La visita a Bose della Redazione di Appunti Alessandrini

Elvio Bombonato 

man(Non ero mai stato a Bose, che comunque conoscevo, grazie ai racconti della mia amica carissima, dal 1972, Carla Miglio; avevo letto alcuni scritti di Enzo Bianchi, il quale unisce alla pregnanza sempre condivisibile delle osservazioni, un’ efficace strategia argomentativa e un linguaggio scorrevole, chiaro e accattivante.

Dunque, finalmente mi si presenta l’occasione di andarci con gli amici di Appunti Alessandrini, in primis il mio Preside storico Agostino (quante ore di lezione aggiunte abbiamo fatto insieme, gratis naturalmente); la mia grande aspettativa non è stata delusa, anzi la realtà l’ha superata.  Sapevo che il monastero è un luogo di meditazione; non sapevo la splendida accoglienza, la capacità di farti sentire subito a casa, tra persone che si interessano a te visitatore, e desiderano che tu tragga profitto dalla sia pur breve esperienza. 

Il luogo è bello, in mezzo al verde; il negozio che vende i libri editi dal monastero e gli altri prodotti, semplice e funzionale. Tre i momenti significativi della nostra visita: la lezione di padre Luciano Menicardi, attuale priore dopo che Enzo Bianchi ha rinunciato alla carica per motivi di età; la preghiera in chiesa coi monaci; il pranzo in gruppo, presieduto da un monaco.

Intendo soffermarmi sulla conferenza.  Gli appunti li ho presi io, il priore non ha potuto rivedere il testo, che a mio avviso è fedele, ma si tratta pur sempre di una trascrizione, fatta da me, quindi passibile di inesattezze.

Il tema della lezione, durata circa un’ora, seguita da un bel dibattito, era davvero attuale: la menzogna, come fatto individuale e sociale. Padre Manicardi ha trattato l’argomentoin modo dialettico, offrendo un ampio ventaglio di interpretazioni, un percorso in cui valevano più le domande delle risposte, pur presenti. Queste comunque hanno dominato la parte finale, durante il dibattito; il priore ha accantonato la priorità del raziocinio, parlando col cuore, catturando l’attenzione e il consenso degli astanti).

* * *

Luciano Manicardi  – LEZIONE  SULLA  MENZOGNA

La menzogna è contemporaneamente espressione di potenza e di banalità.  Mentire (etimo: mens lat.) significa ingannare, dissimulare, inventare con la mente.

Agostino condannò in toto,senza eccezioni , la menzogna, a suo parere priva di giustificazioni sempre. Ad analoga conclusione pervenne l’analisi approfondita e diversificata di Tommaso d’Aquino  E’ opportuno invece distinguere le diverse funzioni della menzogna, per esempio separando da essa la bugia innocente.

A pensarci bene la letteratura (è la tesi di Giorgio Manganelli in “Letteratura come menzogna” 1967, contro gli autori neorealisti, ora in Bollati Boringhieri) è sempre frutto di una finzione, anche quando riesce a riprodurre fedelmente la realtà.  Dante nel canto XVI dell’Inferno scrive: ”Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna (sono parole di Virgilio)/de’ l’uom chiuder le labbra fin ch’el pote/ però che sanza colpa fa vergogna”, vv. 124-26.

Esiste anche la menzogna provocata dall’ignoranza, di chi non possiede gli strumenti linguistici e mentali per capire la realtà; questa categoria di menzogna evidentemente non comporta nessuna colpa.  Perché ci sia colpa è necessaria la volontà, la voluntas nocendi, l’intenzionalità di ingannare gli altri per trarne un profitto. In questo caso mentire dà potere e piacere; questa è la forza della menzogna, la capacità di ricreare la realtà a proprio vantaggio, manipolare le persone senza che se ne avvedano, fino a diventare una forma di perversione: rendere vero ciò che vero non è, in piena consapevolezza.  Vedi  l’esempio di Iago, il quale parte sempre da un briciolo di verità, che viene amplificato e deformato deliberatamente, al fine di mettere in cattiva luce Desdemona e provocare la gelosia di Otello.

