“Dietro” o “dentro” il sacchetto bio?

Andrea Zoanni

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Non so se il recente provvedimento sui sacchetti biodegradabili costerà parecchi voti ai partiti di governo, penso invece come questa storia dimostri quanto sia più importante la percezione del fatto, piuttosto del mero fatto in sé. A ben vedere la maggiore contestazione richiamava l’ulteriore modesto onere “prelevato in chiaro” per l’utilizzo di sacchetti speciali nell’acquisto di frutta, verdura e prodotti da banco in genere, in luogo di contenitori più inquinanti ora non più utilizzabili. V’è da dire che in molti casi i sacchetti fuori legge avevano un costo il più delle volte “spalmato” direttamente sul prodotto acquistato, per cui è probabile essere di fronte ad una sostituzione di costo più che ad un’aggiunta. Ora tale can can è solo da spiegarsi come figlio della campagna elettorale che ci accompagnerà fin quasi alle idi di marzo, oppure c’è dell’altro?

Mi rifaccio al concetto di percezione e penso che una misura (in questo caso un numero, un importo) più è modesta e più è percepibile, perché facilmente alla portata di tutti. Oltre a ciò le news ci hanno ben informato su qualche “dettaglio retro-scenico” riguardante i novelli sacchetti incriminati, che non sono prodotti su altri pianeti del sistema solare ma da alcune aziende nostrane “colpevoli” di avere posizioni dominanti sul mercato ed amministrate da persone in “rapporti di amicizia” con ex premier ancora sulla breccia dell’onda, suscitando pertanto sdegno rispetto ad un “obbligo di utilizzo” che genera intrecci tra politica ed affari cui beneficiano i soliti noti. In proposito e senza banalizzare cerco verginità su questo tema oppure, come scritto nell’Evangelo attribuito a Giovanni, qualcuno senza peccato che possa legittimamente scagliare pietre.

 Un fulgido esempio di diversa percezione è il meccanismo di riscossione delle imposte gravanti sul lavoratore subordinato e sul lavoratore autonomo laddove, avendo il primo una ritenuta alla fonte operata dal sostituto di imposta, resta meno arrabbiato del secondo, “costretto” periodicamente a versare quanto dovuto. Inoltre, lasciando a margine le importantissime questioni legate al quantum versato e alla sua evasione, è chiara la differente percezione del fatto, dove i dati alla mano confermano che “è il malato che porta sulle spalle il sano”, il quale invece si lamenta e non poco del trattamento ricevuto. Volendo fare un altro esempio, sarebbe sufficiente pensare al pagamento considerevole dell’IVA, che non suscita in noi particolare tormento per la sua poca visibilità quando andiamo ad acquistare un prodotto qualsiasi.

Nel caso in questione, taluni parlano di una errata comunicazione da parte dei proponenti, via via accentuatasi nei ritagli poco efficaci della loro spiega. Per una parte di questi commentatori la debacle è figlia addirittura di un ceto politico divenuto incapace di fare i propri interessi e pertanto meritorio di non essere confermato anche per queste “ingenuità”. Nulla più ormai mi basisce e non è un buon segno, però mi domando: che siano i prodromi di un ritorno massiccio ad un sistema statale che per acquisire consenso politico incrementa il debito pubblico e quello pensionistico, ovvero di una banca centrale che aumenta la massa monetaria, tassando dunque (e spendendo!!) senza suscitare particolari reazioni di rigetto per il sapiente utilizzo di metodi poco visibili e dunque poco percepibili, profittando della permanente ignoranza non solo tra la gente comune?

 Ritengo che la questione si possa sintetizzare richiamando quell’illusione (in questo caso finanziaria) tipica di un’idea diffusa in alcune scuole di pensiero, che per governare si debba contemporaneamente gestire la realtà (che significa principalmente come sottrarre soldi) e la sua rappresentazione (che significa rendere poco visibile il prelievo). Solo che prima o poi il tempo presenta il conto che, ovviamente, pagheranno i nostri figli, i quali avranno “obtorto collo” ulteriori motivazioni per fuggire dal loro paese natio alla ricerca di miglior vita. Pertanto più che accanirsi su cosa vi sia “dietro” la storia dei sacchetto-bio sarebbe meglio impegnarsi seriamente per trovare qualcosa di positivo “dentro” di essi e la storia che ci potrebbero insegnare. Cerco in Italia una classe dirigente, politica e sindacale (datoriale e lavorativa) di tale levatura.

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