A proposito di “in un’ora sola ti vorrei”

Angelo Marinoni

La recente vicenda della raccolta firme promossa da Edicola Signorelli “in un’ora sola ti vorrei” svettante sul sito del Comune di Alessandria che richiede non ho capito a chi un treno diretto per Milano che ci metta un’ora impone una riflessione e qualche dato per capire cosa sia in realtà una proposta e cosa una serie di desiderata un poco confusi.

Premesso che non posso che solidarizzare con chi rivendica maggiore e migliore servizio ferroviario credo, però, sia cosa utile mettere ordine nei numeri che detti senza ordine non sono dati.

Va premesso che è’ abbastanza curioso che un Comune di 95 mila abitanti con l’area ferroviaria più grande d’Italia al suo interno debba rassicurarsi tramite una consultazione popolare sull’opportunità di istituire treni veloci che colleghino la città a Milano: credo che tutti, interrogati se preferiscano essere belli e ricchi o brutti e poveri, rispondano belli e ricchi, ma è abbastanza curioso il fatto che si chieda di estrinsecare un desiderata, ma non si specifichi cosa si intenda fare per attuarlo, a chi ci si intenda rivolgere, quali attori si intendano coinvolgere.

Fatta la necessaria premessa polemica con il presente contributo non intendo criticare, se non un certo metodo approssimativo e gioviale su temi che gioviali non sono, ma contribuire a ottenere un risultato, capendo cosa si possa chiedere a chi e cosa ragionevolmente si possa ottenere.

Partiamo da quelli che mi paiono nella vicenda gli elementi meno noti, ovvero i dati.

Il servizio ferroviario regionale è dal 2000 di competenza regionale e le poche tratte interregionali conservate sono state assegnate secondo diversi e complessi criteri, per quanto concerne Alessandria le linee interregionali che la coinvolgono sono la linea Torino – Genova che è di competenza della Regione Piemonte e la linea Torino – Piacenza (Bologna – Ancona), che è stata soppressa dalla giunta Cota (per questo i vecchi Torino – Bologna – Ancona ora partono da Voghera).

Il collegamento Alessandria – Milano Centrale è stato istituito dalla Regione Lombardia perché la Regione Piemonte riconosce una sola coppia di treni Asti – Milano Centrale che passa da Alessandria alle 07.08 e vi torna alle 19.56.

Esiste da sempre un collegamento Alessandria – Milano Porta Genova, insulsamente bistrattato che persiste, sempre a totale carico della Regione Lombardia, su fascia pendolare.

Visto che corre voce che non ci siano treni diretti per Milano e che ci si impieghi due ore per andare a Milano è opportuno un tassonomico elenco:

Partenze treni REGIOEXPRESS da Alessandria per MILANO CENTRALE (ferma a Tortona, Voghera, Pavia, Milano Rogoredo, Milano Lambrate): 05:11, 07:08, 12:11, 13:11, 15:11, 17:11, 19:11, 21:11)

Partenze treni REGIOEXPRESS da MILANO CENTRALE ad ALESSANDRIA (fermate le stesse): 08:25, 11:25, 13:25, 15:25, 17:25, 18:30, 19:25, 23:25).

 I tempi di percorrenza sono per i 104 km di ferrovia di 1.11 fra Alessandria e Rogoredo, 1.17 fra Alessandria e Lambrate e 1.24 fra Alessandria e Milano Centrale.

Le fermate intermedie non sono eliminabili e i tempi sono migliorabili utilizzando materiale non limitato a 140 km/h e sfruttando al massimo l’infrastruttura di sei o sette minuti, forse dieci ma operando su una linea ad alta densità le tracce sono standard e non facilmente modificabili.

Per confronto in auto in condizioni di assenza o quasi di traffico da Alessandria al Parcheggio di Famagosta ci si impiega rispettando i limiti 56 minuti, poi bisogna parcheggiare (solitamente in alto se non si arriva presto) poi scendere alla metro e raggiungere la stazione desiderata, ipotizzando Centrale ci attestiamo sull’ora e venticinque.