Pensiamo alla Guerra del Golfo voluta dai presidenti USA Bush: l’intervento si fondò sull’ipotesiche l’Iraq avesse un potenziale di armamenti pesanti cospicuo e pericoloso.  Il New York Times sposò subito questa diventata tesi, inventata dalla CIA, propagandandola e convincendo gli americani.  Qualche anno dopo, in seguito alle indagini, venne a galla la menzogna. L’illustre giornale fece ammenda, ma ormai la guerra era stata scatenata., in modo irreversibile. Le menzogne vengono sempre amplificate dai mass-media.

Vladimiro Giacchè, economista formatosi alla Normale di Pisa, ha esaminato ne “La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea “(Derive/approdi editore 2011) la diffusione della menzogna in politica.

Anche gli animali mentono, si mimetizzano, si trasformano per la riproduzione, ma il loro è istinto di sopravvivenza – per mangiare e non essere mangiati – che non appartiene agli uomini; quelli mendaci spesso covano interessi anche sordidi.  Quando la menzogna non viene riconosciuta come tale, se non solo da colui che l’ha prodotta, diventa un fatto sociale per le sue conseguenze, che si espandono in modo ampio e incontrollato.

Il poeta russo Iosif Brodskij ricorda volentieri la sua prima bugia da bambino, e sostiene che la coscienza inizia con la bugia, intesa come un atto di libertà nei confronti dei genitori.  I bambini iniziano a mentire dai 3/4 anni: imparano a leggere il pensiero altrui, mettono in moto l’intelletto creativo, in modo coerente,  spacciando il falso per vero. La menzogna è per loro una grande attività mentale, che richiede capacità raffinate, autocontrollo, e si pone contro l’onniscienza dei genitori. Ma la bugia può essere anche un sintomo di disagio, di difesa, diventa una corazza, un habitus. Le età critiche sono due: 4 anni e la prima adolescenza.  Le menzogne abituali preoccupano, in quanto provocano comportamenti antisociali. Si colgono, per esempio, notando il divario tra il linguaggio corporeo e quello verbale: la bugia ha una funzione positiva nello sviluppo della personalità, ma poi deve subentrare il piacere della sincerità; mentire è sempre ambivalente.

La menzogna tradisce la fiducia, la uccide, distrugge le relazioni tra le persone.

Significativa la querelle (Passigli editore 2008) sul diritto di mentire tra Benjamin Constant e Immanuel Kant nel 1797. Il filosofo svizzero sostenne che i principi universali devono essere accertati sul terreno concreto tramite i principi intermedi, accettando quindi la menzogna in determinati contesti. Kant, invece, monolitico e dogmatico, oppose la necessità della verità per amore dell’umanità: ”Persino di fronte a degli assassini che vi chiedessero se il vostro amico, che loro stanno inseguendo, si sia rifugiato in casa vostra, la menzogna sarebbe un crimine”. La coerenza degli assiomi talvolta produce mostri.

Se ogni uomo ha diritto alla verità, siamo consapevoli che la verità rende impossibile la società; la menzogna diventa talvolta accettabile, perché consente di realizzare la convivenza.

Ian Leslie, psicologo inglese, ha scritto “Bugiardi nati” (Bollati Boringhieri 2014), in cui esamina le menzogne dei bambini, quelle dei politici e quella rivolta a noi stessi, l’autoinganno. Tutti mentiamo; la menzogna è necessaria, vitale, formativa, inevitabile per definire ciò che siamo davvero.

