Teresa Michel nella città

Domenicale Agostino Pietrasanta

tmMi capita di pensare, non senza delusione, ai toni dismessi, sonnacchiosi e non propriamente adeguati alle possibili speranze dei rari Alessandrini che vorrebbero capire, della campagna elettorale in corso. Ci sono alcune iniziative, sponsorizzate anche dalla sensibilità di media valorosi presenti sulla piazza, non mancano disponibilità dei candidati a farsi intervistare con progetti di ritorni e consensi, ci sono tentativi di decollo, ma non si riesce a “bucare” gli shermi sull’opinione pubblica. Un candidato (capite bene chi è) si sforza di presentare ciò che ha prodotto il lustro amministrativo al termine e tutti gli altri si affollano a sostenere del molto che c’è ancora da fare. Tutto secondo regola, ma la città non si sveglia se non di fronte (ma senza esagerare) a reciproche accuse di incompetenza: sempre degli altri.

Mi succede di pensare a tutto questo ed intanto mi viene tra le mani un libro che mi capiterà di presentare con un amico e con l’autore lunedì prossimo alla libreria Mondadori; per non metterla in propaganda non vi citerò né il titolo, né l’autore. Dirò solo che in un passaggio dell’affascinante racconto si parla di una regione e di una città per denunciarne impietosamente il degrado e concludere che di quella città solo il centro storico si salva; ed io che pensavo alle possibili comparazioni con Alessandria, a sentire del centro storico, ho rimosso tutti gli “speranzosi” confronti.

E pensando mi chiedevo se proprio non ci sia nel DNA dei nostri cittadini il germe od i germi del risveglio. Pochi giorni addietro un’impegnata giornalista locale notava e ricordava che da novant’anni esiste l’Istituto “Divina Provvidenza” degli Orti, voluto da Teresa Michel, la quale però nel frangente, operava in città da almeno trent’anni per risolvere i problemi di assistenza e salvaguardia dei più deboli, dei più fragili, dei respinti da un contesto sociale che andava sensibilizzato ad una presenza indispensabile per la dignità della persona umana. In un passaggio di quei trent’anni Madre Teresa incontrò Teresio Borsalino, senatore di nomina regia (lo prevedeva allora la statuto Carlo/Albertino) e con il suo contributo forse non esclusivo, ma fondativo potè far sorgere la casa ormai novantenne, ricovero gestito con lo spirto evangelico della fondatrice dalle sue sorelle oggi presenti. L’attività della casa degli Orti, intrapresa nel 1927, indusse il senatore Teresio a proporre una rendita fissa e operante nel tempo per le necessità della beneficienza, ma la Madre non volle: sarebbe stata una mancanza di fiducia nella Divima Provvidenza. Lasciamo stare ogni giudizio, ma forse in questo incontro Mischel/Borsalino si potrebbe intravvedere un possibile germe di vitalità. Si tratta, notate di un incontro tra un laico illuminato che quando capì che quota novanta (sono sicuro che sapete di cosa si tratta), non avrebbe più facilitato la concorrenza internazionale dei suoi prodotti, si rivolse anche per motivi di immagine, alla beneficienza in favore del territorio; un incontro con una donna tanto esposta alle difficoltà delle sue scelte, quanto coraggiosa. E da questo incontro fondato sul radicalismo delle scelte, evangelica una e semplicemente razionale l’altra si costruì una presenza di cui Alessandria, anche quando non ne sia consapevole ancora fruisce.

Questo si chiama, per usare un’espressione cara a papa Francesco, raggiungere le periferie del mondo che sono pure a casa nostra; significa constatare che la radicalità evangelica potrebbe smuovere anche la promozione sociale e rianimare il letargo imperante. Ad un patto: che il Vangelo non si fermi ai “musei” intraecclesiali e magari nella ripetitività cerimoniosa dei riti più diversi (e non parlo sia chiaro della celebrazione eucaristica, centro della vita della Chiesa) e che tali “musei” non si incartino nei pellegrinaggi mariani, sia pure legittimi e rispettabili. Altrimenti si da solo l’impressione che la Madonna sia sempre in viaggio in varie parti del pianeta. Lasciamola dove Dio la colloca e, da convinto devoto come sono, spero sia disponibile per una buona Parola, quando mi sarà riservato un giudizio inevitabilmente prossimo venturo.

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