Punto a capo. Popolari di sinistra (prima parte)

Carlo Baviera

zac

redDue libri ne hanno riproposto idee, cammini, intuizioni, impegni, nella Provincia di Alessandria. Parlo di quella che è conosciuta come <sinistra democristiana>.  E i libri sono “La sinistra sociale” (Ed. Studium” . Morgando e Merlo) e “Coraggio e passione – Riccardo Coppo – il Sindaco, le sfide” (Ed. Falsopiano – Favretto) editi, il primo nel 2016, e il secondo nel 2017.

Sono libri che aiutano a indagare e conoscere in modo più approfondito una presenza significativa, e caratterizzata, oltre che da personalità di indubbio livello politico e culturale, anche da concretezza amministrativa, e dalla totale dedizione al servizio del bene comune oltre che di disponibilità ad aiutare le realtà sociali, economiche e degli Enti Locali a comporre un quadro armonico in un sistema in cui il tradizionale interclassismo doveva considerarsi non come presa d’atto delle disparità esistenti, ma quale occasione per tutti di accedere alle opportunità dello sviluppo, della conoscenza, e dei servizi.

Quando si parla di <sinistra democristiana> si intende una (forse la numericamente maggiore) componente del più ampio cattolicesimo democratico sociale e popolare. Il cattolicesimo democratico, secondo le definizione più accreditate, si basa fondamentalmente sulla decisione di prendere sul serio il sistema democratico e di rispettare il pluralismo; sulla laicità delle scelte politiche e sociali pur con una speciale sensibilità per dei valori cristiani; e sulla scelta di collocarsi dalla parte dell’uguaglianza, della pace e della giustizia attraverso il metodo della mediazione per il raggiungimento del <bene possibile> da realizzare.

Consapevole che il discorso coinvolge sia esperienze diverse, di più territori, e di un periodo di quasi cinquant’anni, ritengo che si debbano approfondire e sviluppare le importanti notizie e argomentazioni che i due libri citati forniscono. Questo per articolare ed evidenziare meglio e più approfonditamente tante vicende, decisioni, battaglie fatte (dentro e fuori alla DC) e proporre un quadro dei ruoli giocati non solo dai leaders, ma anche dai co-protagonisti e dalle comparse non marginali che hanno rappresentato quell’esperienza. E da parte mia non posso che limitarmi ad alcuni aspetti del casalese e del Monferrato, in particolare del ciclostilato <Quieora> mensile di informazione e dibattito politico; e (parzialmente) anche del periodico <Punto a capo>, pubblicazione della sinistra DC a livello provinciale. Entrambi i bollettini con ambizioni maggiori rispetto a quelle di semplice strumento di presenza interna al partito.

Iniziamo da Punto a capo, anche se successivo temporalmente a Quieora. Inizia le pubblicazioni nell’agosto del 1974. Siamo nel periodo immediatamente successivo al Referendum sul divorzio, e anche la DC provinciale inizia a subire le prime scosse di una crisi che si consoliderà l’anno successivo con la vittoria alle elezioni amministrative delle sinistre. La sconfitta della DC si evidenzia un po’ ovunque, e anche nei grandi Comuni della provincia, nell’Amministrazione Provinciale di Alessandria, e alla Regione Piemonte.

I promotori di quella pubblicazione furono: Lucio Bassi, Marco Caramagna, Gian Franco Chessa, Riccardo Coppo, Felice Crema, Dario Fornaro, Agostino Gatti, Gianni Gelsomino, Piero Genovese, Giuseppe Giacobbo, Domenico Puleio, Riccardo Triglia, Vito Ziccardi.

