Piccoli eroi delle occasioni perse

Qui Alessandria  Angelo Marinoni

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Una poco nota canzone di Francesco Guccini, “le ragazze della notte”, ha un verso che trovo perfettamente congruente alla realtà che stiamo vivendo in questi mesi: “noi passeggeri di treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse”.

In questo verso si sintetizza tutto l’individualismo che ci caratterizza, dal quotidiano di ciascuno alla vita politica nazionale, e che trova dimostrazione in episodi piccoli e grandi fra cui spicca, per dimensione e vicinanza, il corso delle elezioni amministrative alessandrine.

Senza voler togliere nulla alle intenzioni di chi ha legittimamente vinto è del tutto evidente che la sconfitta della coalizione guidata da Rita Rossa costituisca una occasione persa bruciante per i suoi protagonisti e per il futuro della città stessa che, dopo il per nulla scontato rientro negli argini della spesa, aveva iniziato un percorso politico-territoriale di lungo respiro che faceva intravedere quella “città che vorrei” che tanti fra cittadini, ex-cittadini, genitori e giovani hanno lottato per costruire.

Esiste nel quinquennio appena trascorso un evento eccezionale, passato essenzialmente in sordina quando non, addirittura negato: ovvero il risanamento del bilancio, la correzione della spesa corrente, un’impostazione di città europea avviata dopo il fallimento e la ricostruzione di tutte le società di servizi.

La città è finita su tutti i giornali cinque anni fa non per possedere un centro urbano e una cittadella militare di pregio ignorata colpevolmente per decenni, non per essere diventata uno dei principali poli logistici del sud-Europa essendo nel centro geometrico e infrastrutturale del triangolo i cui lati sono Torino-Fréjus, Milano/Novara-Sempione e Genova-Mediterraneo possedendo l’area ferroviaria più estesa d’Italia (Alessandria Smistamento con Alessandria Centrale), non per un risveglio al suo interno della ricerca universitaria attraverso l’Università del Piemonte Orientale, ma per il fallimento del Comune: per uno stato dei conti pubblici dell’Ente Comune che ha imposto la dichiarazione del dissesto: un primato poco invidiabile e a tratti imbarazzante.

“Alessandria è fallita”, titolo’ qualcuno mentre qualcun altro tentava l’allucinante colpo di addossarne la responsabilità a chi stava prendendo atto di una realtà da affrontare molto più grave delle già non rosee aspettative.

Il problema venne affrontato e la Città dovette subire i disagi che la situazione rendeva inevitabili, ma è stato fatto un lavoro decennale in meno di quattro anni, restituendo alla Città il diritto di ripartire per di più arricchita di una solida società multi-utility in grado di fornire e gestire quei servizi che le S.p.A. ex-municipalizzate non riuscivano più a erogare andando verso il fallimento, il tutto senza perdere posti di lavoro.

Ha sempre poco senso in politica, come in storia, rivolgersi ai se ed ai ma ipotizzando una realtà alternativa se si fossero fatte scelte diverse nei momenti decisivi, ma di fronte a obiezioni ciarliere talvolta è indispensabile: la storia alternativa a quella della dichiarazione del dissesto sarebbe stata, presumibilmente, quella di un fallimento gestito dalla Prefettura senza le cautele che solo una gestione politica può garantire, senza alcuno sconto per anni su tariffe e tributi e senza alcun salvataggio di aziende ex-municipalizzate con il risultati di licenziamenti per fallimento, assenza più o meno prolungata del servizio erogato e formazione di nuovi fornitori, con nuovi contratti e un futuro tutto da scrivere, una storia per fortuna non vissuta.

Le cose sono andate diversamente e in città si può tornare a litigare per problemi comuni a tutte le altre con i servizi affidati a società solide e efficienti, persino i trasporti urbani che nonostante abbiano toccato il minimo assoluto dal settembre 2017 torneranno a costituire un momento importante del tessuto socio-economico, salvo cambiamenti di rotta organizzati nel periodo precedente dal nuovo corso amministrativo.

Sicuramente mi sarei aspettato che la gestione e il superamento del dissesto costituissero un momento d’orgoglio non solo cittadino, ma nazionale: mi sarei aspettato che una parte politica con un simile manifesto a disposizione lo avrebbe esposto fino a consumarlo, invece è passato tutto sotto silenzio e solo a livello locale si è manifestato con sobrietà un comprensibile orgoglio, dovendosi anche difendere, sostanzialmente da soli, da tentativi di mistificazione della realtà.

Il manifesto elettorale, inoppugnabile, che sintetizzava la situazione economica dell’ente Comune prima dell’inizio della consiliatura e al suo scadere sarebbe dovuto essere argomento di discussione sulla capacità della stessa parte politica di prendere in mano una situazione disastrosa e trasformarla in un futuro credibile, invece non ha mai guadato i due fiumi e l’unico momento in cui la città è stata visitata da enti di ordine superiore è stato poco prima del ballottaggio da parte del Presidente regionale Chiamparino, visita sicuramente apprezzata e importante, ma avvenimento alquanto isolato.

L’onda lunga che ha consegnato tante amministrazioni al centrodestra nelle amministrative 2017 ha motivazioni estese sulla cui valutazione importa la coscienza e la sensibilità di ciascuno, quello che rimane ad esempio è la capacità di perdere occasioni importanti che ha non solo una parte politica molta estesa, ma spesso la cittadinanza stessa, troppo abituata a mettersi alla finestra e lamentarsi del tempo.

In Piemonte è evidente che buona parte del centrosinistra abbia investito le risorse politiche e conseguentemente anche economiche su Torino e Novara, che, comunque, hanno cambiato amministrazione, imponendo una valutazione e, probabilmente, un cambio gestione, politico e non amministrativo, a livello regionale che non è mai avvenuto: il centrosinistra ha poi perso Asti e Alessandria e non ha riconquistato Acqui Terme, ma non pare interessato a sottrarsi ai litigi tipo “noi vs voi” fra i vari pezzi interni ed esterni di un Partito Democratico che comincia ad assomigliare alla nube di Oort, dove frammenti più o meno grandi di simile composizione viaggiano come “treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse”.

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