Opposizione e preparazione

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Lo ritenevo più accorto: Che Luigi Di Maio pensasse di raggiungere un successo elettorale sufficiente a governare da solo, non credo; che sperasse di ottenere il maggior risultato possibile giurando e spergiurando che avrebbe rifiutato qualsiasi inciucio che oggi chiama accordo, mi sembra possibile; che invece non abbia previsto che la sua splendida separatezza avrebbe avuto conseguenze sugli accordi di governo di cui vuole essere il premier a prescindere è del tutto evidente. Sta appunto in questa ultima variabile la mia opinione attuale, prima non prevista, circa la poca accortezza del grillino/capo.

Residua un’ulteriore variabile che trova la sua prova nella mossa di Salvini, il quale si accorda con Berlusconi e Meloni per compattare la comune salita al Quirinale, alle date future e da staqbilire. Certo M5S è il partito più votato, ma il nostro simpatico leader non sembra rendersi conto che dovendo realizzarsi un’inevitabile convergenza di coalizione, almeno in previsione di un possibile governo, il capo dello Stato deve dare uno spazio adeguato di presenza a tutti gli attori della scena politica: imporre o anche solo proporre la pregiuudiziale della propria nomina a Presidente del Consiglio, oltre ad essere offensivo per le istituzioni rappresentate da Mattarella, appare almeno inopportuno sul piano politico, nutrito di ignoranza per la storia di un Paese in cui alcuni premier di partiti meno votati, sono stati sostenuti da una DC che pur aveva la maggioranza relativa. Succede così che Salvini, che nutre i suoi sogni legittimi, gli faccia uno sgambetto.

Ancora. Per quanto all’interno del Centro/destra si tenti di rimuovere la presenza di Berlusconi e all’interno del PD quella di Renzi, lasciarsi imporre delle pregiudiziali dall’esterno non garba a nessuno: se il Centro/destra non gradisce più la centralità berlusconiana e il PD non vuole più Renzi lo vuole decidere ciascuno per conto suo, senza arroganti pretese del Luigi, il quale, oggi, dopo lo sgambetto silviano, afferma deciso di non porre pregiudiziali su cui aveva spergiurato fino a ieri. Insomma, senza ritornare ai maneggi della odiata (talora rimpianta) “prima repubblica” un po’ di sana andreottiana accortezza non guasterebbe.

Vengo però alla questione che mi sta più a cuore e, credo, del tutto legittimamente, con buona pace dei detrattori della “vecchia politica”. Spero e lo dichiaro senza giri di parole che il PD non abbocchi alle profferte di una leadership (eufemismo) tanto mobile nei percorsi, quanto instabile nelle conclusioni e tutto questo per una serie di ragioni che mi limito a titolare.

Primo. Non è vero che stare all’opposizione significa ritirarsi sull’Aventino e disinteressarsi del bene del Paese; significa al contrario garantire una dialettica su varie questioni indispensabili alla democrazia.

Secondo. Io credo che la storia abbia il suo significato; e dunque spero che il PD ricordi il trattamento riservato a Bersani da Grillo nel 2013; da quel momento venne intrapreso un percorso che portò Renzi al potere. Qualunque giudizio si voglia dare sul renzismo (io non sarei troppo severo) per dei leader che vogliono “rimuovere” Renzi, la cosa dovrebbe avere un certo rilievo e non per improponibili rivalse, ma per ovvia attenzione alle imprevedibili “mobilità” dei grillini.

Terzo. Ci sono troppi punti programmatici o comunque obiettivi che solo il PD oggi garantisce; accettabili o meno che siano, tuttavia i percorsi di costruzione europea, le tappe per governare l’immigrazione, le scelte in campo di promozione del lavoro, sono difficilmente confrontabili e non solo risolvibili, attraverso spurie collaborazioni.

Quarto e fondamentale. L’idea stessa di politica che si propone e la ricostruzione difficilissima (speriamo non impossibile), ma indispensabile alla democrazia rappresentativa, di un tessuto di realtà e soggetti capaci di dialettica e di confronto per determinare la politica della nazione. Sono da pensare perché non ci sono più quelli tradizionali a cominciare dai “corpi intermedi”. E per ricostruire forse l’opposizione è scelta obbligata: In definitiva: opposizione per la preparazione. Ovviamente con l’augurio per ogni opportuna speranza.

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