Risulta quindi una criticità dei collegamenti fra Alessandria – Milano persistente, ma diversa e soprattutto diversa è la risposta che si otterrà a seconda che si chieda a Regione Lombardia di velocizzare la relazione, magari attraverso la Regione Piemonte visto che noi paghiamo lei, a seconda che si chieda a un vettore privato di intraprendere una relazione veloce a mercato fra le nostre zone e Milano Centrale (facendo la tara che manca il mercato resta il problema che mancano i binari), a seconda che si chieda genericamente allo Stato di fare qualcosa.

Sicuramente subito si potrebbe colmare quel vuoto al mattino che costituisce un vero problema fra le 07.00 e le 12.00 e probabilmente la petizione o meglio il Comune di Alessandria che se ne fa portavoce avrebbe voce e spalle con le firme per pretendere un rafforzamento a spesa piemontese anche se gestito da regione Lombardia di almeno un nuovo treno RegioExpress Trenord facilmente ottenibile arretrando ad Alessandria il Tortona – Milano Centrale almeno fino a che non verrà riaperta la Novi – Tortona.

Sicuramente si potrebbe migliorare il buco delle 20 da Milano verso Alessandria. Normalmente quando non esiste il treno diretto per Alessandria si possono prendere i Milano – Genova e cambiare a Tortona, ma alle 20:25 il cambio per Alessandria è nientemeno che ad Arquata Scrivia, soluzione non sicuramente confortevole e piuttosto goffa.

A quel punto perché la nostra richiesta abbia un senso dovrà essere rivolta alla Regione Piemonte e alla Regione Lombardia affinché trovino soluzioni veloci e condivise per velocizzare il percorso e ottimizzarne gli orari nel limite del lecito per cui non ci si aspetti oltre qualche minuto (inutile ottenere tempi stretti e arrivare sempre in ritardo, basti pensare il pandemonio che ha comportato l’inserimento di una freccia rossa in orario di punta fra Pavia e Milano Rogoredo) e ottimizzazione degli orari ed in questo senso qualche sforzo può essere fatto, ma sicuramente deve partire da sponda piemontese visto che stiamo parlando di un servizio finanziato da Regione Lombardia.

Sicuramente il Comune di Alessandria può farsi portavoce a quel punto di istanze importanti con il Ministero Infrastrutture e Trasporti, anzi fondamentali per il suo territorio e che sono legate anche all’infrastrutturazione propedeutica alla messa a regime del Terzo Valico: terzo binario, meglio quadruplicamento, Tortona – Voghera e terzo binario, meglio quadruplicamento, Pavia – Milano Rogoredo. In assenza di questa infrastrutturazione ogni richiesta di aumento di capacità è alquanto velleitaria.

Ancora più direttamente sul territorio sarebbe importante una partecipazione del Comune di Alessandria al Tavolo tecnico della Mobilità sostenibile spingendo per il ripristino quanto prima del collegamento Alessandria – Castagnole – Alba, tecnicamente operativo da Nizza Monferrato a Castagnole e cantierizzato da Castagnole – Alba in funzione della riapertura della Asti – Alba. Non ultima esiste il collegamento con Ovada che attende solo il varo di uno dei piani di esercizio progettati dall’AMP regionale.

Questi sono fatti concreti con interlocutori concreti. Come concreto sarebbe riottenere il nostro ruolo di porta dell’Emilia e quindi per esempio riattestare i regionali veloci Voghera – Ancona ad Alessandria che fa nodo con la Torino – Genova. Non è poca l’importanza che potrebbe avere essere connessi direttamente all’asse adriatico essendone l’inizio dal punto di vista infrastrutturale.

Volendo tornare a Milano e chiudere la veloce disamina sull’iniziativa che rimbalza dal sito del Comune di Alessandria resta la Cenerentola delle stazioni lombarde e la più vicina a noi: Milano Porta Genova.

La stazione sui Navigli, a poche fermate di metro dai principali centri direzionali del centro milanese, sulla M2, si trova a 88 km ed è collegata direttamente ad Alessandria con quattro coppie di treni di cui una con una percorrenza attraente di 1.14.

Sicuramente investire su questa tratta sarebbe ottimo per un flusso bidirezionale fra Alessandrino e milanese e sicuramente costerebbe poco terminare il raddoppio fra Albairate e Mortara che consentirebbe alla linea una capacità sufficiente alle gestioni di treni di diverse categoria e quindi anche il nostro treno veloce.

