“Il bambino pensa con il sentimento, non con l’intelletto.” (Janusz Korczak, 1878-1942)

Andrea Zoanni

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Dite: è faticoso frequentare bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino allaltezza dei loro sentimenti. Tirarsi allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.

Janusz Korczak, pediatra e pedagogo, poeta e scrittore, morto nel campo di sterminio di Treblinka insieme a duecento bambini ospiti della Casa dell’Orfano che dirigeva da trent’anni a Varsavia, scriveva questi versi perché innamorato del mondo infantile e teso con tutte le sue forze a proteggerlo dai mali dell’epoca e dell’uomo.

L’infanzia è dunque il nostro futuro, non dobbiamo dimenticarci che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, per questo il futuro è già con noi. E allora diventa necessario proteggerli, favorirne lo sviluppo, permettere loro di vivere la propria infanzia, farli crescere e diventare persone adulte, autonome e, ove possibile, sane. Ma i paesi più ricchi del mondo sono anche quelli più ricchi di povertà infantile ed ogni anno essa aumenta vertiginosamente, prescindendo dai parametri comunemente usati per misurarla.

L’Italia detiene il triste record per la maggiore presenza di bambini poveri in Europa con il 16,6% e le rilevazioni evidenziano nella differenza tra le politiche adottate dai governi la causa principale della maggior parte dei diversi livelli di povertà infantile tra i paesi OCSE. Il nostro paese si evidenzia anche tra coloro i quali spendono meno per la riduzione della povertà tra i bambini, mentre le risorse pubbliche per la popolazione a basso reddito sono destinate alle persone in una fascia di età al di sopra dei 50 anni, concentrandosi maggiormente in sanità e pensioni.

Tendenze sociali, condizioni di mercato del lavoro e politiche pubbliche sono i tre elementi fondamentali che determinano il tasso di povertà dei bambini e la combinazione di queste tre forze in movimento produce il loro benessere materiale. Infatti, nessuno dei paesi che dedicano almeno il 10% del proprio PIL ai trasferimenti sociali possiede un tasso di povertà superiore al 10%: il dato è sicuramente significativo, soprattutto se si considera che il livello di povertà infantile misura il progresso verso una maggiore coesione sociale, l’uguaglianza delle opportunità e l’investimento nel futuro di cui è capace la società. Un futuro ricordiamolo, che non ci sarebbe senza bambini.

Che fare: servirebbero un fisco ed un welfare a misura di famiglia e vorrei che queste politiche non rimanessero una miserabile propaganda elettorale ripetuta nel tempo. Non si può continuamente tassare quello che serve per vivere, altrimenti permangono le disuguaglianze nelle opportunità della vita. E’ un valore di democrazia ridurre il divario sulle politiche famigliari rispetto i paesi europei; accade invece di frequente che la politica dei redditi non coincida con la politica dei salari.

Per il fisco italiano generare e crescere figli è come acquistare beni di lusso, anche per questo abbiamo il più basso tasso di natalità in Europa. Molti studi sostengono che la disuguaglianza comincia dalla culla, perciò il welfare dovrebbe partire dall’infanzia. Occuparsi dei giovani è cosa senz’altro positiva, ma spesso l’approccio è tradizionale: finanziamenti a pioggia da un lato e misure per tutelare la vecchiaia dall’altro lato (la vecchiaia futura dei giovani di oggi, ma sempre di vecchiaia si tratta). E’ come un riflesso condizionato.

Una buona politica dovrebbe invece partire dall’inizio (le condizioni dei bambini) e non dalla fine (le condizioni dei futuri pensionati). Le opportunità di vita delle persone dipendono in modo molto stretto da ciò che avviene nei primissimi anni di vita. Quando inizia la scuola elementare, più della metà delle carte che contano per il successo nella vita sono già state giocate. Il modo migliore per evitare che si formi domani un esercito di pensionati poveri è quello di aiutare i bambini meno favoriti a liberarsi dalle trappole dello svantaggio.

