Popolari di sinistra (quinta parte)

Carlo Baviera

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pclogoSi è evidenziato nel precedente intervento, relativo al secondo tempo (chiamiamolo così) dell’opuscolo <Punto a capo>, quanto fossero i temi dell’ambiente e dell’ecologia (erano emersi poco tempo prima le vicende della Valle Scrivia e di Serravalle riguardante l’inquinamento a seguito di uno scorretto smaltimento di rifiuti tossico-nocivi, e dell’inquinamento dell’acquedotto e della falda di Casale Monferrato, sempre a seguito di comportamenti dolosi nello smaltimento dei rifiuti di liquami industriali), del welfare da ripensare per poterne garantire il futuro, della corretta informazione (si era nel pieno delle discussioni su quella che diventerà la Legge Mammì riguardante il sistema televisivo in particolare i canali privati), del sistema industriale e dell’inizio delle rilocalizzazioni (anche all’estero), delle concentrazioni finanziarie, gli argomenti sui quali si sentiva l’esigenza di dibattere, confrontarsi, proporre.

Nel contempo venivano evidenziati l’esigenza di moralità della politica, l’esigenza di difendere sempre e comunque gli interessi generali di fronte al costituirsi e rafforzarsi di <poteri forti>, di mantenere un radicamento ideale collegato all’ispirazione cristiana e attraverso a percorsi di partecipazione e responsabilità. Da tener presente che è di quell’anno la traumatica decisione di prendere parte alle operazioni della prima Guerra del Golfo, che vedeva l’Italia (seppur molto limitatamente) in armi dal 1945.

I temi della riforma della politica venivano affrontati particolarmente nelle annata del 1991 del bollettino.

Il numero 1 del IV anno, infatti, ha come titolo “Per una politica possibile – insieme di iniziative per riflettere insieme sulla condizione attuale della politica” e preannuncia per il 2 di febbraio del 1991, come prima iniziativa, un incontro-dibattito con la partecipazione dell’On. Mino Martinazzoli: “allo scopo di riflettere insieme sulla condizione attuale della politica, sugli strumenti attraverso cui ridare speranza alle comunità locali, sul ruolo del partito e sulla perdurante validità dell’ispirazione cristiana. [..] Nessuno di noi si copre gli occhi di fronte alla crescente disaffezione verso l’impegno politico tradizionale, alla diffidenza con cui  strati sempre più ampi di cittadini percepiscono  quello che significativamente e spregiativamente viene chiamato il <Palazzo>. D’altra parte non è venuto meno il bisogno di politica pensiamo solo alle drammatiche vicende di questi giorni, e all’incalcolabile rischio che l’intera umanità corre quando la voce della politica tace, e parla la voce delle armi)”. “E’ allora una politica diversa, non l’assenza di politica o la fuga nella protesta senza speranza, il rimedio alla crisi che sovrasta”. Politica non come estenuante trattativa sui posti del sottogoverno, non come copertura per operazioni individuali o di gruppo, ma come scommessa sulla capacità delle comunità di definire il proprio futuro. Fondata su un metodo nuovo, capace di far coesistere partecipazione e efficienza decisionale. Politica consapevole di non essere l’unico luogo per definire il futuro delle comunità. “Per rendere possibile questa politica occorre un partito visibile. Dove si discuta, ci si riunisca spesso e per decidere. .. Un partito che rispetta le diversità al proprio interno, .. che riveda le regole e gli stili del proprio tesseramento, .. che sappia stare nelle Istituzioni con dignità, .. che sappia fare selezione del proprio personale”.

Questioni che si ripropongono e approfondiscono, entrando ancor più nel merito, al numero 2 dello stesso anno dove si presentano (quasi integralmente) gli atti di un Convegno tenuto il 20.0.1991 dal Titolo “Rifondare i partiti per rifondare la politica”. Siamo alla vigilia dell’esplosione di <mani pulite> che scombussolerà tutta la politica e inguaierà, molto spesso a ragione, non pochi esponenti dei partiti nazionali e locali. Siamo anche alla vigilia della importante e significativa “Nota pastorale della Commissione ecclesiale Giustizia e Pace «Educare alla legalità»”, pubblicata il 4 ottobre 1991. Perciò si dimostra tempismo, attenzione, sincera convinzione nell’affrontare l’argomento. “Ci si proponeva di riaprire una riflessione all’interno della Democrazia Cristiana e fuori di essa attraverso un confronto con le Associazioni cattoliche, le categorie economiche, le associazioni sindacali, e con le altre forze politiche sulla crisi dei partiti e sull’esigenza di rifondare la politica in generale, ma anche nella nostra provincia. L’enorme successo di presenze qualificate e il notevole livello di contributi portati nel dibattito ha dimostrato il grande interesse che c’è nella gente”.

