Pasqua amara

Domenicale Agostino Pietrasanta

pasLa Pasqua per il Cristiano esprime la forza della resurrezione, ma per chiunque creda o anche per chi ritiene di non condividere fede alcuna potrebbe essere segno di pace. Peraltro chiunque sappia leggere e pensare sa che la pagina dell’Evangelo, testimonia che l’augurio di Gesù, apparso ai suoi apostoli, pochi, impauriti ed ancora decisamente inadeguati, è stato un augurio di pace.

Oggi invece celebriamo la Pasqua nel ricordo e, per il credente, nel mistero, in un contesto di venti i più drammatici della guerra. Dopo le spacconate di Trump ed il lancio, prova di forza, della “madre di tutte le bombe” in Afghanistan, la minaccia di lanciare bombe sulla Corea del Nord, avvertita di possibile risposta guerreggiata, in caso di permanente politica di sperimentazione nucleare da parte di Kim Jong è la stessa Cina ad “avvertire” che “la guerra può scoppiare in qualsiasi momento”.

Sicuramente il contesto resta inquietante; ci sono in gioco i conflitti, fino ad ora da “guerra fredda” tra Cina ed USA per gli spazi aereo/navali in una parte strategica del Pacifico, tanto che qualcuno ne definisce la natura di “profonda partita” di tutta la questione, ma il timore, del tutto immediato, nasce dalla evidente irresponsabilità dei protagonisti che appaiono sulle scena, in particolare Trump e Kim Jong. Tale lo scenario in evidenza.

Di fronte a tutto ciò la più scandalosa inedeguatezza dell’Europa, il silenzio assordante di un soggetto reso inesistente nonostante una storia di straordinaria civilta ed una tradizione di cultura impareggiabile; ovviamente al netto delle ben note ed anche, almeno in certi periodi, devastanti contraddizioni. C’è tuttavia un “ma” decisivo quanto semplice ed imbarazzante: l’Europa tace perché non c’è. E non c’è per inadeguata iniziativa, per la resistenza delle sovranità nazionali, per la deficienza di una leadership che risponda al senso delle Istituzioni, per la presenza di personaggi che ne impediscono programmaticamente la realizzazione, in vista di una ricerca di consenso che trae vita dalle emozioni e dalle paure del vento populista. Solo i “vagiti” tanto inadeguati quanto inutili, benché valorosi, di Mattarella con Putin, farebbero eccezione.

Ancora. C’è un popolo civile che ha votato per un avventuriero che non ha mai nascosto le sue intenzioni di potenza irresponsabile, che non ha mai fatto inganno sulle sue intenzioni di usare i mezzi ispirati dalle ragioni della forza anziché quelli della forza della ragione. Ed è patetico oltreché fuorviante sostenere che l’elezione è avvenuta per il “rotto della cuffia” e solo per effetto di una regola elettorale ben nota. Per l’appunto: chi ha votato Trump conosceva la regola molto bene. Alla fine della fiera, però milioni di Americani l’hanno votato, persino le donne (bianche) dopo le spacconate anti/femministe del presidente. Complimenti alla nazione più potente e libertaria (!) del mondo. Vedete? Una Pasqua amara.

E passiamo a cose più vicine. “Si parva licet componere magnis” (e Virgilio mi scuserà se mi permetto di tradurlo fin troppo liberamente), se è lecito paragonare le nostre beghe da bottega con i drammi dell’umanità, l’amarezza nasce anche nelle pieghe delle vicende nazionali dal momento che non solo si propalano e mettono in campo notizie false e truffaldine per il confronto e la dialettica politica; non solo si sostituisce al dibattito la berlina mediatica, ma c’è ben di peggio. Protagonisti di tutto questo si fanno anche i responsabili di istituzioni poste a garanzia, di uomini che dovrebbero tenersi fuori, almeno nel loro ruolo istituzionale dalle contese politiche e lo fanno con carte false.

Vedete: Pasqua amara! E se ancora è lecito scendere un ulteriore scalino fino alle amarezze personali, ma chissà da quanti condivise, vorrei fare un’ultima annotazione. Come credente, sono basito da argomentazioni interne alla Chiesa, per fortuna di provenienza del tutto minoritaria; argomentazioni che si dicono infastidite a fronte della memoria di passate shoah, di trascorse stragi, di devastanti foibe. Eppure la dimenticanza potrebbe essere la fonte della ricaduta. Ed allora ripeto con Mazzolari che ciò che conta non è l’umano dei personaggi, ma ciò che rappresentano perchè intermediari e testimoni della salvezza. L’amarezza però rimane e posso solo aggiungere: bene o male ho terminato la corsa ed ho conservato, anche qui bene o male, la fede (fidem servavi).

