Il campanaro socialista

Domenicale Agostino Pietrasanta

Risultati immagini per campane chiesa

A Natale mi riposo. Tuttavia poiché dal febbraio 2012 non lascio passare settimana, ferragosto compreso, senza propalarvi un “domenicale” tengo fede anche oggi. Se annoio qualcuno, peggio per chi persiste a leggermi. E così ricorro ad una delle tante baruffe del mio paese, che quasi sempre risalenti all’inizio del secolo scorso, mi sono state trasmesse da un amatissimo nonno.

Un focloristico personaggio, detto da tutti i compaesani il “Rosso testa di ferro” (U Rus testa d’ fer), non ricordava neppure lui il suo vero nome; né mio nonno se ne dimostrò informato. Faceva il campanaro della chiesa parrocchiale, ma non suonava le campane a distesa perché per questo si disponeva del sacrestano, provvedeva a festoso martello (baudeta).Oggi, per tale scampanio, ci sono mezzi elettronici, ma il Rosso ne doveva fare a meno. Disponeva di ben cinque campane: ne legava il battacchio con cordicelle fatte passare in un apposito foro e stringeva le suddette alle mani e ai piedi in numero di quattro, la restante ad un gomito. Si sedeva tutto allacciato su apposito sgabello nel vano superiore del campanile e poi muovedo ritmicamente le braccia, il gomito i piedi e mudulandoli alla bisogna, mandava per l’aria del paese le più straordinarie combinazioni canore. Benché privo di ogni cognizione di teoria musicale suonava da provetto intenditore la fisarmonica e disponeva di un repertorio piuttosto vasto che traduceva anche con le note disponibili alle campane. In quest’ultima veste però non interpretava solo canti profani che in ogni caso propalava a piena discrezione, ma anche inni sacri: i capolavori per lui erano l’Ave Maria di Lourdes e “Noi vogliam Dio”.

Era un poveraccio che, a dire dei compaesani faceva “bisticciare il pranzo con la cena”, ma era sempre allegro, anche grazie a qualche bicchiere di vino che i buontemponi dell’ambiente gli offrivano volentieri, soprattutto per metterla in burla. Ed era anche un convinto cristiano: comunione a Pasqua e a Natale nonché messa delle sette (la prima) tutte le domeniche.

Ora va precisato che nei primi anni del Novecento anche al paese si erano fatti strada i socialisti ed i capi riconosciuti facevano proseliti affermando di voler proporre (Dio li ha certamente perdonati) l’uguaglianza tra gli uomini. Non fu loro difficile convincere il Rosso che Gesù Cristo era stato, proprio Lui, il primo socialista della storia. In verità il Rosso rimase perplesso per poche ore, perché opponeva la “Rerum Novarum” di cui gli aveva parlato il parroco esaltando la lungimiranza del papa; sta di fatto che i dirigenti del partito gli fecero credere che l’enciclica, il papa non l’aveva neppure sognata: l’aveva scritta CarloMarx.

Il Rosso gongolava convinto della fine della sua miseria e dei suoi frequenti insoddisfatti appetiti e volle fare onore al socialismo di Gesù. Per tutto il periodo della novena di Natale, in paese, campane a festa al mattino a mezzogiorno e alla sera per il canto delle profezie. Il campanaro per onorare il Cristo socialista, salì alla sua postazione e anziché l’inno tradizionale “Tu scendi dalle stelle” intonò “l’internazionale” che raggiunse con solenne e impeccabile tonalità tutte le contrade paesane, con giubilo di alcuni e scandalo di altri. Il parroco, non gradì; aspettò il Rosso ai piedi delle scale e gli impose di non farlo mai più, pena le vie di fatto e senza ulteriore preavviso. Le rimostranze non ebbero effetto: niente internazionale e soprattutto nessuna confusione tra Cristianesimo e Socialismo. Per nove giorni il pover’uomo si piegò all’ingiunzione sia pure ritenuta ingiusta dal momento che non voleva riconoscere il Cristo socialista, ma il giorno di Natale fosse dimenticanza o ribellione, per la “ Messa grande” il suono dell’internazionale scese con rintocchi modulatissimi e ben assestati sui tetti del paese, lanciati con entusiasmo dalla sonata campanaria del Rosso. Il parroco stava celebrando la Messa dei bambini; stabilito e dichiarato che si stava determinado un’urgenza, depose i paramenti, salì le scale del campanile ed arrivò dietro il povero Rosso, il quale dando di spalle alla botola, impossibilitato a sentire dal suo stesso scampanio non si accorse del sopravvenuto. Improvvisamente si senti privare dello sgabello a sostegno e rimanendo appeso per mani e piedi alle cordicelle fu tempestato di calci e pugni nella schiena e nel basso della stessa. Liberatosi, reagì e sul piano superiore della torre campanaria, un conflitto manesco costituì l’augurio di pace per la nascita del Messia. Purtroppo non finì lì: il giorno di S. Giovanni (27 dicembre) il campanaro fu trovato morto nel suo letto. Infarto secco; e in paese, tutti socialisti compresi, rimasero convinti del castigo di Dio per le percosse al parroco. Il quale, per l’occasione fu più tollerante perché riservò al campanaro funerali solenni, di “prima classe” e permise anche che una bandiera rossa fosse posizionata contro il portone della chiesa. Poteva farla entrare? Non esageriamo: in fondo, poco poco ma almeno un pochettino il Rosso aveva convertito il parroco al socialismo cristiano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...