Ripartenze

Angelo Marinoni

reteferroviaria

In questo inizio estate elettorale possiamo registrare il risultato positivo delle dichiarazioni dell’Assessore regionale ai trasporti Balocco circa l’imminente firma dell’intesa fra Regione Piemonte, Regione Lombardia e RFI che porterà alla riapertura delle linee ferroviarie Casale Monferrato – Vercelli e Casale Monferrato – Mortara entro l’anno 2018. Questo importante risultato è stato ottenuto con la tenacia e la bontà della proposta di Associazione Ferrovie Piemontesi, Casalebenecomune (lista civica), Legambiente Casale Monferrato, Associazione Comuni del Monferrato e la tenacia e la volontà della Sindaca Titti Palazzetti di Casale Monferrato e della lista Casalebenecomune che hanno coordinato buona parte della mobilitazione sul territorio che attraverso singoli e gruppi cittadini, associazioni come FIAB e il mondo scolastico ha risposto in modo straordinario e entusiasta.

Siamo, però, solo all’inizio di un percorso molto lungo e l’attuale situazione è ancora molto lontana dalla minima accettabilità: in tutto il quadrante sud-est (Province di Alessandria e Asti) allargato a quella di Vercelli, un milione di abitanti e sede di fondamentali siti turistici e di interesse economico che necessiterebbero di accessibilità sostenibile, oltre alla direttrice Torino-Genova che la attraversa l’offerta di trasporto pubblico sostenibile nel periodo estivo sarà quasi inesistente.

La situazione delle linee ferroviarie del quadrante nel dettaglio è questa:
Alessandria – Nizza Monferrato – Castagnole Lanze: un percorso che per buona parte si sviluppa in area UNESCO e collega la città fra i due fiumi (quindi anche Lombardia, Svizzera e Germania) al Monferrato e alla Langa nonostante una situazione infrastrutturale efficiente è chiusa sine die e sostituita con un modesto pulmino molto lento operante su un orario poco appetibile e solo nei feriali;
Alessandria – Ovada: un percorso in buona parte in area turistica con una buona domanda potenziale caratterizzato da una situazione infrastrutturale efficiente percorso solo da treni merci, il servizio viaggiatori è sospeso sine die, esiste una proposta di riattivazione da parte di privati che è scomparsa dalla cronaca o necessità di una valutazione dai tempi, evidentemente, geologici;
Alessandria – Asti: nel contesto della linea fondamentale Torino – Alessandria – Genova il servizio locale fra i due capoluoghi è composto da 9 coppie di treni in servizio solo feriale;
Alessandria – Casale Monferrato – Chivasso, il servizio è solo feriale e costituito da 13 coppie, che nel mese di agosto sarà ridotto solo fra Alessandria e Casale Monferrato, con l’istituzione di un servizio automobilistico di cui non si comprende la necessità e causa che solo nei feriali collegherà Casale Monferrato e Chivasso in circa un’ora e venti minuti;
Alessandria – Acqui Terme – Savona, servizio giornaliero di 9 coppie di treni per fortuna garantito e indispensabile, ma su questa importante tratta sono stati eliminati gli apprezzati servizi estivi Biella – Albenga, Arona – Novara – Alessandria – Acqui – Albenga e una coppia di diretti Alessandria – Acqui – Savona – Albenga: in occasione dei treni del mare l’istituzione di servizi diretti Novara – Alessandria – Acqui – Savona sarebbe di poco impegno e grande utilità;
Asti – Acqui Terme, percorso che si sviluppa interamente in territorio UNESCO, linea con sempre maggiore apprezzamento che opera un servizio comunque solo feriale, che verrà sospeso dal 31 luglio al 26 agosto per lavori in una galleria ad Alice Bel Colle: Associazione Ferrovie Piemontesi ha presentato un’istanza e una proposta tecnica a Regione Piemonte, Agenzia per la Mobilità Piemontese e i comuni interessati per diminuire il disagio. Allo stato, però, nel periodo estivo verrà erogato un servizio autobus sostitutivo feriale su gomma (1.20 di percorrenza su stradine);
Asti – Alba, ferrovia efficiente sino a Neive chiusa sine die, anch’essa si sviluppa interamente in territorio UNESCO: esiste un modesto autoservizio con bus interurbani, servizio improponibile per percorrenze e veicoli in un contesto di rilancio turistico dei siti UNESCO attraversati dalla tratta;
Asti – Montiglio – Chivasso, ferrovia efficiente fino a Montiglio, chiusa sine die;
Asti – Casale Monferrato, ferrovia efficiente fino a Moncalvo, chiusa sine die;
Casale Monferrato – Vercelli, ferrovia efficiente di cui si è promesso il ripristino entro il 2018;
Casale Monferrato – Mortara, ferrovia efficiente di cui si è promesso il ripristino entro il 2018;
Acqui Terme – Genova, servizio in gestione alla Regione Liguria che nel periodo 30 luglio – 4 settembre opererà 9 coppie su ferro fra Acqui Terme e Ovada e un poco fruibile servizio d’emergenza automobilistico fra Ovada e Genova. I bus contraddisti da lettere faranno diversi percorsi per coprire nel modo più efficace possibile il territorio lasciato scoperto dalla sospensione del servizio ferroviario e il viaggiatore dovrà prestare anche attenzione al bus giusto prima di imbarcarsi su di uno di essi che si inerpicherà per l’Appennino.
Quello che si evidenzia è quindi un quadro che non può essere considerato normale.