Buona Pasqua amici lettori; pochi o tanti non importa: buona Pasqua, anche se un po’ amara.

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2 thoughts on “Pasqua amara

  1. Grazie Agostino, grazie perché nella tua “Pasqua amara”, che è anche la mia per una serie di ragioni personali e social/internazionali, hai messo in evidenza una “ingiustizia” infamante nei confronti di chi ha patito e si è impegnato durante la Resistenza, di chi ha sofferto nei Lager e nei campi di concentramento, di chi ha subito l’orrore della morte nelle foibe. Ma ingiustizia è anche nei confronti di chi, in modo disinteressato, cerca oggi di non far dimenticare il recente passato come monito per leggere e vivere in modo responsabile il presente. E’ proprio vero che il giorno di Pasqua ci dà il messaggio evangelico secondo il quale tutti possiamo risorgere se siamo in grado di leggere i segni non già del sepolcro, ma della storia, perché essa è il nuovo tempio laico dove Dio si incontra con le persone per celebrare un incontro di amore e di vita. Ma se la Chiesa (dovrei dire prima di tutto vescovi e preti) non si rende conto del valore della storia e non la riconosce come il nuovo tempio in cui Dio è presente, diventa una prigione di schiavitù e non un segno/sacramento di salvezza, un sepolcro vuoto che non contiene neppure più il cadavere di Cristo.

    Gian Piero Armano

  2. Cari Agostino e Guian Piero,
    condivido le vostre riflessioni, Pasqua amara anche per me.
    Vorrei solo aggiungere il falso mito degli USA paese modello di democrazia, per contrapporlo all’indubbia dittatura dell’URSS. Democrazia, sì per quanto riguarda la libertà di opinione, ma non andrei oltre. Si tratta di una repubblica federale presidenziale, in cui i poteri del presidente sono strabordanti, anche rispetto agli organi di controllo (non solo la Corte Suprema, anche il Congresso, anche i singoli Stati). Tralasciando la guerra civile e l’epoca coloniale, il melting pot è una clamorosa bugia, non solo per lo sterminio degli autoctoni e per la discriminazione razziale tuttora non scomparsa (vedi il comportamento impunito della polizia verso i neri), i ghetti, il razzismo verso tutte le ondate migratorie: ebrei, irlandesi, cinesi, russi, italiani, e poi nel ‘900 i latinos, che hanno dovuto conquistarsi con lacrime e sangue la loro cittadinanza (Sacco e Vanzetti docet).
    Soprattutto in politica estera hanno dato il peggio di sé tutti i presidenti da Roosevelt ad oggi. Pensiamo al sostegno ai golpe e alle dittature del continente, la crisi di Cuba che ha consegnato una lotta di liberazione di ispirazione cattolica (“al mio diletto popolo cubano” scrisse papa Giovenni XXIII), pur la pura ripicca di aver perduto il giocattolo (gioco d’azardo e turismo sessuale). Soprattutto l’evento decisivo del 6 e 9 agosto 1945, Sembrava che la guerra fosse contro il Giappone, in realtà era già contro l’URSS. Scottati dall’aver perduto la corsa per Berlino, contro un Giappone allo stremo (il bombardamento di Tokio con le bombe incendiarie causò 200 mila vittime civili), la bomba atomica. Lanciata per mandare il messaggio: noi l’abbiamo e abbiamo pure il coraggio di usarla, per giustificare i costi enormi (Infatti ne furono lanciate due, una all’uranio l’altra al plutonio), per verificare se funzionasse.
    I misfatti della guerra fredda furono compiuti da entrambe le due super potenze, maggiori quelli degli USA, perché più potenti dell’URSS. La guerra di Corea, col 38° parallelo; la guerra in Vietnam, che ha pure provocato il boom del consumo di droga in occidente, fino a quella in Iraq; se oggi abbiamo l’ISIS dobbiamo ringraziare i due Bush (l’attacco alle torri gemelle fu organizziato dai sauditi, non dagli iracheni) e la loro politica petrolifera, ossequiosa nei confronti delle lobbies (pensiamo anche al mercato delle armi e all’ndustria degli armamenti). Adesso c’è l’ultimo spaccone Trump, un nuovo Bush potenzialmente al quadrato, incontrollabile e pericolosissimo. Ma perché l’Italia deve essere serva loro; (i paesi europei non appartenenti alla NATO, fondata 6 anni prima dell’omologo Patto di Varsavia, non lo sono), e subire, dopo un’occupazione militare non ancora terminata (i proiettili perforanti all’uranio; le bombe avanzate dalle incursioni in Kossovo scaricate nell’Adriatico, la base dei sommergibili nucleari alla Maddalena, le servitù militari dell’intera Sardegna e in parte Sicilia e Veneto) e adesso pure i dazi sull’esportazione dei nostri prodotti ?

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