Contrariamente alla linea via Voghera in questo caso pensare a una serie di treni che fermi, per esempio solo a Vigevano e San Cristoforo è senz’altro possibile in presenza del raddoppio e il tempo di percorrenza potrebbe tecnicamente essere sotto l’ora, considerando che l’attuale treno diretto delle 07.25 da Alessandria a Milano Porta Genova facendo Valenza, Mortara, Vigevano, Abbiategrasso e San Cristoforo è previsto alle 08:39 in condizioni di binario unico e infrastruttura satura.

La vicenda un’ora sola ti vorrei se non si concretizza in un’azione concreta con richieste circostanziate sull’infrastruttura e sui servizi ferroviari regionali, cosa che può fare visto il forte patrocinio comunale, è solo un passaggio divertente che confermerà solo la popolarità del tema della mobilità, senza sollevare una vera istanza e quindi non ottenendo alcuna risposta.

La sostanza è che non bisogna aver paura di far dei binari, ma di far delle strade.

 

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15 thoughts on “A proposito di “in un’ora sola ti vorrei”

  1. Tra Alessandria e Milano, nel 1990, esisteva un treno Intercity, dedicato a Giuseppe Parini, con le seguenti tracce orarie:

    668

    Alessandria, partenza ore 7:32

    Valenza, arrivo ore 7:41
    Valenza, partenza ore 7:42

    Mortara, arrivo ore 7:57
    Mortara, partenza ore 7:58

    Vigevano, partenza ore 8:08

    Milano Porta Genova, arrivo ore 8:29

    669

    Milano Porta Genova, partenza ore 17:55

    Vigevano, partenza ore 18:18

    Mortara, arrivo ore 18:27
    Mortara, partenza ore 18:29

    Valenza, arrivo ore 18:45
    Valenza, partenza ore 18:46

    Alessandria, arrivo ore 18:55

    Tempi di percorrenza = 57′ in senso pari, 60′ in senso dispari.

    Velocità = 89.5 km/h in senso pari, 85 km/h in senso dispari.

    Pertanto, non ci sarebbe nulla di nuovo da inventare, anzi, tenendo conto delle esigenze dei Signori Viaggiatori e dei progressi offerti dall’applicazione delle innovazioni della tecnica moderna, si potrebbe limare qualcosa su questi tempi, anticipare la traccia del pari, allo scopo di assicurare l’arrivo più presto a Milano spostare il capolinea meridionale ad Acqui Terme, ovviamente, senza fermate intermedie, ma con condizioni d’ammissione, almeno per i Signori Viaggiatori di seconda classe, consentendo l’uso di questi treni subordinatamente al possesso di biglietto con percorrenza superiore a 50 km, per evitare usi impropri tra Acqui Terme ed Alessandria o tra Milano e Vigevano, spostare il capolinea settentrionale quanto meno a Milano Rogoredo ed, eventualmente, inserire una seconda coppia o due coppie simmetriche a cavallo dell’ora di pranzo. Valutabile l’inserimento di una coppia tra Acqui Terme o addirittura Savona e Novara oppure effettuare il treno con due sezioni, che si separino a Mortara in senso pari ed ivi si riuniscano in senso dispari.
    È, finalmente, giunta l’ora di ripristinare servizi di più ampio respiro (categorie o percorrenze superiori alle attuali) anche sulle linee complementari, ancorché la Alessandria – Mortara – Novara – Arona sia nata come linea di grande comunicazione e retrocessa al rango di complementare solo in seguito ad un infausto decreto del Ministero dei Trasporti numero 43 del 2000, in applicazione di una scellerata riforma costituzionale, la stessa riforma che ha creato ben venti servizi diversi in una Nazione, uno per ogni Regione, senza contare che esistono Regioni come il Sud Tirolo dove una Provincia è autonoma rispetto all’altra ed abbiamo due servizi diversi nell’ambito della stessa Regione: vale per i Trasporti, ma anche per molti altri settori. Limitando l’analisi alla sola mobilità, esistono anche isole felici, ma confinate nel ristretto del loro ambito geografico, all’interno del quale si hanno anche cadenzamenti con frequenze più da metropolitana che da ferrovia, ma sono fortemente penalizzati gli spostamenti su distanze più lunghe o, comunque, che interessino due o più aree geografiche diverse.
    Per quanto riguarda la linea Pavesiana, una quindicina d’anni fa, quindi, in tempi non proprio remoti, esisteva un collegamento Alba – Novara, che andrebbe, saggiamente, ripristinato non appena la linea rientri in attività, così come sarebbe altrettanto saggio istituire delle corse dirette senza rottura di carico tra Alba ed Acqui Terme, prolungate su Genova in determinati periodi come quello della fiera internazionale del tartufo o dell’esposizione vinicola.

