Il dolore della solitudine

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Distratti, io credo, da un’irritante campagna elettorale, condizionati inevitabilmente dall’emergenza di una tempesta di neve e freddo pressoché fuori stagione, i diversi media e, di conseguenza tutti noi non ci siamo resi informati su quanto esprimeva un meeting mondiale della pontificia accademia per la vita; solo grazie, ed ancora una volta, al quotidiano di ispirazione cattolica, sulle cui scelte in politica molte volte siamo perplessi, abbiamo preso adeguata conoscenza dei dibattiti e delle conclusioni dell’importante convegno. Spiace l’atteggiamento di indifferenza generalizzata, rispetto ad una questione di interesse per ogni persona, ogni famiglia ed ogni comunità anche, ma non solo, medico/scientifica.

In considerazione di tale premessa, mi permetto di fare alcune affermazioni; ci troviamo in presenza di indicazioni che non innovano tanto sul versante delle proposte etiche da sempre sostenute dalla Chiesa, quanto piuttosto di fronte ad un richiamo di vera e propria natura politica, oltreché pastorale di cospicua rilevanza. Si afferma per intanto che la dignità della persona, di valenza primaria rispetto alla sua efficienza, esige l’adeguatezza delle cure palliative nei passaggi del fine vita. Ne deriva che l’impossibilità di ricorrervi per motivi economici ed ambientali, interpella la comunità internazionale e le istituzioni statuali. Stabilito che le cure di contenimento del dolore non si possono in alcun modo idetificare, né possono degenerare nelle scelte eutanasiche, si ammette la possibilità di ricorrere alla sedazione profonda sia pure in caso di estrema necessità.

Si pongono qui due livelli di ragionamento. Intanto sulle cure palliative: al riguardo va precisato (e il meeeting mondiale non ha mancato di rilevarlo) che la soluzione si richiama all’insegnamenmto di Pio XII che nel 1957 aveva espresso un pensiero favorevole alle summentovate cure quand’anche in conseguenza, si dovesse accelerare indirettamente, la morte. Ovviamente a fronte di una situazione clinica senza ritorno.

Il secondo livello che, in qualche modo risulta innovativo: si afferma la possibilità della sedazione profonda. Nonostante la riserva del caso estremo, significa ammettere che non si tratta di intervento intrinsecamente illecito dal momento che viene posto in carico al discernimento attento delle diverse situazioni. Come ribadire il giudizio definitivo della coscienza, certamente informato e formato alle singole condizioni di fatto.

C’è stata però, tra le varie proposte del meeting, la raccomandazione alle varie Chiese di garantire assistenza spirituale nei contesti sanitari. Come dire, “in cauda venenum”, dal momento che troppo spesso anche in loco sono mancati i cappellani ospedalieri di adeguata competenza e formazione. Certo siamo stati testimoni di presenze sollecite, ma anche di periodi fatti di assenze o presenze fragili e inadeguate. C’è da sperare in qualche ravvedimento, purché si sappiano leggere ( e si trovi il tempo di farlo) anche le indicazioni di un meeting di significativa rilevanza. Vale la pena però di invocare (l’espressione non sembri retorica o ridondante) che, nonostante le strutture extra/familiari che ospitano solitamente il fine vita, si realizzino diffuse possibilità di una presenza amica vicino all’agonizzante. Non c’è dolore più insopportabile della solitudine. Per chi sta terminando il percorso della vita, la mano di una moglie di un marito, dei figli potrebbe costituire la vera e più formidabile cura palliativa.

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