Gli spunti di riflessione erano contenuti in un documento in 16 punti. Per quanto riguarda la situazione generale – 1. La crisi della politica. 2 Riguarda anche la DC? 3. L’ispirazione cristiana (l’ideologia laicista, quella consumistica sono in pieno rigoglio; un cattolico coerente con la propria fede non può votare, con tranquilla coscienza, i partiti che a queste ideologie si ispirano). 4. La questione morale. 5. L’immagine e la rifondazione (non solo rinnovamento nel comportamento morale, ma anche una vera e propria rifondazione culturale e programmatica, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa). 6. Il ruolo storico e i tempi nuovi. 7. Le grandi trasformazioni da affrontare (cresce l’emergenza Nord Sud del mondo, si affermano Germania e Giappone, si unisce progressivamente l’Europa, si risveglia il modo arabo; l’Italia diventa industriale e terziaria, diminuiscono operai e contadini, si sono frantumati e corporativizzati gli interessi, da Paese più prolifico a quello in cui si nasce di meno). 8. La rifondazione della DC. 9 La rifondazione culturale ed un nuovo programma (linee programmatiche che riguardino i problemi istituzionali, quelli gravissimi del debito pubblico, dell’evasione e dell’elusione fiscale, quello della giustizia e della criminalità, quello dei servizi e della Pubblica Amministrazione. .. I problemi della persona umana e della sua affermazione nella società, nella famiglia, e nel mondo del lavoro. .. Infine i problemi delle politiche comunitarie).

Mentre riguardo alla Provincia di Alessandria: 10. Una realtà disgregata, senza futuro (pesante perdita di popolazione, sistema produttivo fortemente ridotto, servizi alla persona non sempre garantiti. [..] Non ci sono alternative: o ci sarà una forte ripresa di natalità e una ripresa di mobilità o non si scamperà al declino [..] Dobbiamo aprire la nostra società. Ma per attrarre personale è necessaria la qualità globale della Provincia). 11. La responsabilità dei partiti (ottusa chiusura  campanilistica della città capoluogo, miopia di una parte della dirigenza politica che si associa in modo trasversale all’acquisizione del consenso). 12. Cos’è la DC (Vivaci dirigenze locali non sono riuscite a modificare una modalità di presenza verticistica, chiusura della maggioranza ad un reale lavoro collegiale, e si protrae il tentativo di tenere al margine una parte viva e consistente del partito).  13. Gli obiettivi: rafforzare le istituzioni attraverso una svolta etica (rendere più efficienti i governi locali con la distinzione tra titolari di funzioni politiche e titolari di funzioni gestionali; ricostruire rigore e neutralità nelle procedure, trasparenza nel rapporto con i cittadini, possibilità di maggior controllo e responsabilizzazione dei funzionari). 14. Subordinare le alleanze ai programmi . 15. Undici progetti per un programma di risveglio della Provincia (… sinergie tra soggetti pubblici e privati … innovazione tecnologica … politica di prevenzione della malattia e della non autosufficienza … sostegno di azioni a favore della famiglia e della natalità … adeguamento del sistema formativo e forte lancio dell’Università … tutela dell’ambiante … ). 16. Rinnovamento interno alla DC (che evidenziava: la progettualità, l’ispirazione cristiana, la formazione, la partecipazione, questioni organizzative).