Punto a capo ebbe un primo tempo di sviluppo dell’attività e nel dibattito soprattutto nel primo anno. Poi soprattutto il cambio di Segreteria politica del Partito, sia ad Alessandria (Piero Genovese leader della sinistra provinciale DC viene eletto Segretario Provinciale), sia a livello nazionale (Benigno Zaccagnini diventa Segretario nazionale della DC, e Aldo Moro nominato Presidente del Consiglio Nazionale del Partito), porteranno gli amici facenti capo alla sinistra DC a concentrarsi sull’attività del partito e ad usare gli strumenti istituzionali del partito sia per gli approfondimenti culturali che per la proposta politica e amministrativa utili alla presenza pubblica. Il giornaletto resterà in vita, ma nell’immediato con un compito più marginale. Il rinnovamento si stava concretizzando attraverso al nuovo corso imboccato con la politica del confronto e con una nuova “proposta al Paese” che Zaccagnini, Moro, e i leaders come Granelli, Galloni, Bodrato, Donat Cattin, Salvi, Belci, Tina Anselmi avevano individuato. E ciò si ribaltava anche in provincia.

In questo primo periodo il direttore del periodico è Piero Genovese, e il responsabile Lucio Bassi.

La pubblicazione riprenderà con rinnovata vivacità nel dicembre 1988. Il gruppo di amici promotori di quella seconda edizione furono: Giuseppe Alvigini, Pier Giuseppe Alvigini, Carlo Baviera, Renato Balduzzi, Franco Brignone, Natale Busseti, Giancarlo Cattaneo, Riccardo Coppo, Paolo Ferraris, Dario Fornaro, Pietro Franco, Agostino Gatti, Piero Genovese, Cesare Goglino, Fabrizio Palenzona, Franco Piana, Lelio Regalzi, Osvaldo Repetti, Riccardo Triglia, Vito Ziccardi. Si può notare un ringiovanimento per l’inserimento di un gruppo formatosi, nel decennio precedente, nelle attività del Movimento Giovanile e un allargamento dovuto al coinvolgimento di quanti svolgevano attività politica ma anche amministrativa.

Gli anni del Preambolo sono relativamente lontani e superati. Vi è stata una legislatura caratterizzata dalla Presidenza del Consiglio di Bettino Craxi; mentre la Segreteria della DC era retta da lungo tempo da Ciriaco De Mita. Si era perciò in presenza di una difficile collaborazione fra i partiti (ma soprattutto fra i leaders) dell’alleanza definita di pentapartito. E le sinistre della DC avevano perso la consuetudine della collaborazione, pur nella ricerca di una nuova unità. Unità che invece teneva a livello provinciale, come sempre era avvenuto pur con qualche discussione.

Un terzo tempo dell’opuscolo lo abbiamo avuto con la nascita dei Popolari, a seguito della scissione del PPI eseguita da Buttiglione. I Popolari, sotto la guida di Gerardo Bianco, di Giovanni Bianchi, di Franco Marini, Russo Jervolino, Rosi Bindi, Castagnetti, Bodrato si schierarono con l’Ulivo. Punto a capo, che per alcuni anni è formalmente il periodico del Centro Culturale E. Vanoni, diventa il periodico di partito a livello provinciale. Qui inizia una storia nuova, se pur sempre all’interno di una visione ispirata ai valori dell’Insegnamento sociale della chiesa, ma tradotti laicamente e nel rispetto dell’autonoma responsabilità dei singoli. I promotori si sentono parte del movimento riformatore e progressista della società, senza dovere più mediare con chi apparteneva più a posizioni moderate, o peggio sentirsi associati ad ambienti che erano stati coinvolti in vicende giudiziarie o addirittura di collusioni con ambienti malavitosi.

In questa seconda e terza edizione della testata il Direttore responsabile fu, dal dicembre 1988 (inizio della nuova serie) fino alla metà del 1991, Paolo Filippi; successivamente la responsabilità fu affidata a Marco Caramagna, mentre dopo la ripresa delle pubblicazioni a luglio del 1995 come PPI provinciale (i numeri dei primi mesi ebbero come coordinatore Giancarlo Cattaneo), nella seduta del 17 giugno 1996 venne affidato a Carlo Baviera l’incarico della direzione politica.

(fine prima parte)

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3 thoughts on “Punto a capo. Popolari di sinistra (prima parte)

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