  2. Tra Alessandria e Milano, nel 1990, esisteva un treno Intercity, dedicato a Giuseppe Parini, con le seguenti tracce orarie:
    668
    Alessandria, partenza ore 7:32
    Valenza, arrivo ore 7:41
    Valenza, partenza ore 7:42
    Mortara, arrivo ore 7:57
    Mortara, partenza ore 7:58
    Vigevano, partenza ore 8:08
    Milano Porta Genova, arrivo ore 8:29
    669
    Milano Porta Genova, partenza ore 17:55
    Vigevano, partenza ore 18:18
    Mortara, arrivo ore 18:27
    Mortara, partenza ore 18:29
    Valenza, arrivo ore 18:45
    Valenza, partenza ore 18:46
    Alessandria, arrivo ore 18:55
    Tempi di percorrenza = 57′ in senso pari, 60′ in senso dispari.
    Velocità = 89.5 km/h in senso pari, 85 km/h in senso dispari.
    Pertanto, non ci sarebbe nulla di nuovo da inventare, anzi, tenendo conto delle esigenze dei Signori Viaggiatori e dei progressi offerti dall’applicazione delle innovazioni della tecnica moderna, si potrebbe limare qualcosa su questi tempi, anticipare la traccia del pari, allo scopo di assicurare l’arrivo più presto a Milano spostare il capolinea meridionale ad Acqui Terme, ovviamente, senza fermate intermedie, ma con condizioni d’ammissione, almeno per i Signori Viaggiatori di seconda classe, consentendo l’uso di questi treni subordinatamente al possesso di biglietto con percorrenza superiore a 50 km, per evitare usi impropri tra Acqui Terme ed Alessandria o tra Milano e Vigevano, spostare il capolinea settentrionale quanto meno a Milano Rogoredo ed, eventualmente, inserire una seconda coppia o due coppie simmetriche a cavallo dell’ora di pranzo. Valutabile l’inserimento di una coppia tra Acqui Terme o addirittura Savona e Novara oppure effettuare il treno con due sezioni, che si separino a Mortara in senso pari ed ivi si riuniscano in senso dispari.
    È, finalmente, giunta l’ora di ripristinare servizi di più ampio respiro (categorie o percorrenze superiori alle attuali) anche sulle linee complementari, ancorché la Alessandria – Mortara – Novara – Arona sia nata come linea di grande comunicazione e retrocessa al rango di complementare solo in seguito ad un infausto decreto del Ministero dei Trasporti numero 43 del 2000, in applicazione di una scellerata riforma costituzionale, la stessa riforma che ha creato ben venti servizi diversi in una Nazione, uno per ogni Regione, senza contare che esistono Regioni come il Sud Tirolo dove una Provincia è autonoma rispetto all’altra ed abbiamo due servizi diversi nell’ambito della stessa Regione: vale per i Trasporti, ma anche per molti altri settori. Limitando l’analisi alla sola mobilità, esistono anche isole felici, ma confinate nel ristretto del loro ambito geografico, all’interno del quale si hanno anche cadenzamenti con frequenze più da metropolitana che da ferrovia, ma sono fortemente penalizzati gli spostamenti su distanze più lunghe o, comunque, che interessino due o più aree geografiche diverse.
    Per quanto riguarda la linea Pavesiana, una quindicina d’anni fa, quindi, in tempi non proprio remoti, esisteva un collegamento Alba – Novara, che andrebbe, saggiamente, ripristinato non appena la linea rientri in attività, così come sarebbe altrettanto saggio istituire delle corse dirette senza rottura di carico tra Alba ed Acqui Terme, prolungate su Genova in determinati periodi come quello della fiera internazionale del tartufo o dell’esposizione vinicola.

