Al villan non far sapere… Il boomerang rifiuti

Qui Alessandria  Dario Fornaro

Il Centrodestra alessandrino – in sella da sei mesi a scapito dell’uscente Centrosinistra –  sta cominciando a sperimentare sulla sua pelle una sorta di destino meta-politico che colpisce tutte le Amministrazioni in carica, indipendentemente dalle insegne inalberate.

Se emergono, infatti, o si ripresentano ai cittadini gravi o irritanti problemi pubblici da gestire quotidianamente, hai voglia di dirottare, con fiero cipiglio, la responsabilità del  disservizio su chi ti ha preceduto: giusto o meno che sia, alla fine la gente se la prende con te (e con chi se no?) che oggi  detieni il comando e gli strumenti per agire.

Giusto quello che sta nuovamente succedendo sulla complessa materia della raccolta rifiuti urbani e sullo stato igienico-ambientale  delle vie cittadine che ospitano (o sopportano) i gruppi di cassoni per la differenziata stradale denominati, con qualche zelo di troppo, “isole ecologiche”.

La Giunta attuale, a parte le accese discussioni con  la “partecipata” (ex AMIU, ora AMAG Ambiente) che ha in carico il servizio rifiuti, si trova “incastrata”, in sovrappiù, da una sorta di vincolo eco-politico ereditato dalla  Giunta omologa Fabbio-leghista (2007-2012).

Vincolo che suona più o meno così:  non si parli più di “porta-a-porta”; odora di sinistra ed è piena di difetti; l’abbiamo giustappunto demolita e rimesso i cassoni in strada: questa è la scelta giusta che consegniamo al futuro della città. D’accordo, è messa giù in modo poco aulico; forse è per questo che tale circostanza è  così ostica al ricordo dei commentatori.

Poco importa  che l’addobbo della città a cassoni e cassonetti abbia portato più guai che consensi alla Giunta decisionista, sbalzata, per questo e per altro, dai cittadini alla prima occasione; poco importa che a Novara, nello stesso periodo, la Giunta leghista menasse pubblico vanto per la scelta della raccolta domiciliare e per le elevate quote di differenziata raggiunte.

Da noi i cassoni tornarono, rimangono e ci resteranno a lungo, visto che nessun amministratore può ora permettersi (così almeno speriamo) di impegnare il Comune per qualche altra milionata di euro da investire per  rendere la pariglia ad una precedente scelta sconsiderata. Al gestore del servizio rifiuti, bersagliato dall’alto e dal basso, l’arduo compito di restaurare, in qualche avvertibile misura, decoro e igiene urbani, e di elevare le quote di differenziata inchiodate su livelli assai carenti. Il tutto avendo a disposizione uno strumento (i cassoni stradali) ormai giudicato normalmente inidoneo alle attese, quando non controproducente (il “fuori cassone” e l’innesco di abbandoni incontrollati o mini-discariche).

Comprensibile perciò, senza ironia alcuna, l’imbarazzo della Giunta in carica. Sul sistema in atto ha per ora le mani (ideologicamente ) legate. Non a caso è bastato che a settembre il neo-Sindaco  accennasse in pubblico (Cultura & Sviluppo) ad una possibile “raccolta domiciliare avanzata” – anche per finalità di riequilibrio impositivo – perché la ..voce dal sen fuggita.. fosse subito stoppata e archiviata dalla cabina di regia.

Potenza e permanenza dell’interdetto, certamente, ma anche qualche discreto timore  che la quantità di veleni sparsi a suo tempo sul terreno (politico-sociale) del porta-a-porta, potrebbe, in presenza di qualche iniziativa-provocazione in tema rifiuti, riattivarsi in parte e in modo incontrollato, presso settori non indifferenti di cittadinanza, mediamente esasperati e/o poco inclini a recepire calorosi inviti alla collaborazione pubblico-privata in nome del comune interesse.

Qualche scossone alla situazione bloccata potrebbe forse prospettarsi all’interno del discorso “grande Amag” e della ventilata cessione del controllo, di una o più Società ambientali, da parte del Comune a soggetti esterni, pubblici o privati, di riconosciuta prestanza tecnico-finanziaria e relativa capacità di iniziativa. Questione di aspettare qualche mese: in zona “partecipate” il pensatoio è sempre attivo.

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