Giardini: dove fioriscono gli eventi

Qui Alessandria  Dario Fornaro

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In omaggio alla filosofia del PISU e dei “quartieri-movida” (Rovereto e Cittadella) da realizzare a cavallo del Tanaro, sono stati finalmente consegnati, nei giorni scori, all’uso civico, i “Giardini Italia”, sistemati immediatamente a valle dl Ponte Meier dopo la rimozione dei vecchi distributori.

Il Comune, profittando anche della Festa della Repubblica, ha prontamente promosso in quel sito, tramite Ascom, un primo evento-cardine “vista Ponte” dedicato, nel caso, all’enogastronomia alessandrina proposta da una ventina di “firme” locali del mangia-e-bevi.

Il giardino in questione – o parco, come taluno preferisce – comprende alberi d’alto fusto, fortunatamente preesistenti, superfici erbose al naturale e ampi camminamenti per i visitatori/utenti. Alberi a parte, se i camminamenti servono per agevolare e contenere la pubblica transumanza, è evidente che qualsiasi e consistente attività supplementare (alla normale fruizione di un giardino) ivi organizzata, non potrà che insediarsi sulle superfici erbose. Ciò che è puntualmente avvenuto con le attrezzature di cucina e di mescita, con relative tavolate di servizio.

Schema, peraltro, già pacificamente acquisito ai Giardini della Stazione, con “Floreale” e le altre strabordanti banchetterie di stagione. Nel senso che i giardini saranno certo cosa bella e buona (anche se privi di fiori, perfino arbustivi, come in questa plaga), ma servono in primis di supporto fisico-ambientale ad una vasta serie di iniziative/presenze commerciali ad ampio richiamo di pubblico. E poi, detto tra noi, che sarà mai un po’ d’erba calpestata o consumata? Due gocce di pioggia e il verde si rianima, almeno fino alle prossime necessità d’uso.

Ora, ad assaggio finito (morale e materiale) di “ponte e cucina”, l’entusiasmo politico, organizzativo e mediatico si taglia a fette: il pubblico ha risposto alla grande (500 posti ristoro quasi sempre occupati) e la fantasia prende il volo senza ritegni, evocando a modello per il nostro lungo-fiume niente di meno (esageruma bin!) che il felice rapporto di Parigi con la sua Senna.

Successo pieno, dunque, dell’iniziativa in parola e della location (balconata sul Tanaro): entrambe foriere di promettenti repliche commercial-popolari.
Senza che, ancora una volta, si sia avvertito il minimo refolo di perplessità per l’entità e la predominanza della posta in gioco. Questa città affida infatti, esplicitamente e coralmente, al turismo – in prevalente versione eventi di strada – le sue migliori chances di tenuta socio-economica, in un quadro di perdurante affanno dei settori cosiddetti portanti.

Già in epoca pre-crisi (primi anni 2000) fu di moda proclamare, negli ambienti politici “progressisti”, che lo sviluppo venturo di questa città risiedeva essenzialmente nella logistica e nel turismo. Venuta meno, evaporata non molto gloriosamente la logistica, lo slogan è rimasto concentrato sul turismo, qualunque cosa succedesse mai nel frattempo entro e fuori dei nostri confini. Una sorta di “ultimo dogma” socio-economico, laicamente proclamato e insuflato nella pubblica opinione.

In casuale concomitanza col “vista ponte”, ce ne fornisce una controprova un giornale-on-line (AL-News) dei giorni scorsi (05.06) laddove, nel dare notizia di un proprio sondaggio pre-elettorale sui temi portanti della campagna in corso, segnalava che il maggior consenso dei cittadini interpellati, sui 10 argomenti proposti dalla redazione, si era registrato ( ben l’85 %) sulla formulazione perentoria che qui trascrivo: “Alessandria ha una forte potenzialità turistica. E’ questo il nostro futuro: puntare sull’enogastrononomia, sul Monferrato, sulla Cittadella, sul polo di Marengo e sulla posizione strategica di cui la città gode. La sfida dei prossimi 5 anni sarà sviluppare queste potenzialità, concentrando le risorse qui piuttosto che sulla logistica e l’industria.”.

Questa l’aria che tira, rigogliosa, tra Bormida e Tanaro, e sulla quale si potrà pure amabilmente intrattenersi. Posto infatti che un’infinità di comuni e comunelli hanno adottato risolutamente, negli stessi tempi e modi, l’analogo obiettivo strategico (la cattura del “turismo buongustaio itinerante”), sembrerebbe anche giusto chiedersi, per mero scrupolo, se ci saranno poi gloria e grasso per tutti.

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