Giovanni Bianchi: Credente pensante, umile, appassionato

Carlo Baviera

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Un altro pezzo del puzzle che compone la fotografia del cattolicesimo democratico e sociale degli ultimi decenni se ne è andato a ricomporre il mosaico che rende gloria al Padre Celeste in quella che è la vita nuova. Giovanni Bianchi avrà riabbracciato altri tasselli del mosaico quali Ardigò, Scoppola, Pedrazzi, Martinazzoli, Granelli, e i suoi predecessori Presidenti delle ACLI.

Prima ancora di essere considerato un buon presiedente dell’Associazione dei lavoratori cristiani Giovanni Bianchi, lo dobbiamo definire una delle personalità più profonde e in ricerca, nonostante il non essersi sottratto all’impegno concreto. Bianchi ha rappresentato per 30 o 40 anni uno dei riferimenti significativi per giovani e meno giovani. “Un grande” lo ha definito Castagnetti, che ha aggiunto: “Grande d’intelletto e di cuore. L’uno e l’altro gli servivano per vedere avanti. Quando pensavi una strategia per il futuro lui lì c’era già arrivato. Uomo generoso, sempre distaccato da ogni possibile e umana ambizione. Sempre lucido nelle analisi politiche”. Un’attestazione che racconta in una battuta la sintesi di capacità di approfondimento, di ricerca, di spiritualità, di visione, di umiltà. Umiltà che gli serviva per restare coerente e sereno, nonostante i ruoli ricoperti.

Infatti Bianchi aveva iniziato il suo impegno pubblico nelle fila della Democrazia Cristiana, per la quale è stato consigliere comunale a Sesto San Giovanni dal 1964 al 1969. Poi Presidente Nazionale delle ACLI dal 1987 al 1994, quando accoglie l’invito di Mino Martinazzoli ad entrare nel Ppi, il partito nato dalla Democrazia cristiana, e viene eletto in Parlamento. Nel Ppi ha ricoperto il ruolo di Presidente dal 1994 fino al 1997. Dopo lo scioglimento del Partito Popolare Italiano, nel 2002, aderisce al gruppo della Margherita e dal 2007 a quello del Partito Democratico.

Non è possibile dimenticare il ruolo svolto come dirigente del Partito Popolare. Nella primavera 1995 è in prima linea, in quanto presidente del partito, nella disputa che porta il PPI nel centro-destra, senza che il segretario dell’epoca, Buttiglione, consultasse il Consiglio Nazionale. Bianchi si pone alla guida della protesta interna insieme con Gerardo Bianco. Disputa che porterà alla divisione del partito: la maggioranza di Bianchi e Bianco sceglie l’alleanza di centro-sinistra e mantiene il nome di PPI, la minoranza mantiene il simbolo dello scudo crociato, va col centro-destra e acquisisce il nome di Cristiani Democratici Uniti. Il PPI potrà così essere tra i promotori dell’alleanza dell’Ulivo col centro-sinistra. Nella sua attività parlamentare Bianchi è stato relatore della legge per la cancellazione del debito estero dei paesi del Terzo Mondo. E’ stato tra i fondatori dei Circoli Dossetti, per favorire la formazione civile e politica dei giovani; e Presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani cristiani. Anche per questo il Presidente Mattarella in un messaggio alla famiglia ne ha sottolineato «il rigore morale, la passione civile e la grande umanità».

Anche il Presidente del centro Nazionale del Volontariato ed ex Presidente Agesci sottolinea: di lui ricordo sempre una spiritualità cristiana autenticamente laicale, e una fede profonda”. Non a caso c’è chi rimarca che “Giovanni aveva voglia di sperimentare percorsi di ricerca spirituale, ma anche di cultura e di ricerca di senso della politica in una stagione che dichiarava apertamente la fine della politica come missione, come vissuto, come passione”. Quindi un uomo di fede, di profonda spiritualità, di impegno costante e tenace, che resta esempio per tutti, in particolare per quanti ritengono attuale percorrere le vie dell’impegno laicale alla luce della fede.

Mi sia permesso di chiudere con un breve ricordo personale in memoria di un uomo del quale, pur avendo avuto modo di conoscerlo personalmente solo per un paio di rapidi incontri, mi  hanno colpito la sua cordialità e insieme la sua tenacia. Era una serata di una dozzina di anni fa. Era stata organizzata una serata per riflettere sulla dottrina sociale. Non so né come né perché fui incaricato di coordinare il dibattito. Prima eravamo stati a cena, scambiando qualche osservazione sulla situazione generale. Erano presenti, oltre al Vicario Generale della Diocesi di Casale Monferrato Mons. Antonio Gennaro (che all’epoca svolgeva anche il compito di incaricato per la Pastorale Sociale e del Lavoro), anche l’allora Presidente Provinciale delle ACLI Agata Benanti e l’Assistente Provinciale Don Walter Fiocchi: discussione appassionata e un Giovanni Bianchi affabile ed entusiasta per condividere idee e speranze.

Il Salone era piano, cosa strana per un tema non sempre apprezzato o ritenuto fondamentale dalla nostra gente, da quel laicato su cui dovrebbe fondarsi il sostegno convinto per l’impegno solidale; molti gli aclisti giunti dalle città vicine, proprio per ascoltare “il loro Presidente”. In un libro ho riportato le due considerazioni che mi colpirono di più dell’intervento profondo e qualificato di Bianchi. Si sottolineava la «necessità di contenuti formativi, luoghi di riflessione e preghiera dove la dottrina sociale deve poter essere di casa come sostegno fondamentale per tutti, perché tutti si è presenti nella società umana»; anche da quella riflessione nacque l’iniziativa durata cinque anni e denominata <Preghiera per il Bene Comune>. E poi la sollecitazione che «Per liberare la politica dal luogo comune che sia una cosa sporca non è sufficiente non tirarsi indietro; alla partecipazione bisogna accompagnare uno stile che individui ed esorcizzi i vizi della politica (prevaricazione, invidia, avidità) e alimenti abiti virtuosi: competenza, prudenza, tolleranza». In fondo erano, quelle parole, un’anticipazione del senso di quanto scriverà in uno dei suoi molti libri <La fraternità dimenticata>.

Ho avuto occasione poco più di un anno fa di consegnargli il mio libro e di ricordargli quella serata. Se ne ricordava: fu molto affettuoso e riconoscente. Ciao Giovanni, ora vedi nella pienezza ciò che hai cercato nella tua esistenza. Intercedi perché anche noi, che vorremmo seguire la tua autenticità laicale e la tua passione civile, sappiamo continuare a cercare e a indicare alla società del nostro tempo l’importanza della fraternità, anche politica.

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