Ad esempio “la riserva mentale cattolica” suggerita un tempo a chi doveva compiere un giuramento che lo disturbava:  si pronunciava a voce il giuramento, proseguendolo con una frase che lo smentisse proferita  solo nella mente.  Pio XI suggeriva:”fatte salve…”nel silenzio; certo ipocrisia, indispensabile quando la realtà è troppo forte per noi.  Esiste inoltre la menzogna altruistica e affettiva, che nulla a che fare con le insinuazioni, la doppiezza, le omissioni del malvagio.

Javier Cercas ha scritto un libro, “L’impostore”, Guanda 2015, in cui racconta la vicenda di un 90enne catalano Enric Marco, il quale ha passato tutta la sua vita a mentire, dapprima sulla sua inesistente partecipazione alla guerra di Spagna, e poi addirittura sulla sua esperienza nel Lager, ove non era mai stato. Le sue conferenze erano così toccanti, che veniva creduto persino dagli ex deportati. Fu smascherato, con grave scandalo che oltrepassò i confini della Spagna dopo molti anni, nel 2005.

Ben più tragica la storia raccontata da Emmanuel Carrère in “L’avversario”, Einaudi 2000. Jean Claude Roman  assassinò moglie, figli, genitori, dando fuoco alla sua casa e  tentando il suicidio. Il motivo? 18 anni di menzogne ( e di debiti) che stavano per crollare; la molla è stata la vergogna di essere smascherato, l’incapacità di sopportare la perdita della propria immagine.  Aveva cominciato a mentire al 2° anno di Medicina, dicendo ai suoi genitori di aver passato un esame,e non era vero. Ha proseguito, fingendo una laurea mai presa, addirittura un incarico nell’OMS di Ginevra. Usciva di casa fingendo di recarsi al lavoro, e passava il tempo trastullandosi, nascosto.  Gli amici non vollero credere che fosse un mentitore. Charrère, affascinato dalla sua vicenda, volle incontrarlo tre volte in prigione (ergastolo), e intrattenne con lui un lungo rapporto epistolare, da cui nacque il libro.

Va sottolineata la banalità del mentire; la menzogna scatena reazioni simili a quelle della valanga provocata da una palla di neve.  Sono intoccabili i principi, che vanno osservati, la verità è la condizione per accettare gli altri ed essere accettati; la menzogna porta al potere sugli altri e alla perdita della fiducia quando viene smascherata; l’atteggiamento di incertezza e quindi di umiltà è quello positivo. E’ necessario saper prevedere le conseguenze: l’amore dà coraggio, correre il rischio della verità, per la vita e per il bene degli altri, da perseguire al posto del nostro tornaconto individuale.

Il dibattito successivo è stato davvero interessante, perché il priore Luciano Manicardi, dopo averlo sollecitato, ha risposto in modo libero e aperto, direi col cuore non soltanto col ragionamento. Ha rotto il ghiaccio Elvio Bombonato, richiamando la simulazione e dissimulazione teorizzata nel “Principe”, però contraddetta dalla” Mandragola”, il cui significato sta nella corruzione di Lucrezia. Ha citato la dissimulazione onesta di Torquato Accetto, ampiamente utilizzata dall’ironia manzoniana. Il priore ha risposto che il dialogo tra il Cardinale e don Abbondio è sì un dialogo tra sordi (Manzoni significativamente concede solo a don Abbondio il monologo interiore, riportando i suoi pensieri/commenti alla reprimenda del Cardinale) ma verso la fine Federigo cita l’amore come spinta per darsi quel coraggio che il curato, commosso, afferma di non sapersi dare. Il Cardinale invoca la Provvidenza divina, affinché offra a don Abbondio l’occasione per riscattare con l’amore verso i due giovani sposi (“rimasti promessi”) la sua mancanza (Promessi sposi, capp. 25 e 26).

