La legislatura che verrà

Roberto Cresta

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La campagna elettorale e’ appena avviata e ci vengono ripresentate, in perfetta continuità col recente passato, le schermaglie di basso profilo che ci hanno annoiato nella legislatura appena conclusa, ovvero i partiti/ movimenti polemizzano tra loro in modo più o meno volgare su questioni secondarie o addirittura irrilevanti, alimentando le cronache e distraendo gli elettori rispetto ai problemi importanti.

Sarebbe opportuno partire da un punto di riferimento: cosa ha insegnato la legislatura appena sciolta? Almeno gli aspetti più significativi andrebbero ricordati per capire come si possa ripartire, e soprattutto dove si voglia arrivare.

Riguardo alle riforme istituzionali abbiamo avuto due leggi elettorali bocciate dalla Consulta e un referendum costituzionale ripudiato da un elettore su tre; tanto bastava per depotenziare gravemente l’assetto repubblicano e democratico del Paese, ma in extremis e’ stata prodotta una legge elettorale, che si spera sia costituzionalmente coerente (ma non ne siamo sicuri).

L’ azione legislativa in Parlamento e’ stata espressa prevalentemente con le votazioni di fiducia (non ricordo quante, ma sono state alcune decine) rispetto a materie molto importanti quali il lavoro, la scuola e il sistema bancario ottenendo risultati apparentemente risolutivi nel brevissimo periodo.

Sul piano economico e sociale e’ stato recuperato qualche punto percentuale in termini di crescita, l’occupazione e’ un po’ aumentata, ma la precarietà del posto di lavoro rimane e il debito pubblico non è diminuito.

Non dovremmo dimenticare che l’Italia non ha più aziende importanti ne’ nei trasporti (caso Alitalia), ne’ nella produzione industriale (casi Fiat e Ilva), ne’ nelle telecomunicazioni; in questi casi, ma anche in molte altre realtà produttive, l’italianità si sta dissolvendo: non intendo rivendicare l’orgoglio nazionalistico, però non e’ buona cosa essere praticamente eterodiretti dai capitali stranieri.

Rispetto a questi problemi i tre governi che si sono succeduti (Letta, Renzi, Gentiloni) hanno fatto molta fatica, talora molta confusione e qualche volta hanno avuto riscontri positivi, ma nel complesso il Paese riparte (se ripartira’) da una condizione comunque difficile, che nel 2018 potrebbe non essere così rosea come si tenta di far credere; quantomeno per due motivi: i titoli di Stato italiani probabilmente non saranno più “protetti” dalla BCE e il prezzo dell’energia tende già ad aumentare.

Stando così le cose sarebbe lecito attendersi dai partiti/ movimenti qualche tentativo di risposta rispetto ai temi principali; invece al momento assistiamo prevalentemente ad una sorta di gara tra chi promette di tutto e di più pur di raccattare voti. Certamente non manca la fantasia nel produrre sesquipedali panzane, ovvero spudoratissime balle, ma la capacità di governare da cosa si evince? Del recente passato si salva poco (anche se “poco si conta, niente non si conta” come diceva mio nonno), ma per il futuro si sta profilando il nulla…per ora.

Incrociamo le dita e, come si usa dire,…allacciamo le cinture di sicurezza.

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