Sveglia compagni, la minoranza non governa

Domenicale Agostino Pietrasanta

Risultati immagini per renzi grillo berlusconi salvini

La legge elettorale che ci accompagnerà al voto politico del prossimo anno, non favorisce certo le alleanze; non per responsabilità prevalenti in capo all’esecutivo, ma per motivi diversi ed a tutti ben noti, ed anche per coerente successo di chi, per affossare Renzi, ha difeso la Costituzione senza se e senza ma, voteremo col proporzionale. Succede così che il segretario del PD, da buon contabile (la politica è altro affare) fatti i conti per bene, evita impossibili accordi che, per verità senza convinzioni sincere, gli vengono proposti o provocati da una parte della sinistra del suo partito. Andiamo così allegramente ad eleggere un Parlamento sempre bicamerale di per sé incapace di governabilità, ma aperto alle svariate improbabili alleanze post/elettorali.

Quì però casca il leader (stavo per usare un’espressione di troppo) di qualunque possibile accordo. Renzi con Berlusconi? Ammesso che sia sufficiente a raggiungere i numeri; mi dite su quale programma? Sui provvedimenti fiscali, sui criteri per combattere la corruzione, sulle riforme del sistema giudiziario: mi potete prevedere quale pastrocchio ne potrebbe derivare? Salvini con Grillo? magari per affossare l’Europa? per risolvere il problema di una leadership di arroganza e prepotenza? oppure per buttare a mare i profughi e gli immigrati? Renzi con Salvini (tanta è la calca che anche questa sarebbe bella) per risolvere il problema immigrati aiutandoli a casa loro? Grillo con Renzi? Potrei dire che un asse di valenza analoga l’aveva tentato pervicacemente e testardamente il saggio (!) Bersani ed è andato a sbattere. Berlusconi con Salvini? giova sperare amici della destra xenofoba, io non sprecherei le mie speranze. Potrebbe essere che ci siano anche altre prospettive; elencatemele voi, ma rischierete di stancarvi.

Il fatto è che non c’è contabilità che assicuri successo ed anche se il successo fosse raggiungibile, finirebbe per dare vita ad un esecutivo qualsiasi, non certo per governare il Paese e districarne le matasse. Purtroppo qui non c’è una pluralità eccessiva di opzioni politiche, per la quali è sempre possibile una leadership di composizione razionale e di ragionevole compromesso, qui siamo in presenza di una frantumazione della domanda di rappresentanza politica; una frantumazione di domande assolutamente incompatibili. C’è chi vuole l’Europa e chi non ne vuole sapere; c’è chi vuole l’Europa, ma la vuole senza accettarne alcune premesse inderogabili a cominciare dal rilancio della economia nazionale con tutti i presupposti e le conseguenze che ne implicano prospettive adeguate; c’è chi considera la presenza dei profughi e degli immigrati come risorsa e chi li getterebbe a mare indipendentemente dalle dichiarazioni sugli aiuti da portare “a casa loro”; c’è chi si rende conto della miseria in cui si incapperebbe senza l’euro e chi è convinto che la moneta unica sia la causa di ogni male; c’è chi crede nelle elemosine ai poveri e chi invece sa che senza lavoro anche il reddito di cittadinanza non salverebbe nessuna dignità personale e soprattutto non servirebbe a rilanciare l’economia. E via dicendo, senza un soggetto politico e senza un riferimento morale che tenti una qualche sintesi.

E allora? Non se ne esce e so di ripetermi. Ci sarebbe però una sfida per una sinistra riformista, una sfida che senza ritardi di carattere contabile, dovrebbe prendere atto di tre snodi di premessa per ogni ripresa. Nulla si risolve senza un progetto che si fonda sulle possibili risorse di rilancio del lavoro e le risorse si ricavano dalla lotta alla corruzione, dalla sfida all’evasione fiscale e dalla risorsa del merito a servizio della nazione. Tutti sanno che dalla corruzione e dall’evasione fiscale si sottraggono risorse sufficienti e dalla promozione del merito si fondano premesse adeguate per una competizione adeguata alle sfide della globalizzazione. Sulle premese di un progetto che sapesse sciogliere questi tre snodi forse la sinistra potrebbe dare corso a prospettive di soluzione; potrebbe rendere credibile un’alleanza che alle prove contabili di una vittoria elettorale non ha nessun senso e nessuna possibilità risolutiva.

Certo, sul momento si uscirebbe sconfitti, ma in quanto a sconfitte la sinistra non ha concorrenti già adesso e magari quì; tanto vale rischiare. Certo, sarà necessario un lungo lavoro di formazione, ma sempre, nei percorsi della storia, le età della formazione impongono anche di saper perdere, ma nella prospettiva di una progettualità realistica. Si può rimanere minoranza, se val pena di riprendere una credibile iniziativa, non per leccarsi le ferite ed accusare il nemico più caro di essere il responsabile delle sconfitte. In tal modo, minoranza si rimane e gli altri governano; magari male, ma governano.

P.S. Mi sarebbe stato più semplice e meno rischioso se avessi ripreso la situazione di attualità collegata al raduno dei centauri ed alla mancata presenza del vescovo alla manifestazione religiosa; non ho voluto aggiungere inutile polemica. Tuttavia un’osservazione me la permetto: per un’adeguata azione pastorale potrebbe eservire di più la conoscenza della Diocesi nei suoi ritmi e tradizioni che non dieci rispettabilissimi pellegrinaggi mariani.

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One thought on “Sveglia compagni, la minoranza non governa

  1. Tutto giusto.
    Ma si continua a ritenere che i mezzi per procedere si ricavino soltanto dalla eliminazione dell’evasione fiscale e della corruzione (eliminazione necessaria).
    Lasciando intonso il sistema di produzione, se non per l’introduzione di sempre nuove tecnologie per accrescere sempre note produzioni, soprattutto per l’estetica individuale e per il lusso).
    Manca il riferimento alle risorse del territorio funzionali a nuovi processi produttivi e a nuove produzioni non inquinanti e arricchenti di valori.
    Se ci si pensa bene, tali risorse sono i materiali di cultura (di storia e d’arte, soprattutto) che attestano l’intrinseca musealità dei territori storici.
    Musealità da valorizzare non soltanto con il turismo (che distrugge) e neppure con il restauro (che può essere applicato ad un’opera per volta, mentre le cause di degrado investono, contestualmente, tutte le opere presenti nei diversi ambienti), bensì con nuovi processi di salvaguardia che richiedono nuova ricerca e nuove professionalità.
    E’ la cura dei territori storici che può dare più umani sistemi di vita in un paese che usa l’urbanistica soltanto per consumare suolo.
    Quando sarà che, le forze della vita civile e degli equilibri della produttività sapranno guardare alla realtà del mondo che vivono?
    Quando sarà che, almeno la “sinistra” prenderà atto che, nel 1975, ha emarginato la proposta dell’ICR per il “Piano pilota per la manutenzione programmata dei beni culturali in Umbria”, che è innovante strategia di nuova urbanistica vocata alla cura (non al consumo dei territori storici?

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