A Mauro Fornaro, che ha posto il problema dell’etica della situazione e dei conflitti di valore, e si è chiesto che cosa sia la verità, citando le false notizie dei media, la filosofia del 2° Novecento, il pensiero debole, il priore ha risposto affermando che la verità si costruisce, è un percorso di azione, la prassi, ciò che facciamo. Il criterio deve essere quello di non offendere l’elemento umano che è in ciascuno di noi, la sacralità della persona, evidenziata da Simone Weil contro E. Mounier: tutto l’umano è sacro. E’ ancora utile il dialogo socratico, la ricerca comune, lo scambio per costruire insieme la verità. Nella religione essere non detentori ma ricercatori della verità. Un conto è confessare (dichiarare) la verità, un altro è possederla; ascoltare sempre l’altro, assumere la responsabilità di costruire la verità insieme agli altri, è un percorso. Ha ricordato che in nome della verità ci sono stati nella storia fenomeni di violenta intolleranza religiosa. Per esempio contro il monofisismo, “eresia” figlia di una cultura specifica di un preciso momento storico in cui va collocata, perché le Scritture sono assolutamente estranee a questa forma mentis, di cui non c’è traccia, che distingueva la natura e la persona di Cristo.

Daniele Malucelli ha ricordato il parlar chiaro del Vangelo (il sì e il no) come antidoto al dogmatismo; Il priore ha sottolineato l’unicità di ogni persona quale principio fondamentale; il modo di agire va creato nel riconoscimento e nel rispetto per l’altro: è la vita che prevale sulla morte. Ha ricordato la parabola degli invitati al banchetto, che non ci vanno adducendo scuse, allora il padrone di casa chiama poveri, storpi, ciechi e zoppi e afferma che “nessuno di quelli che erano stati invitati e hanno rifiutato, gusterà la sua cena “(Luca 14/ 15).

Agostino Pietrasanta ha posto il problema dell’opportunità di dire la verità, perché è anche vero, citando papa Giovanni XXIII, che esiste la virtù della menzogna, quando certe verità è meglio non dirle (a un malato terminale per esempio), perché la verità è assoluta, ma la libertà è un fatto soggettivo. La verità è Cristo, la via la vita, le affermazioni linguistiche vanno riportate alle differenze culturali, come affermava Paolo VI. Concorda il priore, esiste una misura prudenziale, nello spezzettamento nel quotidiano, dire con gradualità o non dire se non è necessario o dannoso, verificare caso per caso, dipende da chi ho davanti. Importante – ribadisce –  è il rispetto per la persona, il costruire la relazione con la persona.

La chiesa è ampia, luminosa, con larghi spazi all’interno e soffitto altissimo di legno. Nel presbiterio sono arrivati i monaci, i maschi a sinistra e le femmine a destra.  Sorpresa: metà di loro di età fra i 20 e i 30 anni, composti, raccolti, coi visi illuminati dalla gioia.  Davvero ti viene il desiderio di fermarti.  Un’ora di preghiera e di canti dei Salmi, in italiano, con voci corali e soliste, maschili e femminili.  Un incanto ritrovato, quello che solo i Vespri in parrocchia la domenica pomeriggio, cantati in latino, riuscivano ad affascinarmi (vedi la mistica Cristina Campo, grande traduttrice di John Donne) nella mia adolescenza.

Il momento conviviale è stato allietato dalla presenza di un monaco, esperto di liturgia, che faceva domande, ascoltava, informandosi delle nostra attività in Alessandria; principale interlocutore il capo comitiva; bella la presenza della giovane Diletta, fresca vincitrice del concorso per entrare in Magistratura; quella di Giancarlo Mandrino, insieme alla moglie assiduo frequentatore di Bose; del prof. Mauro Fornaro, pacato e brillante conversatore. Per inciso, pasto eccellente nella sua modestia, con arrosto memorabile, il cui bis è stato onorato dai presenti.

Nota: la rielaborazione della Lezione di padre Luciano Manicardi è stata fatta seguendo gli appunti presi, col soccorso della memoria volontaria; ho provveduto anche a verificare e a completare le citazioni (autori, opere, case editrici ecc.), senza la supervisione del relatore, il cui pensiero spero di non aver tradito.

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