  3. Leggendo l’articolo, è evidente come l’Autore pensi di essere l’unico ad aver studiato la situazione attuale. Possiamo rassicurarlo che, anche se dal testo sembra siano sprovveduti e poco competenti, i promotori della “divertente” iniziativa, stanno lavorando per rendere la richiesta realizzabile. Almeno nella minima parte realizzabile, che porterebbe beneficio alla Popolazione ed al Territorio alessandrino. Invitiamo l’Autore e chi la pensa come Lui, ad interfacciarsi con noi e indagare sull’approssimazione e svagatezza dell’iniziativa,. Pensiamo potrebbe divertirsi, in senso costruttivo però.

    • Mi rammarico che una critica costruttiva e circostanziata sia stata interpretata come un’offesa.
      In verità ho cercato di analizzare l’iniziativa lodandone l’intenzione, ma cercando di contribuire a farla convergere ad un risultato.
      Una lettura dell’articolo serena rivela che ho suggerito interlocutori e possibili risultati e integrazioni sulla base di dati che non sono opinioni o prosopopee per saccenza.
      Condizioni delle infrastrutture coinvolte, gestori e vettori non sono mie opinioni, ma il contesto in cui muoversi.
      Le auguro il successo.

      • Leggendo l’articolo di Angelo Marinoni si capiscono possibili interlocutori e soprattutto gli obiettivi. Inviterei chi raccoglie firme a coinvolgere e ascoltare chi ha idea e professionalità da spendere. Sarebbe un modo per dimostrare che si ha amore per il risultato da raggiungere, e per null’altro.

  4. Le considerazioni ,le valutazioni e soprattutto la storia che fa Angelo Marinoni sono importanti perché riportano con precisione lo stato dei collegamenti ferroviari, dov’è molte imprecisioni vengono dette e scritte. Possono servire anche ad evitare che una lodevole iniziativa come la raccolta firme diventi un semplice esercizio di buona volontà senza nessun esito pratico

  5. Dobbiamo esternare il nostro compiacimento a che l’iniziativa si reputata lodevole ed interessante. Purtroppo l’assenza totale degli Organi di Stampa e di molti Esponenti politici alessandrini alla presentazione della Consultazione Popolare, tenutasi presso la Sala Ferrero del teatro, portano alla scarsa conoscenza del lavoro che stiamo effettuando. I dati riportati dall’articolo sono corretti, da noi conosciuti e anche integrati da altre analisi di tipo sociale ed economico. I consigli sono benvenuti, qualora portino nuovi elementi e nuove idee che l’articolo non ha dato. Per quanto riguarda la collaborazione, ne saremmo entusiasti, se solo si fosse manifestata. I nostri appelli, anche a Forze politiche che fanno dell’Ambiente un argomento di proposta, sono cadute nel vuoto o quasi. Per fortuna i Cittadini stanno collaborando a prescindere da tale latitanza. Personaggi politici o non che comunque INVITIAMO a collaborare. L’iniziativa non è di parte ma deve essere condivisa dalla Comunità intera. I nostri contatti sono noti. Aggiungiamo la mail edicolasignorelli@yahoo.com

  6. Questo singolare e documentato dibattito fa toccare con mano il disastro italiano rappresentato anche dallo spezzatino cui sono state assoggettate le antiche Ferrovie dello Stato, nella solita logica privatistica che vuol far comportare la collettività come il privato cui non soltanto debbono tornare i conti, ma che ha assolutamente anche da guadagnarci.
    Nei primi anni Settanta vivevo ad Alessandria e insegnavo a Vigevano: avevo ampia disponibilità di treni veloci a orari svariati, c’era anche una coppia di rapidi, mi pare di ricordare, come peraltro è già stato documentato.
    Ho avuto occasione di tornare a utilizzare la linea AL-Milano Porta Genova per parecchio nel primo decennio del “nuovo millennio” almeno una volta la settimana, e testimonio, senza esagerare, che non era assolutamente scontato né trovare davvero il treno partente né arrivare a destinazione. Salvava per fortuna la corsa “autostradale” dell’Arfea parallela, che partiva alle 7 da AL e alle 18.20 da Famagosta, con 60′ esatti di percorrenza. Ma quando, anni prima, l’azienda aveva lanciato il collegamento -timidamente, si diceva, perché non andavano innervosite le ferrovie: è davvero così?- inizialmente proponeva in grande stile tre coppie di andirivieni quotidiani, e sulle prime offriva persino anche quotidiano e krumiro (biscottino, non… antiscioperante!). I collegamenti furono presto ridotti al solo suddetto, il che mi fa pensare che l’utenza alessandrina, al di là delle petizioni, non fosse una marea premente agli altri orari: infatti l’utenza abituale era per lo più acquese…).
    Perché in 40 e passa anni si sia dovuto regredire anzi che il contrario (qui come incredibilmente nelle Poste, negli ospedali e in svariatissimi altri servizi, a cominciare dall'”ottimizzazione” scolastica!), è un mistero gaudioso che sarebbe interessante voler e poter penetrare fino in fondo.
    Ma sono pensieri ingenui e fuori dal tempo, va da sé…

