La tempesta dopo la tempesta

Angelo Marinoni

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Commentare a caldo esiti così importanti come quelli delle elezioni politiche nazionali è un esercizio complesso, ma una riflessione a voce alta è irrinunciabile per capire meglio cosa sia successo e perché non possiamo più guardare a questo Paese con lo stesso sguardo degli ultimi anni.

Si profila un periodo complicato per la costituzione del nuovo governo e le previsioni di una competizione elettorale non in grado di produrre ai primi tentativi una maggioranza parlamentare sono state rispettate, con la differenza che invece di esserci tre protagonisti ce ne sono poco più di due considerando l’implosione del PD: un partito nato per vincere con il 40% e perdere con il 30% che scende sotto il 20% ha bisogno di qualcosa di più di un momento di riflessione.

La riflessione devono farla allo stesso modo coloro che si sono ritenuti gli unici interpreti del sentimento della Sinistra e per questo hanno fatto una scissione non concependo di essere minoranza in un partito con una linea politica diversa da quella da loro sposata.

Liberi e Uguali ha preso poco più del 3% rivelando che SEL, Possibile e Sinistra Italiana da sole forse avrebbero preso meno che la lista Civica Popolare della Lorenzin sensibilmente sotto l’1% e contestualmente la quota di ex minoranza PD capeggiata da Bersani e D’Alema non ha riscosso consensi: se LeU si fosse alleata con il PD non sarebbe, apparentemente, cambiato nulla: avrebbero preso qualche punto in più che poco avrebbe significato rispetto ai consensi incassati dagli avversari.

Se per il PD difficilmente poteva andare peggio, dal punto di vista del centrosinistra la disfatta poteva essere ancora più rotonda se il centrodestra avesse centrato l’obiettivo del 40% sciogliendo subito i dubbi del Presidente Mattarella, dal punto di vista del Movimento Cinque Stelle, invece, è andata molto bene, anche se la distribuzione dei seggi rivelerà quante speranza abbia veramente di formare il governo.

Innegabilmente il centrodestra ha ottenuto un risultato enorme, anche se quel 2,5% mancante è un cruccio e, come per i cinque stelle, può rivelarsi fatale per la formazione del governo.

In ultimo il tentativo di Potere al Popolo di consolidarsi come forza politica di opposizione radicale e intellettuale si è, per il momento, frantumato contro l’antiintellettualismo e la profonda avversione di questo paese per concetti a loro imprescindibili come Solidarietà, Equità e Stato Sociale. Raccolgono una percentuale ancora inferiore al 2%, nonostante anche loro, siano somma di sigle.

Resta positivo il fatto che le organizzazioni neofasciste siano lontane dalla rappresentanza politica.

Il grande evento che non può essere sottovalutato è che non siamo più un paese moderato: per anni all’interno della Sinistra la minoranza ha attaccato la maggioranza parlando di deriva al centro, di inseguimento del voto moderato perdendo la direzione corretta, ora quel problema non si pone più. I moderati non hanno più sussistenza politica, relegati al ruolo di partito satellite delle forze radicali.

Per anni il voto moderato è stato definito quello che spostava gli equilibri, ma ora risulta evidente che quel voto non riesca a raggiungere il processo di sintesi: i moderati di centro-sinistra  nell’orbita e all’interno del PD sono quasi inconsistenti e la stessa sorte è toccata ai colleghi di centrodestra; resta, a questo punto solo Forza Italia che, sotto il 15%, vive ancora del riflesso di Berlusconi e viene da domandare come sarebbero andate le cose se il Dott. Berlusconi non si fosse rimesso in campo e cosa succederà quando non vorrà o potrà più farlo, sempre volendo considerare, con molte acrobazie intellettuali, Berlusconi un moderato.

Appare abbastanza chiaro, altresì, che i voti dei cosiddetti moderati siano andati alla Lega mentre buona parte degli elettori a sinistra del PD abbia optato per il Movimento Cinque Stelle bocciando le ipotesi a sinistra del PD quanto il PD stesso.  È un dato importante che deve far riflettere quei dirigenti del centrosinistra e della sinistra che si chiudono nella loro stanza imbronciati gridando opposizione e rilasciando dichiarazioni che forse non hanno più l’autorevolezza di rilasciare.

Ancora con le Camere da formare il centrodestra rivendica l’incarico, ma legittimamente lo rivendica anche il Movimento Cinque Stelle che, da solo, giova ripeterlo è abbondantemente sopra il 30%. In un Parlamento senza maggioranza una formazione politica con un terzo dei voti non potrà che avere un ruolo importante.

Una prova non facile per il Presidente Mattarella.

Sicuramente il campo politico più spazzato e devastato dal nuovo vento è quello che dal centro cattolico va alla Sinistra radicale: impensabile ripensare uno stesso tetto, ma doveroso ripensare un rinnovato centrosinistra come è doveroso per la sinistra radicale non mollare quel suo tentativo sintetizzato in Potere al Popolo.

Quando la tempesta sarà passata per davvero e i venti si calmeranno potrà iniziare la loro ricostruzione, ora, però occorre che il Parlamento sia in grado di formare una maggioranza autorevole impiegandoci il tempo che sarà necessario, ma occorre che i dirigenti politici, specie quelli sconfitti, non si lancino in affrettati anatemi e valutino con la massima cautela ogni passo su un terreno divenuto assai sdrucciolevole.

In Germania hanno impiegato cinque mesi per ottenere una maggioranza parlamentare dopo le ultime elezioni: non credo che l’Italia abbia la stessa forza politica per sopportare un periodo di transizione tanto lungo, ma da tutti occorre pretendere la massima maturità e responsabilità per un paese che, ora lo può dire anche chi lo negava, ha fatto molta strada verso la stabilità e molta ne deve ancora fare.

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