Esondazioni fuori controllo

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Campagna elettorale, confusione inestricabile; anzi spettacolo indecoroso. Cominciamo dalle forze concorrenti. In tutto, salvo aggiunte, quindici possibili liste o “accorpamenti” di lista. Val la pena citare: “Partito comunista”, “Liberi e Uguali”, “Potere al Popolo”, “PD+Centro Democratico”, “Civica e Popolare”, “Insieme Italia Europa”, “Area Progresssista”, “FI + Lega + FDI+ Noi con l”Italia”, “Energie per l’Italia”, “Movimento Nazionale per la Sovranità”, “Movimento Animalista”, “M5S”, “Rinascimento”, “Italia agli Italiani”, “Casapound Italia”.

Tanto basterebbe per confermare il fallimento del bipolarismo che avrebbe dovuto assicurare, dopo lo sfascio dei partiti tradizionali; una governabilità più credibile di quella che si realizzò durante la dichiarata “Prima Repubblica”. Invece, a ben pensare, solo in quel già vituperato periodo la governabilità fu possibile perché bene o male un bipolarismo, per quanto imperfetto, ha finito per proporsi. Si trattava di bipolarismo con maggioranze di coalizione, ma la forza trainante della Democrazia Cristiana e l’opposizione legittimata e legittima del Partito Comunista si ponevano in rapporto di confronto dialettico: bloccato fin che si vuole, ma reciprocamenmte rispettato.

Più credibile oggi? Una smentita devastante! Anche a voler escludere molte velleità che inevitabilmente colpiscono a rileggere il lungo elenco delle sigle, sappiamo benissimo, a facilissima previsione, che dalle urne uscirà un risultato tripolare, ma soprattutto appare di tutta evidenza che all’interno di alcuni raggruppamenti di sigle non si è in condizione di convergenza alcuna. Sono cose dette e ridette e non sto a ripetermi.

Voglio invece entrare nel merito delle promesse, autorevolmente definite come voci della disinvolta cicala: ovviamente senza offesa per nessuno, dal momento che siamo di fronte ad un’alluvione senza ragionevole controllo.

Anche qui però vado a citazione. Pietro Grasso promette di abolire le tasse universitarie per aiutare i meno danarosi a frequentare una qualche facoltà: i laureati italiani sono pochi. La proposta che dovrebbe aiutare i poveri aiuta i ricchi, quelli cioè che possono permettersi una lunga fase di formazione iniziale, non quelli che per penuria di mezzi sono destinati a trovarsi uno straccio di occupazione precaria, non appena conclusa la risposta all’obbligo scolastico. E poiché le spese universitarie andrebbero a gravare sulla fiscalità generale, i meno abbienti finirebbero per contribuire alle spese di formazione dei ricchi. Per una proposta di una delle molte sinistre (nei paraggi non manca l’inflazione) si tratta di un colpo maestro. E tutto questo per non dar corso al sostegno del merito anche per le persone prive di mezzi.

Passiamo a Matteo Salvini. Lasciamo perdere un’alleanza radicalmente anti/europeista con una europeista dichiaratamente convinta (FI), e veniamo alla promessa di abolire la “legge Fornero”. Detto per contentino, il Berlusconi dopo parziale resistenza sulla demenziale proposta si è allineato in nome dell’alleanza elettorale. Dico demenziale perchè costerebbe all’erario diciassette miliardi di euro; e Salvini non si sogna di indicare una copertura credibile. Se me la indicasse sarei il primo a gradire l’abolizione della legge succitata.

Procediamo. Berlusconi ponendo somma con le promesse di Salvini (sono alleati!) portererebbe le pensioni minime oltre i mille euro; e dico oltre perchè ogni tanto spuntano proposte al rialzo. Costo più di sette miliardi. Renzi (il Matteo delle promesse) abolirebbe il canone RAI; circa due miliardi. Di Maio assicura che porterà il debito pubblico in ribasso di quaranta punti in dieci anni e forse è per questo che, dopo aver previsto un successo elettorale del 40%, ora è sceso ad un obiettivo del 30%. Capisce anche lui che per far questo dovrebbe affamare una buona fetta dei suoi elettori i quali, non proprio fessi, potrebbero decidere di non votarlo per ricorrere ad un più tranquillo astensionismo.

Ciò che fa specie però è che accanto alle promesse non si veda una straccio di obiettivo. Qualcuno ha detto che non si fa parola della scuola: è vero e sacrosanto. Soprattutto però ci si guarda bene dal proporre adeguati strumenti per una seria lotta all’evasione fiscale ed alla corruzione che costano assieme parecchie decine di miliardi fino ad arrivare, secondo alcuni, addirittura alle tre cifre. E ciò renderebbe possibile e realistica qualche sensata promessa, ma soprattutto adeguati investimenti per una ripartenza consolidata. Tra l’altro, la favorevole contingenza e la situazione economica di ripartenza potrebbe aiutare; in particolare si coprirebbero i rischi di una sempre possibile e futura crisi strutturale.

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