    • Purtroppo, non è un mistero e non è per nulla gaudioso: il tutto si colloca nell’ambito di una deplorevole tendenza generale, già descritta da Naomi Klein nel suo trattato Shock Economy, pubblicato nel 2007. Negli Stati Uniti d’America, Nazione costitutivamente impostata su (cedevoli) pilastri di tipo mercantile, dove qualsiasi bene o servizio può essere comperato, venduto o negoziato, a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, è esplosa, almeno in certe fasce della popolazione, un’intolleranza a quelle, invero poche, regole che ancora disciplinavano l’economia e la finanza: due mostri da tenere sotto stretto controllo, onde evitare danni peggiori. Fu così che, in nome di una chimera che illudeva le persone in merito ad un improbabile beneficio derivante dalla selvaggia liberalizzazione e dalle privatizzazioni, si trasformò tutto in un gigantesco mercato, riducendo le Istituzioni al lumicino ed esternalizzando qualsiasi fornitura: si arrivò anche all’organizzazione di corsi, tenuti – superflua indicazione – da personale di enti privati, finalizzati ad istruire i funzionari pubblici su come redigere i capitolati d’appalto. Nessuna mente sana, non drogata dai traviamenti della famigerata scuola di Chicago, dubiterebbe sul fatto che non si trattò di agevolare l’utenza, vergognosamente ridotta al rango di clientela, ma di consentire il lucro d’impresa nei servizi pubblici essenziali ad alta rilevanza sociale, in barba ad ogni rispetto per l’Uomo e per le sue inderogabili esigenze, nonché in tutte quelle attività che, normalmente, sarebbero state programmate, organizzate ed eseguite con personale regolarmente assunto all’interno degli uffici, siano essi pubblici o privati; per dirla con un albionismo, fuori luogo nel nostro scrivere in lingua Italiana, ma appropriato all’origine del fenomeno, certe attività che, sana dirittura morale vorrebbe fossero istituzionali sono state trasformate in business. In Europa, questi concetti sono approdati in quel Regno Unito (mal)governato da Margaret Thatcher a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso, ma, purtroppo, solo ora, la popolazione, prima annientata da quello shock di cui parla la Prof.ssa Klein, si è resa conto di quale fallimento sia stata una simile avventata operazione; in Italia, si dovrà attendere circa una quindicina d’anni perché il morbo contaminasse ed i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti, sotto forma di Enti pubblici trasformati in Società per Azioni, dove gli emolumenti delle cariche sociali, trattandosi di enti di Diritto privato, non sono soggetti a limitazione alcuna, azionariato finito in chissà quali mani e, anche qualora la nascita di un mercato con annessa concorrenza avesse comportato un qualche vantaggio per l’utenza ormai diventata clientela, occorre, innanzi tutto, districarsi tra le varie offerte commerciali e, in secondo luogo, in ordine d’elenco, ma non d’importanza, la gran parte, se non la totalità degli avanzi di gestione va a rimpinguare le casse dei privati che, in maniera pienamente legale e parimenti immorale, eserciscono questi servizio come una qualunque impresa privata orientata al profitto. Dovrebbe suscitare non poche riflessioni pensare che pagare un biglietto od una bolletta, sovente a tariffe non di certo amichevoli, produce un lucro privato a vantaggio di imprese che operano se dove e quando a loro convenga: è a tutti noto come i servizi postali o di trasporto abbiano subito pesanti tagli perché non più servizi istituzionali erogati da Uffici dei Ministeri, ma servizi commerciali erogati da Aziende, ancorché molto dell’azionariato sia in mano del Ministero dello Sviluppo Economico, evidentemente, non già della Nazione, ma solo di alcuni suoi abitanti.
      Qualcuno potrebbe osservare che, in oggi, si debba procedere in questo modo, per ottemperare ai regolamenti emanati dall’Unione Europea, ai giorni nostri, di stampo marcatamente privatista e liberista, ma è a tutti noto che i valori fondanti dell’Unione siglata da personaggi del calibro di Adenauer, De Gasperi e Schumann, citati in ordine rigorosamente alfabetico erano diversi, essendo l’impostazione Europea, pur riconoscendo piena legittimità all’iniziativa economica privata, grazie al suo orientamento sociale, tendente a limitare questo diritto e financo quello di proprietà (cfr. Costituzione della Repubblica Italiana, art. 41 e successivi) a differenza di quanto avviene oltre Atlantico, dalla cui sponda occidentale, nel corso degli anni, sono partiti dei segnali volti a piegare l’Europa e, di riflesso, tutti gli Enti di minore entità geografica a modificare il modus legem ferendi verso un impianto come il loro, che, anteponendo il materiale all’Uomo, favorisce il formarsi di quelle disuguaglianze sociali letteralmente esplose in questo secolo ancor giovane.

