chiamata <politica possibile> che sia capace “di consentire al tempo stesso partecipazione popolare ed efficienza decisionale” per la quale serve un partito dove si discuta, ci si riunisca spesso, crei cultura politica attraverso la fatica della proposta e della presenza politica.

Infine, terzo gruppo di argomenti, il bollettino forniva informazioni su come procedere all’applicazione dalla legge 142/90 di riforma degli enti Locali, tenendo conto anche dei contributi del Sen. Riccardo Triglia, che anche nella sua qualità di Presidente Nazionale dell’Associazione dei Comuni Italiani, aveva partecipato alla stesura del testo legislativo soprattutto per la parte relativa alle finanze; dalle procedure per realizzare e deliberare gli Statuti Comunali (la formazione degli Statuti costituisce il punto più importante e delicato non solo per la vita futura delle istituzioni locali, e in particolare per i Comuni, ma anche per le sorti della democrazia del nostro Paese) al futuro dei Consorzi e sulla loro trasformazione (adeguamento delle strutture, regole finanziarie, servizi da gestire).

Nel numero di inizio 1991 non si poteva evitare l’argomento molto dibattuto nel Paese, sulla Guerra del Golfo, dove l’Italia era per la prima volta formalmente in guerra (seppur in una coalizione appoggiata dall’ONU) dopo la costituzione della repubblica. Si riportava la cronaca di un incontro organizzato a Tortona con l’on. Goria, il quale spiegava come l’Italia, di fronte alla decisione dell’ONU, non potesse stare alla finestra e nel contempo di pensare al “dopo” impegnandosi per il superamento degli squilibri fra Nord e Sud del mondo e per il rispetto dei diritti di tutti i popoli. Sull’argomento si pubblicava anche il testo di una “lettera aperta” dell’on. Bodrato: “la gravità della situazione  rende per me doverosa una riflessione sulle posizioni assunte nel dibattito parlamentare. Bisogna ricercare fino all’ultimo una soluzione pacifica; sottolineare i limiti della presenza militare italiana nella necessità di dare attuazione alla risoluzione dell’ONU, la cui autorità è garanzia di ordine internazionale; condannare l’aggressione di Saddam; avviare subito iniziative per i diritti del popolo Palestinese e del Libano; riconoscere ai democristiani che pongono motivi di coscienza il diritto di votare in difformità dal gruppo”, e si insisteva su numerosi altri punti dalla responsabilità di chi aveva armato Saddam all’intreccio con interessi petroliferi, dagli esiti della guerra che avrebbero reso difficile l’equilibrio del mondo arabo alla necessità di distinguere all’interno del mondo pacifista tra chi è in buona fede e chi maschera ideologia meno pacifiche.

Per necessità di completezza è ancora da segnalare, a conclusione di questa serie di notizie, che venivano riportate iniziative dei livelli regionali (una lettera aperta dei Consiglieri Regionali della DC sui problemi dell’agricoltura, il provvedimento della Giunta sul riconoscimento dei danni provocati dalla siccità) e provinciali (la presentazione, grazie all’impegno del Consigliere delegato Agostino Gatti, degli Atti della conferenza per l’occupazione e lo sviluppo organizzata nell’89, un contributo per fornire soluzioni al problema  della disoccupazione insieme “all’Osservatorio del Mercato del Lavoro a cui sto lavorando con i sindacati”).    

(fine sesta parte)

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