Due milioni per l’autosufficienza

Domenicale Agostino Pietrasanta

berlaGran brutta faccenda per i “fondatori” dei principi non negoziabili, perché siamo al trionfo del più scandaloso relativismo: parola di Corte di Cassazione! E così succede che la stessa espressione di autosufficienza si possa riferire sia ad una cifra inferiore ai 500 (cinquecento euro al mese), pensione percepita da innocui cittadini, sia ad una cifra di 2.000.000 (due milioni di euro al mese) percepiti, come assegno del marito, dalla compagna, moglie o ex moglie di Silvio Berlusconi.

Non sto a soffermarmi, perché non sarebbe nelle mie disponibilità, sulle due sentenze della succitata Corte; accenno solo al fatto che in una, datata 10 maggio scorso, ha stabilito che l’assegno di sussistenza al coniuge “abbandonato” debba semplicemente assicurare una condizione di autosufficienza; in un’altra depositata il 12 successivo, ha confermato l’assegno in godimento da Veronica Lario, (già “in Berlusconi”) ad ogni mese segnato in calendario, di due milioni (ovviamente sempre per autosufficienza). Ed è di tutta evidenza che siamo al relativismo della vergogna.

Ovviamente non versiamo lacrime sull’impegno finanziario che ne deriva al cavaliere, ma non proviamo particolari solidarietà con la Veronica, risarcita abbondantemente dei torti subiti dal danaroso ex/coniuge, ma nello stesso tempo non possiamo stupirci se gli innocui pensionati da cinquecento euro mensili reagiscono indignati. Tutto in perfetta coerenza.

Tuttavia mi permetto tre considerazioni. La prima consegue la nostra linea editoriale, ispirata ai principi cristiani, con le autonomie proprie ed il precipitato storico del Cattolicesimo democratico. Mi è capitato, decenni addietro, di seguire una relazione di un grande religioso domenicano, Roger Tandonnet, che trattava della carità, virtù teologale. Ad una domanda dei presenti sui limiti leciti della disparità di trattamento economico, il relatore rispose che non gli era facile definirli, ma se in un contesto di miseria e di fame, pochi stanno troppo bene e molti stanno troppo male si è in presenza di strutture peccaminose, senza escludere responsabilità morali in capo a singole persone. Resta inteso che anche un laico pensante potrebbe arrivare alla stessa conclusione perché le responsabilità personali e collettive, a fronte di situazioni scandalose, sono condivise da ogni persona onesta.

La seconda. Se è vero che la crisi che stiamo vivendo, senza segnali di ripresa in evidenza, è dovuta alle sperequazioni poste in essere, se è assodato che senza crescita dei consumi non se ne esce, allora si converrà che quando pochissimi hanno troppo e moltissimi non hanno risorse sufficienti, i consumi non decolleranno mai e dalla crisi non si uscirà mai. Ed allora coerenza vorrebbe che ci adattassimo a vivere peggio, molto peggio degli anni addietro, senza inutili indignazioni per le rare quanto devastanti agiatezze dei “fortunati”, più unici che rari.

La terza considerazione. Non sono solo le istituzioni di genesi politica che devono farsi capire, non sono solo i Governi ed i Parlamenti che devono chiarire ai cittadini i loro comportamenti, ma anche le garanzie autonome devono essere sì indipendenti, ma nello stesso tempo comprensibili. Lo esige il sistema democratico; sempre che si tratti di un sistema ancora vigente.

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