Il pericolo è doppio!

Carlo Baviera

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Lo ha già ricordato, con un intervento su questo sito nei primi giorni di febbraio, Agostino Pietrasanta: la Camera bassa del parlamento polacco ha approvato un disegno di legge che prescrive fino a tre anni di carcere per chi assocerà l’aggettivo «polacchi» ai campi di sterminio nazisti come Auschwitz, operanti nella Polonia occupata durante la seconda guerra mondiale, e per chi attribuirà pubblicamente alla Polonia i crimini commessi dalla Germania nazista o affermerà la complicità dello Stato polacco nei crimini di guerra o in altri crimini contro l’umanità.

Le prese di posizione sui o sui vengono considerate come diffamazione di Stato.  Per me, forniscono anche un’occasione per riflettere su quale democrazia e su quali Paesi meriterebbero di restare o entrare in Europa: perché anche nelle Istituzioni, la moneta cattiva scaccia quella buona. So che è un discorso, ma dobbiamo sempre tenere alta l’attenzione.

Ciò che colpisce è che un Paese dell’Unione Europea assuma di queste decisioni. Già altre, e per questioni sempre, decisioni si sono assunte, e da parte di altri Stati. A conferma che il raggiungimento di una piena democrazia è cosa difficile; e ancor più difficile mantenerla e rafforzarla.

Secondo i fautori del disegno di legge, associare Auschwitz alla Polonia potrebbe indurre alcuni, specialmente le giovani generazioni, a concludere che i polacchi abbiano avuto un ruolo nella gestione dei lager. I critici sostengono invece che far rispettare una tale legge sarebbe impossibile al di fuori della Polonia mentre all’interno del Paese avrebbe l’effetto di congelare il dibattito storico e limitare la libertà di espressione.

«La legge non ha senso. Mi oppongo fermamente: la storia non può essere cambiata ed è proibito negare la Shoah», ha invece commentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Ho dato ordine all’ambasciata israeliana in Polonia di incontrarsi con il primo ministro a cui esprimere la mia ferma opposizione alla legge». Anche il ministero degli affari esteri israeliano a Gerusalemme ha condannato la legge. «Israele», ha detto il portavoce del ministero Emmanuel  Nahshon, si «oppone alla legge» e chiede che il governo polacco «la corregga con altra legislatura prima che si vada avanti».

«Nessuna legge – ha aggiunto – può cambiare la verità storica e non c’è spazio per istruire le famiglie dei sopravvissuti all’Olocausto che ogni giorno vivono la memoria dei loro cari periti in quell’inferno».

Non entro nel merito delle preoccupazioni, per distinguere le responsabilità naziste da quelle polacche. Già Pietrasanta ci ha ricordato le responsabilità di ogni “protagonista” dell’epoca, compreso il Governo polacco in esilio.

Mi pare però che anzichè preoccuparsi di questi aspetti (ciò di non associare campi di sterminio o Shoah a Polonia), con i quali tutti noi europei dobbiamo fare i conti anzichè rimuoverli, sarebbe più opportuno che i politici e governanti di quella grande (per storia e per ciò che rappresenta) nazione, si dedicassero a non cancellare anche la recentissima loro storia (come invece avviene).

Infatti stanno eliminando in ogni modo possibile il ricordo di Lech Wałęsa – lo dico senza esserne un eccessivo fan, perchè mi sento più vicino alle idee e all’azione di Tadeusz Mazowiecki – che gli attuali capi polacchi ritengono troppo tiepido con i comunisti.

Wałęsa ha avuto la colpa solo di essere loro avversario, parlando chiaro e spiegando la loro pericolosità. Una pericolosità, aggiungo io, anche per il futuro dell’Europa, se continuiamo ad avere nelle “scatole” (mi si passi la volgarità) europei come i governanti attuali polacchi e i loro sostenitori.

Quindi un doppio pericolo per la verità storica e per la coscienza civile. E un pericolo, ulteriore (oltre ai poteri ultraliberisti e ai parametri imposti dalle Organizzazioni internazionali ), per la stessa democrazia europea.

 

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