Le sette piaghe del candidato sindaco

Domenicale Agostino Pietrasanta

Lo spettacolo sembra impresentabile e lo diventa trasversalmente. La campagna dei tanti candidati alla carica di sindaco si omologa purtroppo sullo scontro politicamente e programmaticamente irrilevante: tanto irrilevante che persino le rovinose cadute di stile sul personale come “i cani che latrano” non suscitano se non scarse e limitate reazioni. Ed è questo spettacolo, è questa indifferenza, anche di fronte all’offesa personale, che costituiscono una prima piaga della competizione elettorale. Purtroppo, seconda piaga, stiamo vivendo sulla nostra pelle di cittadini, l’assenza del partito politico, come tale, anche nella fase della preparazione e della definizione delle candidature; preparazione e definizione che dovrebbe tener conto degli orientamenti di progetto e di identità di parte e di legittimo confronto circa le varie opzioni sulla futura attività amministrativa. In definitiva, non esiste più dialettica tra forze politiche in competizione, perché le forze politiche non esistono più, né al livello nazionale, né per ricaduta sulla situazione locale. Se, al contrario esistessero, anche le candidature sarebbero il risultato di un dibattito all’interno di identità sostenibili e non si cadrebbe nella “grande rissa” inevitabilmente indotta da presenze, magari di persone degnissime, ma incompatibili, per stroria tradizione e militanza, coi compagni ed amici posti in lista e si eviterebbero imbarazzanti quanto impropri accostamenti; e siamo alla terza piaga.

Ancora e quarta piaga. Il livello locale denuncia con evidenza anche maggiore del livello nazionale, la dispersione di forze che nel dibattito democratico non sembrano ancora sostituite o sostituite solo dalla canea populista. Constatiamo che nè il riformismo di centro/sinistra, né la destra democratica sono in grado di proporre una dialettica tra di loro che sia capace di fisiologica competizione politica, Sta di fatto che sta succedendo in città, sia pure con caratteristiche locali ciò che propone la situazione nazionale con l’aggiunta di contraddizioni penossissime, tanto che i difensori ad oltranza della forma e della sostanza della carta costituzionale non si fanno problema a solidarizzare con presenze che troppo spesso hanno solidarizzato con gli avversari dello spirito della Costituzione repubblicana: le dichiarazioni in contrario sanno tanto di “opportunità” elettorale.

In questo quadro di riferimento fatto di confusione (ovviamente mi serve un eufemismo) non può stupire che si arrivi ad una quinta piaga: l’assenza di confronto sui programmi per l’amministrazione della città. Ci sono sì alcune iniziative magari promosse dai media locali, ma senza interesse né partecipazione degli elettori; iniziative persino snobbate da alcuni candidati e comunque prive di ogni capacità di coinvolgimento popolare, perchè la scelta dei temi non sempre va ad impattare sulle urgenze e sulle priorità percepite dalla cittadinanza. E così incombe la sesta piaga: l’astensionismo elettorale con l’ambigua prospettiva che, alla fine, l’eletto sia espresso da una minoranza persino al ballottaggio, proprio per effeto della scarsa partecipazione degli aventi diritto al voto.

E mi sia permessa una settima piaga, senza incorrere in blasfemi accostamenti con la Madonna dei sette dolori. Guardate i manifesti di troppi candidati: un’autentica irrilevanza, ma talora una rozza mancanza di senso democratico. Quanto si augura all’avversario più gradito di “andare a casa” si cade nel disprezzo o nell’ignoranza del metodo democratico perché l’avversario sconfitto non va a casa, va all’opposizione, uno dei pilastri ineludibili della stessa democrazia. E tanto dico non certo per un’opzione elettorale che non dichiaro, né sottintendo intenzione di farlo, ma per un richiamo da democratico convinto.

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