Racconto di Natale

Mauro Cattaneo

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Come ogni Natale, capita prima o poi di trovare una traccia, un riferimento o un’immagine che richiama A Christmas Carol (Canto di Natale) di Charles Dickens, il racconto in cui lo scrittore inglese narra l’arida vita, gli incubi generati dagli spiriti che lo visitano e il pentimento fino alla totale conversione di colui che è diventato l’avido per antonomasia della letteratura e non solo. Quel Ebenezer Scrooge talmente celebre da ispirare Walt Disney al momento di dare un nome – Uncle Scrooge – a quello che noi conosciamo come Zio Paperone.

E non ho potuto fare a meno di pensare alla vicenda, agli incubi e alla redenzione di Scrooge alla vigilia di Natale, quando mi è stata raccontata una storiella tanto simpatica quanto ricca di significati che – senza ovviamente pretendere confronti con la maestria di Dickens – vorrei qui condividere con voi.

Come ho già dettagliatamente descritto in un mio precedente intervento, la giunta Cuttica ha introdotto nuovi criteri di valutazione nella definizione delle graduatorie per l’emergenza abitativa. E pensando di dar gambe allo slogan salviniano “prima gli italiani” ha voluto premiare la residenza nel nostro Comune da 5, 10 o 15 anni con punteggi spesso superiori a condizioni gravi come quelle di aver già subito uno sfratto esecutivo o essere ospiti di un dormitorio pubblico.

Succede però che all’ultima riunione della Commissione che valuta le domande per l’emergenza abitativa si sia voluto verificare cosa sarebbe successo se per le ultime richieste si fossero già applicati i nuovi criteri che entreranno in vigore solo dal nuovo anno. Ebbene, la sorpresa è stata che a vedersi sommamente premiata dai nuovi punteggi sarebbe stata una famiglia marocchina residente in città da diciotto anni. Seguita da un’altra famiglia arrivata ad Alessandria dal Maghreb da oltre dieci anni. Mentre sarebbe scivolata in fondo alla graduatoria un’italianissima famiglia che aveva il solo torto di essersi trasferita in Alessandria da appena un anno dopo aver risieduto in un Comune limitrofo.

Nessuno può dire se si sia trattato di uno scherzo del caso che magari mai più si ripeterà o se questo non è che il preludio di ciò che si riproporrà più volte nei prossimi mesi. Ma nei lunghi tempi morti dei festeggiamenti natalizi non ho potuto fare a meno di lasciar correre la fantasia e – come per lo Scrooge raccontato da Dickens – immaginare un sindaco e un deputato in pectore in prenda a incubi generati da spiriti che rinfacciavano loro una campagna elettorale fatta a colpi di selfie con Salvini mentre ora – grazie a un regolamento artificioso e artefatto – gli italiani che sarebbero dovuti venire prima si vedevano sorpassare da maghrebini dalla più lunga residenza. Quegli stessi spiriti che loro stessi avevano con gran lena evocato solo pochi mesi fa e che ora per contrappasso gli si rivolgevano contro. Lasciandoli soli. Con la loro assenza di visione per la comunità e di attenzione verso i bisogni delle persone che la vivono. Ricchi solo di slogan e pregiudizi che dimostrano tutta la loro miseria politica ed etica appena vengono messi alla prova. Mentre la coscienza dell’inadeguatezza al ruolo per cui si sono candidati comincia a farsi largo come il peggiore degli incubi.

Non so se qualche spiritello ha visitato le notti di Cuttica e Molinari. E nemmeno se come Ebenezer Scrooge il tarlo del pentimento si sta facendo largo nelle loro coscienze.

So però che nella vita prima o poi siamo tenuti a fare delle scelte. Spinti dalla coscienza e dalle esperienze. E magari anche da qualcosa che scambiamo per uno spirito. E la scelta mia – ma credo anche di molti di voi – è che nulla è più ingiusto e immorale che compiere discriminazioni tra persone in condizioni di difficoltà.

Anche se in ritardo, buon Natale!

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2 thoughts on “Racconto di Natale

  1. e lasciando spazio alla fantasia, si potrebbe anche immaginare, come massimo incubo (per i soggetti indicati), vedere eletti in Parlamento, alle prossime elezioni politiche, maghrebini, marocchini, arabi medio-orientali, sud americani, asiatici, al posto di italianissimi piemontesi

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