Altra grande e reale emergenza italiana sono i giovani: è provato che nelle famiglie con figli, soprattutto in quelle più giovani, l’incidenza di povertà è superiore a quella degli anziani. Inoltre, spesso si fatica a trovare un lavoro dignitoso, ad avere un tetto che non sia quello di mamma e papà, a fare famiglia, magari con figli, possibilmente anche più di uno, a pensare un futuro che non sia la solita pensione da raggiungere.

La trascuratezza delle esigenze politiche di famiglie, bambini e giovani, se paragonata ai paesi nei quali ci confrontiamo, non ha finora comportato conseguenze negative dal punto di vista elettorale. Qualcuno sostiene che ciò rappresenta una plausibile spiegazione della scarsa attenzione partitica e sindacale: in fondo, molti di costoro né votano, né si iscrivono alle organizzazione sindacali.

Queste tematiche sociali si programmano nel tempo e per tempo; e siccome sono tempi lunghi, prima si comincia meglio è.

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 La lettura dellarticolo di Elvio Bombonato mi ha portato a scrivere queste poche righe che in verità sono datate 2009 e non 2018, estrapolate da una mia relazione incentrata su come produrre e distribuire ricchezza per costruire uneconomia solidale e uno sviluppo sostenibile, partendo anche dallassunto di Cesare Beccaria: Una minore concentrazione di ricchezza fa progredire la società”.

Sono dunque un piacevole ricordo pescato nella memoria di un tempo ante crisi, o di crisi appena iniziata e che doveva ancora dare il peggio di sé. Molte cose da allora si sono modificate, ma credo che questi temi siano rimasti tutti irrisolti, così come la poca rilevanza (assenza?) dedicata in un dibattito pre-elettorale caratterizzato da una scarsità di ragionamenti prospettici e nuovi, contrariamente ad una massiccia dose di comunicazione diretta prevalentemente alla sfera emozionale delle persone.

Purtroppo la compagnia dei ragionamenti e delle proposte rimaste sotto traccia è piuttosto folta, come ad esempio i temi della mafia e dellantimafia, che meriterebbero un capitolo a parte: forse perché si pensa non vi sia un modo per approntare liste pulite senza dover scoprire in un secondo momento i peccati dei candidati? È così difficile rinunciare ai voti di origine sospetta?

Importante sarebbe capire a che punto siamo e dove stiamo andando, servirebbe per correggere la rotta evitando errori. Se è vero che il nostro presente ci appare immutabile, essendo stato preparato dalle azioni di coloro che ci hanno preceduto, le nostre scelte determineranno la società di domani. Perché è così che funziona la storia: noi la scriviamo, ma a subirne le conseguenze saranno altri dopo di noi.

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One thought on ““Il bambino pensa con il sentimento, non con l’intelletto.” (Janusz Korczak, 1878-1942)

  1. Ringrazio Andrea Zoanni per il suo prezioso contributo. Da anni Appunti Alessandrini richiama l’attenzione sulla mancanza in Italia di un’autentica azone politica volta a tutelare le famiglie, aiutando quelle maggiormente bisognose. Apparentemente non c’entra, su RAI 3, Iacona ha mostrato un filmato raccapricciante: alcune decine di vecchissimi sopravvissuti alla Shoah, che vivono in Israele, sono ridotti alla fame, aiutati solo da gruppi di volontari che li assistono. Il governo da decenni rifiuta di dare loro quelle due lire bastanti ad assicurargli una vecchiaia dignitosa. Don Walter condivederebbe questa constatazione. Il giudizio di Hannah Arendt (“La banalità del male”) e di Primo Levi (Questionario apposto in calce all’edizione scolastica di “Se questo è un uomo”), per cui i governi israeliani abbiano cinicamente approfittato dello “sterminio degli ebrei in Europa” per giustificare il proprio imperialismo, mi sembra fondato.

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