Giuda, fratello dell’umanità

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Una felice indicazione del card. Kasper, riportata qualche giorno fa, dal quotidiano di ispirazione cattolica (perché non cristiana?), indica la giusta valenza della parola misericordia. L’eminenza reverendissima, già presidente del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani, mette in guardia dal pericolo di declassare il significato dell’espressione e di datarlo come ripetizione vuota e obsoleta. Il suo senso vero lo suggerisce, continua il porporato, l’etimo letterale: “avere cuore (cor) per i poveri (miseri).

La precisazione mi ha colpito perché l’ho immediatamente collegata, per associazione di idee, ad una delle prediche più inquietanti di don Primo Mazzolari, sia per la sua provocazione profetica, sia per i tempi preconciliari (aprile 1958) in cui è stata pronunciata: una predica che interpreta la storia di ogni uomo con riferimento al tradimento di Giuda; e, anche per questo, mi sono determinato a ritornarci nel “domenicale” della Pasqua. Per Mazzolari i miseri cui non viene a mancare il cuore di Cristo (la precisazione di Kasper) sono tutti gli uomini, sia pure a diverso titolo, ma come miseri sono tutti legati a Giuda il traditore. Il sacerdote mantovano la sera del giovedì santo pone un tremendo problema, “… come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi o miei cari fratelli (sta parlando ai suoi parrocchiani nella chiesa di Bozzolo), il mistero del male? Sapete dirmi come siamo diventati cattivi? Eppure tutti ad un certo momento abbiamo scoperto dentro di noi il male; non sappiamo perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Ad un certo momento l’apostolo è diventato il traditore; il cristiano un traditore e un negatore” Si tratta di una sorpresa non sempre spiegabile. La sorpresa della nostra fratellanza con Giuda, fratellanza di miseria, di tradimento cui però corrisponde un’amicizia di Gesù che non viene mai meno perché (continua don Primo) “…noi possiamo tradire l’amicizia di Cristo, Cristo non tradisce mai noi suoi amici, anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo, anche quando lo neghiamo. Davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consuma il tradimento del maestro: Più oltre concludendo il suo intervento, Mazzolari arriverà ad affermare, “…anche quando rifiuteremo il sacerdote nell’ultimo momento della nostra vita ricordiamoci che per Lui noi saremo sempre gli amici”.

La prima volta che ho ascoltato queste parole, per me che avevo appreso dal catechismo di Pio X che il rifiuto dei Sacramenti nel fine vita costituiva il segno probabile, se non certo della dannazione, è stata un’emozione indescrivibile. Soprattutto però ho preso atto che la fratellanza con Giuda stava in una comune miseria cui fa riscontro la disponibilità del cuore di Gesù: che ha cuore per la fragilità degli uomini comunque essa si presenti, la misericordia in quanto avere cuore per i miseri, per la miseria.

Forse però la proposta più inquietante della predica mazzolariana sta in due successive conclusioni Una pone in difficoltà la pastorale che resiste, ma che in allora era predominate e cioè la gravità di una colpa di Giuda che non sta nel suo tradimento, ma nella disperazione dell’amicizia di Gesù proprio nel momento che lo tradiva; la seconda nel processo ulteriore che arriva a pensare le possibilità di salvezza anche di colui che dispera e arriva al suicidio. In un passaggio pastorale in cui si negava la sepoltura cristiana al suicida, la provocazione sembra insuperabile dalla dottrina. Don Primo però non può non pensare, e lo dice, che l’amicizia del Signore non abbia determinato effetti di apertura e di grazia. Serve la citazione: dopo aver detto che durante la messa (siamo nel giovedì santo), pregherà anche per Giuda, aggiunge “…non posso non pensare che anche per Giuda, quella parola amico che gli ha rivolto il Signore mentre lui lo tradiva non posso non pensare che questa parola abbia fatto strada nel suo cuore…” La salvezza così è per tutti, anche per Giuda e offerta ad un’umanità che nei suioi problemi bene spesso si sorprende perché capisce di essere in comunione di fratellanza con Giuda.

Siamo a Pasqua e tanto i credenti, quanto quelli che non pensano di poter condividere la mia fede vorranno scusarmi se ho scelto un argomento più respirabile del dibattito politico in corso.

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