Niente!

Elvio Bombonato

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Per farvi gli auguri di Natale 2017 vi regalo questa poesia di Umberto Saba, indirizzata dal poeta ai bambini.  Il tema è l’essere OBLATIVO.

“Niente!”: una poesia per bambini di un’Italia scomparsa

La poesia è stata scritta da Umberto Saba per i bambini della scuola elementare. Presenta un’Italia ancora in prevalenza contadina (l’acqua, protagonista, il grano, il mulino, il forno, il pane), nella quale il pane è un bene prezioso.

***

NIENTE!

di Umberto Saba

E l’acqua zampillò dalla sorgente:

“Che vuoi per dissetarmi?”
le chiese un fiorellino.
“Niente!”

E l’acqua ruscellò viva e gentile

(5)

per la scesa del monte profumato,
fino a un campo di grano appena nato.
“Che vuoi per dissetarmi ?”
Le chiesero vocine fioche fioche.
E l’acqua si donò, dicendo: “Niente !”

(10)

Il grano maturò, si fece spiga,
e l’acqua ora danzava nel mulino:
“Che vuoi per macinarci?”
“Ancora niente!”
E il pane uscì dal forno. 
(15)

La mamma lo guardava e l’ammirava.
“Che vuoi per un pan bianco?”
Le domandò il figliuolo più piccino.
La mamma glielo porse dolcemente
E, sorridendo, gli rispose: “Niente!” 
(20)

***

La poesia è stata scritta per i bambini della scuola elementare. Presenta un’Italia ancora in prevalenza contadina (l’acqua, protagonista, il grano, il mulino, il forno, il pane), nella quale il pane è un bene prezioso. Saba era il cognome della madre, ebrea, il padre era cattolico e abbandonò la madre prima che Umberto nascesse; saba in ebraico significa pane
La poesiola è delicata, spontanea, e teneramente didattica nella figura della mammina, che la esalta e la chiude.

Notare: il pane è bianco, quello che le famiglie contadine mangiavano raramente. Non ricordo più il titolo di un racconto in cui il bambino ricco scambia il suo pane bianco con quello nero del bambino povero e lo mangia con la voluttà della trasgressione, per fare un dispetto alla madre o alla governante.
La poesia si sviluppa per gradi in un tranquillo crescendo; si fonda sull’iterazione della struttura portante:
e l’acqua… le chiese… niente!, le anafore che scandiscono lo svolgersi della narrazione.

È una poesia ecologica ante litteram: esalta l’acqua, elemento fondante, il principio della vita (Talete). Per Eraclito essa rappresenta il divenire: panta rei (= tutto scorre): “Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”. La poesia infatti rappresenta un piccolo ciclo vitale, dalla sorgente in progressione fino al bimbo che mangia il pane bianco donatogli dalla mamma.
È interessante anche perché una parola di valenza negativa. Niente, la mot-clé, (è anche il titolo) assume qui nel contesto valenza positiva e rappresenta il dono disinteressato, per di più iterato nel crescendo: dal fiorellino al campo di grano, alla spiga alla farina, dal forno al pane dato al bimbo. Le scansioni sono pertanto cinque o sei.

La metrica alterna l’endecasillabo sovrano, vv: 1, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 16, 18, 19, 20; ai settenari dei vv. 2, 3, 8, 14, 15, 17; il v. 4 è il bisillabo niente (non ternario: negli endecasillabi 10 e 20 infatti vale due sillabe); quinario il v. 14. Saba è un metricista esperto; non ci sono enjambement perché la poesia è destinata ai bambini: dunque ogni verso contiene una proposizione. La sintassi, diversamente da quanto accade in Saba, che la scrive complessa con iperbati, anastrofi, inversioni, per sollevare il tono delle sue liriche, è qui piana e scorrevole, come peraltro l’acqua protagonista.

Alcuni arcaismi non smentiscono il “lessico rasoterra” (Mengaldo) proprio dell’idioletto sabiano: zampillò, ruscellò, scesa (aferesi di discesa), figliuolo col trittongo latineggiante. Notevoli alcune immagini: l’acqua “gentile” personificata, che parla antropomorfica col fiorellino, col grano, con la spiga, fino al dialogo conclusivo mamma/bimbo. Monte profumato; vocine fioche fioche delle spighe “appena nate”; l’acqua si donò: efficace il riflessivo compl. oggetto: se stessa; si fece anziché l’atteso divenne; danzava nel mulino analogia (metafora forte); “lo guardava e l’ammirava” notevole dittologia per l’accostamento dei due verbi; l’inciso, sorridendo, col gerundio crea una pausa nella dizione, imponendo una sosta a sottolinearlo.

Tempo del verbo dominante: il passato remoto, tempo narrativo per eccellenza, solo due gli imperfetti durativi per la madre che attende il pane presso il forno; il presente nei dialoghi, ovviamente.
Insomma, una poesia per bambini desueta, di un’Italia scomparsa, che all’analisi risulta più profonda di quanto la semplicità dell’elocuzione faccia supporre.

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One thought on “Niente!

  1. Sembra una poesia per i bambini, e lo è infatti (fu messa da Giuseppe Amadio nella prima pagina del suo libro di letture per la III elementare, “Dialogo”, Aristea, Milano, 1972). Ad essa è però sotteso un concetto della psicoanalisi:, OBLATIVO: è il più alto livello di maturazione psichica e affettiva, caratterizzato dalla capacità di amare e offrire senza attendersi, e neppure pensarlo, alcunché in cambio. Oblativo è colui (colei) che ama con attenzione per l’altro, al fine di soddisfarne i bisogni e gli affetti, in modo altruistico disinteressato generoso, fino ad arrivare alla rinuncia o al sacrificio. E’ l’amore incondizionato, quando accettiamo la persona amata per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, riconoscendole esigenze diverse dalle nostre, ma non per questo meno importanti, senza volerla cambiare, non basando l’affetto sui nostri bisogni ma sul bene comune. Amiamo oblativamente quando arriviamo a rinunciare a qualcosa, a volte anche al partner stesso, per assicurargli il suo bene. Esempio: l’amore di un genitore (la madre, ma anche il padre) verso il figlio. La Madonna è il più fulgido esemio di madre oblativa.
    La poesia mi fu segnalata dalla mia ex allieva, 35 anni fa, all’Isituto Tecnico Commerciale “Noé” di Valenza, ora mia amica:I’analisi testuale l’abbiamo scritta insieme.

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