Polonia martire e negazionista

Agostino Pietrasanta

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Il martirio della Polonia e dei Polacchi, nel corso della seconda guerra mondiale, è fuori discussione. Parlano le cifre: sul totale di una popolazione di ventitré milioni di persone, ne furono soppresse poco meno di sei milioni, il 25% circa; sarebbe come se in Alessandria, un qualsiasi evento bellico o comunque violento lasciassero sul campo ventitremila morti. Non solo; i morti Polacchi furono per il 90% tra la popolazione civile. Meglio il fronte della “tranquilla morte” nella propria città di residenza. Alla faccia delle “guerre giuste”! … e tanto per completezza, al livello mondiale i morti della guerra furono per un buon 85% tra la popolazione civile: sempre in tema di guerra giusta!

Oggi, su questo martirio, si pone una macchia vergognosa perché una legge del governo polacco proibisce ogni menzione di responsabilità della Polonia nello sterminio degli Ebrei; chi lo fa, esclusi gli artisti (!), rischia fino a tre anni di carcere.

Mi permetto alcune osservazioni. Intanto la coercezione sulle opinioni e sui risultati della ricerca storica e la relativa testimonianza storiografica costituiscono uno degli elementi costitutivi e particolarmente rilevanti delle Istituzioni totalitarie. Senza offesa ai responsabili politici dello Stato polacco, ciò va sottolineato senza riserva e senza se o ma che dir si voglia.

Entriamo però nel merito con pochi titoli schematici. Dei morti Polacchi tre milioni vengono contati tra gli Ebrei; ciò significa lo sterminio totale e sistematico della stirpe ebraica della nazione. Resta difficile se non impossibile escludere ogni partecipazione dei Polacchi negli eventi distruttivi posti in essere e non solo perché in alcuni centri abitati gli Ebrei furono uccisi dai loro concittadini, tanto che oggi si ricorda il program di Jedwabne (1941) e la strage di milleseicento persone di nazionalità ebraica. Peraltro non furono solo i Polacchi a maccharsi di tali colpe, dal momento che, dopo l’occupazione tedesca in U.R.S.S. alcuni villaggi Ucraini furono sterminati e distrutti dalle popolazioni “compattriotte”

Abbiamo detto: non solo per le stragi direttamente compiute dai concittadini di religione non giudaica, ma per il comportameto complessivo e “collaborazionista” delle popolazioni. Va precisato che i campi di concentramento e sterminio, i luoghi della Shoah tra i più noti e tristemente famosi furono allocati nei territori polacchi occupati dai nazisti, Auschwitz e Chelmo, nei territori annessi; Belzec, Sobibor e Treblinka, nel Governatorato generale. Certo non si trattò di campi polacchi, ma tedeschi; tuttavia, a fronte di stragi che avvenivano sulle porte delle abitazioni civili, furono rarissimi i casi di resistenza allo sterminio. Più numerosi i casi di una qualche collaborazione e non sempre coatta con le armate di occupazione. Per altro ad Auschwitz passarono poco meno di duemilioni di deportati e poco più di un milione vi trovarono la morte; solo settecento prigionieri tentarono la fuga (su due milioni!): quattrocento furono subito catturati ed impiccati e trecento riuscirono a farla franca. Purtroppo non si hanno che rare notizie di aiuti da parte della popolazione; certo, c’era il terrore di essere perseguiti con la morte, ma l’atteggiamento complessivo di indifferenza non può più essere nascosto. Fare i conti con la storia e col passato costa parecchio, ma costituisce il passaggio indispensabile della testimonianza e della ricerca.

Residua in ogni caso una questione, a mio sommesso parere risolutiva, e poco a mai richiamata: l’atteggiamentoo del governo polacco in esilio. Formato da personalità di indubbio prestigio (mi basti citare il presidente del Consiglio Sikorski e della Repubblica Raczkiewitz), tuttavia tali protagonisti non considerarono la questione dello sterminio ebraico come obiettivo prioritario di un’azione di intervento. Quando Jan Karski, cattolico e membro della resistenza polacca, riuscì a contattare i responsabili del governo a Londra, si senti chiedere tutte le possibili informazioni sui pericoli che la Polonia avrebbe potuto correre per le pretese territoriali dell?Unione sovietica, ma fu stoppato sulle testimonianze che portava circa la Shoah.

Il problema esiste e non solo ed ovviamente per la Polonia; dopo la guerra i nazisti furono giustamente perseguiti come criminali di guerra. Adesso però è giunta l’ora di fare definitiva chiarezza sulle varie graduazioni del collaborazionismo. Ogni intralcio, in materia, risulta colpevole.

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2 thoughts on “Polonia martire e negazionista

  1. Oggettivamente impossibile addossare all’inesistente Stato polacco responsabilità che non può avere poiche’ appunto non esisteva più dalla fine del settembre 1939 a causa dell’aggressione (non provocata) – ma combinata e programmata – nazista e comunista.

  2. Allo Stato forse no; ma un governo clandestino c’era. A parte della popolazione invece sì. Ricordo una breve scena del film di Spielberg “Schindler’s List” 1993: quando passa in treno dei deportati, un bambino polacco lo guarda e si passa la mano aperta sotto la gola. Gesto inequivocabile: vi ammazzeranno e io ne sono contento. Non si tratta di una prova, ma nulla di quell’importante film vi appare per caso. Subito dopo Spielberg avviò l’imponente opera di registrazione delle testimonianze dei sopravvissuti rimasti, per consegnarle alla storia, prima che fosse troppo tardi.

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