  7. Grazie, caro Borri: condivido ovviamente ogni singola riga di quanto scrive, e mi fa piacere aver suscitato una risposta che avrebbe meritato ovviamente invece la dignità di articolo autonomo (oltretutto non ricordo in App.Aless. una discussione finalmente sviluppata a lungo e a più voci, anzi che i consueti, ahimé sparuti interventi a commento di soli altri collaboratori). La gaudiosità dei misteri, e la loro stessa… misteriosità, erano ovviamente ironiche. La loro non misteriosa Dolorosità dovrebbe invece essere quotidianamente sotto gli occhi di tutti. A meno che non venga percepita solo da una ristrettissima minoranza della quale temo facciamo parte: come confermano anche i siderali risultati elettorali del 4 marzo, che caricaturalmente sembrerebbero quasi voler disegnare un’Italia spaccata in due, un Nord di evasori fiscali e un Sud di mendicanti a ,mano tesa (dove però vediamo davvero molta miseria, ma nessun morto di fame per la strada, come i dati farebbero temere. Ma almeno possiamo capire che non sono il blu setttentrionale e il giallo meridionale uniformi dei disegnini post-elettorali dei quotidiani: in modo e forma diversa, l’Italia è unificata dal Nero (che non è però soltanto quello del lavoro illegale, ahimé).

    • Per avere democrazia e governabilità, purtroppo, occorrerebbe una legge elettorale che nessuno approverà mai, poiché non sarebbe conveniente per la quasi totalità dei politicanti. Sarebbe, infatti, sufficiente andare a votare su di una lista unica, ordinata alfabeticamente, dalla quale, con un numero di croci pari od inferiore al numero degli eligendi, scegliere le persone da far sedere sugli scranni di rappresentanza del popolo; inoltre, dovrebbe essere prevista l’eleggibilità anche di chi ricopre cariche esecutive (Ministri, Assessori), ponendo quale condizione inderogabile per la candidabilità la preparazione nello specifico settore: ad esempio, per candidarsi al Ministero della Sanità potrebbero essere accettati solamente Medici oppure, in subordine, Farmacisti o Biologi e via di seguito. Così facendo, qualora, per sbaglio un elettore avesse votato un bischero, questi, nel caso in cui si dovesse ripresentare, ben difficilmente sarebbe nuovamente scelto dallo stesso elettore. Va da sé che un siffatto sistema giova allo Stato, ma non ad alcuni suoi abitanti.

  8. I treni veloci e diretti servono, ben venga la raccolta firme e spero che porti a qualcosa di concreto.
    Ha mai provato a prendere ad esempio il 14.42 da Milano porta Genova per Alessandria? Fa il cambio a Mortara e tra un treno e l’altro ci sono solo 5 minuti. Sa che vuol dire? Perderlo. Perché non c’è giorno che i treni siano in perfetto orario e ciò significa aspettare un’ora a Mortara il treno successivo.
    I treni che ci impiegano un’ora e 15 sono uno all’andata e uno al ritorno, a me non sembra che basti. In più se si fa l’abbonamento per porta Genova non è che si può salire su uno per centrale per spostarsi negli orari che non sono coperti. Spero che tutto questo sia considerato da chi ha il potere di fare qualcosa e che lo faccia in fretta perché i problemi sulla linea ci sono.

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