Questo documento era stato firmato da: Fulvio Abre, Ezio Allegri, Giuseppe Alvigini, Flavio Ambrosetti, Renato Balduzzi, Carlo Baviera, Ugo Beccuti, Gianni Boselli, Franco Brignone, Natale Busseti, Ernesto Cassinalli, Anna Maria Castagnello, Giancarlo Cattaneo, Cesare Chiesa, Riccardo Coppo, Luigi di Marco, Paolo Ferrari, Paolo Ferraris, Dario Fornaro, Fabio Gandini, Agostino Gatti, Piero Genovese, Cesare Goglino, Giovanni Gotta, Fabrizio Grassi, Ambrogio Lombardo, Fabrizio Palenzona, Luciano Patrucco, Franco Piana, Lelio Regalzi, Roberto Repetto, Osvaldo Repetto, Casare Ricci, Gabriella Sassone, Paolo Staurino, Luigino Tosi, Gabriele Toso,  Riccardo Triglia, Luciano Vandone, Antonio Vanin, Umberto Venturelli, Biagio Verde, Vito Ziccardi.

<Punto a capo> riportava anche i contributi al dibattito da parte dei rappresentanti del mondo economico e produttivo (Roberto Cava per l’Associazione Commercianti il quale suggeriva, prima ancora che interventi di ingegneria istituzionale, interventi di moralizzazione del sistema e che alla partitocrazia non si sostituisse la tecnocrazia; l’imprenditore Pier Giacomo Guala “nel progettare il cambiamento occorre privilegiare sulla scena politica le persone che hanno una professione reale, i trenta-quarantenni, ma soprattutto ricordare che è l’immobilismo il vero pericolo”), e degli esponenti del proprio retroterra culturale e valoriale ( Carla Cattaneo Presidente Provinciale ACLI: “riqualificare la funzione dello Stato sociale [..] Dallo stato del benessere si deve passare ad una comunità solidale. [..] Inaugurare una nuova stagione di democrazia attraverso una coraggiosa riforma istituzionale”. Agostino Pietrasanta Presidente Consulta diocesana dei laici, il quale ricorda che “l’ispirazione politica del cattolicesimo democratico è radicata nella valenza positiva delle autonomie locali e dei soggetti sociali, nella promozione sociale della persona e della famiglia [Si è sufficientemente pensato all’autonomia economica delle famiglia? La domanda di partecipazione ha trovato sbocchi sul piano istituzionale]” e sottolineando che “un partito democratico-cristiano è per sua natura, un partito anti-partitocratico” evidenzia come non possa sostituirsi né alle istituzioni né al cittadino e che nel “coniugare il mercato con la solidarietà, per ovviare agli spetti negativi del capitalismo, [..] dovrà puntare alla destinazione sociale dei beni” e considerare che “l’impegno per la formazione è prioritario”. Mario Scotti Segretario Prov. CISL: pone la questione del rovesciamento della società dei due terzi “Come e con quali coerenze si scelte sostenere le ragioni del terzo della nostra società che non conta? Parla di giustizia fiscale, di riforma delle pensioni “da verificare bene e da confrontare in modo aperto e sereno” sul piano generale mentre in Provincia, dove si perdono occupati e si riaffaccia la cassa integrazione, “quel che più preoccupa è la mancanza di un disegno di sviluppo provinciale. [..] Qui l’amministrazione ell’esistente è la regola aurea. [..] Bisognerà anche chiedersi un giorno o l’altro come e quanto circolano le idee in questa provincia, come funzionano i rapporti con i mass-media locali”. Eugenio Torchio Direttore Coldiretti: “Il successo di gruppi e di <lighe> proprio in ambiente rurale, ci obbligano ad interrogarci sui ritardi e sugli errori [..] il fatto che il malessere si esprima sul piano politico piuttosto che sul piano economico-sindacale non ci consente nessun disinteresse. [..] Ecco perché non è possibile limitarci ad una rappresentatività professionale mavogliamo essere un soggetto politico. [..] Anche il mondo agricolo è stanco di affidare le proprie sorti agli intrallazzi di quei politicanti che riemergono una volta ogni cinque anni. Per riconquistare la fiducia dei produttori occorre capire le difficoltà in cui si dibattono da anni).

Il Convegno rappresentava un segno di attenzione anche per quanto riguarda la necessità di intervenire rapidamente, in una situazione che, solo un anno dopo, avrebbe costituito la fine del primo tempo della Repubblica, mettendo in crisi tutti partiti tradizionali e aprendo le porte ad un periodo discusso e non risolutivo durato vent’anni. Periodo che ha immesso nella politica concetti e presenze che hanno indebolito la concezione di democrazia, ristretto gli spazi di partecipazione, allargato il ruolo della tecnocrazia.

(fine quinta parte)

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