È fondamentale arrivare a una definizione del sistema trasporti del quadrante che vada oltre la valutazione ragionieristica operata sulla singola linea e sulla sua presunta gestione economica o diseconomica: il problema è territoriale e va, quindi, anche oltre lo schema degli spostamenti sistematici, essendo questi ricavati da una fotografia di uno status di gestione del territorio deficitario e insostenibile.

Le forti pressioni esercitate dal territorio e dal mondo associativo otterranno, stante le dichiarazioni pubblicate, il ripristino del nodo di Casale Monferrato, ma il problema di una offerta di mobilità sostenibile e di una gestione del territorio che dia a quest’ultimo delle speranze di rinascita demografica e di sviluppo economico sostenibile deve essere affrontato nei prossimi anni con una visione più ampia.

Alcuni provvedimenti possono essere adottati subito e sono indipendenti dagli ancora poco chiari confini delle gare di affidamento del servizio ferroviario delle linee non dell’asse Torino-Genova, Torino-Savona e Torino-Milano.

Il primo intervento è l’interruzione delle chiusure estive delle linee ferroviarie efficienti (provvedimento estremamente dannoso adottato anche nel canavese), il riferimento nel quadrante sud-est va a Casale Monferrato – Chivasso che non ha ragione nota, ad Asti – Acqui Terme che può essere limitata al tratto terminale della linea e a Ovada – Genova, in quanto diventa difficile credere necessitino ogni anno quaranta giorni di lavori sulla linea Ovada – Genova per garantire il suo regolare esercizio durante l’anno, nemmeno fosse una linea himalayana.

Il problema è la considerazione del sistema ferroviario (quello almeno esercito) con un ruolo solo pendolare e quindi con un suo sfruttamento non superiore al 30% delle sue potenzialità, percentuale che diminuisce con le chiusure estive.

Il secondo intervento è un piano dei trasporti che consideri un’offerta complessiva non basata sulla dicotomia ferro-gomma, ma sulla conversione modale da gomma a ferro imposta da Unione Europea e protocolli internazionali, laddove possibile e un servizio bus integrativo e adducente, non sostitutivo: in quest’ottica diventa prioritario ripristinare, con le linee di Casale Monferrato, la quota ferro disponibile fra Asti e Alba, eventualmente dando un ruolo passante al capoluogo astigiano fruendo dei rami ferroviari efficienti (quello da Moncalvo e/o quello da Montiglio) fino a Castagnole delle Lanze/Neive.

Agenzia per la Mobilità Piemontese ha ipotizzato un servizio misto ferro-gomma sulla tratta Asti-Alba con dei risultati che non sono stati riconosciuti apprezzabili per attivarlo, questo perché non si sono valutati gli spostamenti sistematici fra Asti e Castagnole Lanze registrati sulla ferrovia nonostante la sua pessima gestione prima della chiusura (ben superiori all’attuale utenza Asti-Alba su gomma), non si è valutata la risposta del territorio e sul territorio (indotta non solo dal turismo) che un servizio integrato otterrebbe con l’inserimento di autocorse dirette Asti-Alba, non si è considerata l’integrazione del tratto Neive – Asti con altri tratti come Asti – Moncalvo e/o Asti – Montiglio – Cocconato (sempre aree UNESCO): esistono proposte di studio in merito anche recentemente pubblicate.

Mantenendo le valutazioni alle semplici linee come fenomeni isolati e non come parti di una rete e connessioni fra territori i risultati saranno sempre modesti e il territorio sarà sempre più povero. Il terzo e ultimo intervento indicato è, infatti, un cambiamento di metodo di lavoro e una visione prospettica e territoriale che vada oltre la valutazione ragionieristica operata linea per linea: le stesse analisi dei flussi e dei rapporti sistematici sono il risultato di una fotografia di un sistema che è l’oggetto da trasformare: questo non cambierà mai se si adattano i dati alla soluzione sbagliata invece di trovare la soluzione corretta.

La prospettiva non può e non deve essere quella di trovare la soluzione più efficiente all’attuale domanda di trasporto pubblico, ma operare verso un’offerta di mobilità sostenibile che risponda in maniera prima efficace che efficiente alla domanda di mobilità reale e potenziale totale dei quadranti.

È del tutto evidente che, quindi, siano già troppo limitati i confini dei quadranti, immaginiamo quanto possa essere riduttiva una analisi effettuata linea per linea.

La scelta della Regione Piemonte di affidare il governo del sistema trasporti e la totale titolarità dei contratti ad una unica Agenzia (scelta che non condivido) ha avuto e avrà sicuramente dei punti a favore, ma allo stato, fra le altre storture, rischia di delegare un ruolo politico ad un organismo tecnico, che, per quanto efficiente, non potrà mai per sua natura “scommettere” sul territorio e averne una visione prospettica.

La Politica deve riappropriarsi del suo ruolo di pianificatore e incubatore di idee e non può limitarsi a scegliere se avvallare o meno un esercizio di ragioneria o matematica finanziaria, essa non è né brutta né schifosa come scriveva Gaber in “Io se fossi Dio”, la Politica è quello che ci rende diversi dagli altri abitanti di questo pianeta e il suo esercizio è la più grande responsabilità che abbiamo nei confronti nostri e del resto del pianeta.

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One thought on “Ripartenze

  1. La situazione è quanto mai incresciosa, considerando che, in un passato non molto lontano, nessuna mente sana avrebbe mai avuto l’idea balzana di sostituire i treni con autoservizi, tanto meno su linee come la Genova – Ovada – Acqui – Nizza Monferrato – Asti (questa è la denominazione completa, in accordo con le progressive kilometriche!), linea che vede un forte movimento di viaggiatori, sovente, almeno per quelli stanziali, con disponibilità di un’abitazione sulla costa Ligure e di un’altra nell’interno (zona Appenninica o Monferrato) ed avvezzi a muoversi tra le due grazie alla ferrovia voluta dal Saracco; caso mai, venivano istituiti rinforzi, oppure, su altre direttrici, treni come l’Espresso che, da Vercelli, conduceva a Savona attraverso Casale Monferrato, Valenza, Alessandria ed Acqui Terme. Da più parti, si ha la sgradevole impressione che si parli e si scriva molto, ma non ci sia, non solo nessun progetto, ma, soprattutto, nessuna reale volontà di fare nulla: pertanto, occorre essere quanto mai vigili sulle preannunciate aperture da Casale Monferrato, in direzione di Vercelli e di Mortara, visto che da quelle tratte sembrerebbe partire il lento e faticoso cammino destinato a farci dapprima ritornare sui passi compiuti ahimè non per nostra volontà, per poi volgere lo sguardo verso lo sviluppo di quella mobilità sostenibile da un punto di vista economico, ambientale e, da Medico, mi preme dire anche sanitario, essendo la ferrovia il mezzo di trasporto più sicuro.
    Occorre inoltre superare l’ottusa visione in chiave regionale, volta solo a considerare i bilanci a compartimenti stagni, a creare venti sistemi di trasporto distinti, nonché a relegare le linee complementari – badiamo bene ad appioppare loro l’aggettivo “secondario” – ad un mero ruolo di prossimità, venendo meno la peculiarità della ferrovia, che, grazie ad un’attenta programmazione degli orari ed alla sapiente gestione delle circolazioni eterotachiche, consente di far trovare ai viaggiatori una soluzione quasi tagliata su misura.
    Se si tratta delle proverbiali rose, queste fioriranno.

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