Scuola non statale, cenerentola della formazione

Domenicale Agostino Pietrasanta

nosI parroci di Torino, assieme a Cesare Nosiglia, arcivescovo della città, hanno chiesto, con lettera aperta, al sindaco Appendino di non dare corso ai tagli previsti per le scuole materne non statali, comprese quelle di religione acattolica. A mio parere, nel rispetto ovvio di ogni opinione in contrario, si tratterebbe di tagli assurdi; dal momento che l’amministrazione pubblica si dichiara non in grado di provvedere a ben cinquemila e cinquecento bambini interessati, la disposizione colpisce l’utenza di riferimento, dal momento che le istituzioni non statali invece già provvedono, anche a “scarico” dello Stato e del Comune, le riserve, sia pure di carattere finanziario, o peggio di pregiudizio ideologico, non dovrebbero avere incidenza. Vorrà dire che pagherà ancora una volta il cittadino e chi non può, si arrangi. Non è giusto.

Va precisato tuttavia che singole vicende, anche incresciose, nascono perché non si è mai voluto, o forse potuto provvedere, alla questione del finanziamento alla scuola non statale, nel rispetto contestuale della laicità delle istituzioni. Credo non averne mai trattato su “Appunti”: lo faccio con qualche schematica osservazione.

Ho sempre pensato che la questione vada posta con richiamo alla funzione docente ed al suo fondamentale compito di formazione del cittadino alla vita democratica della nazione: una funzione che può esplicitarsi sia nella scuola statale che in quella paritaria o legalmente riconosciuta. Non nei diplomifici. E poiché la docenza ed i suoi compiti attengono gli impegni della Repubblica, il riconoscimento economico previsto spetta allo Stato e dunque anche per i docenti della scuola non statale. Solo tale riconoscimento però, non altri contributi. Insomma lo Stato dovrebbe assicurare gli stipendi anche ai docenti della scuola non statale, indipendentemente dalla sua impostazione ideologica.

Ad alcune condizioni assolutamente irrinunciabili, pena, per l’appunto, la caduta dell’impianto laico delle Istituzioni.

Prima condizione. Che la scuola non statale assicuri non solo gli stessi programmi di quella statale; cosa che già sta facendo, ma assicuri anche la trasmissione di cultura senza riserve di carattere confessionale e che l’interpretazione laica della tradizione culturale sia assunta a confronto con ogni altra cultura di ogni ispirazione ideale. Insomma che oltre i programmi si guardi al progetto.

Seconda condizione. Gli insegnanti vengano scelti solo se inseriti nelle graduatorie formate in seguito a concorso bandito dal Ministero di competenza (in genere Pubblica Istruzione) e non in base a scelte di gradimento ideologico. Si potrebbe adottare il compromesso di non imporre la selezione secondo l’ordine di graduatoria, ma non mai al di fuori di essa.

Terza condizione. Che ben si distingua tra finanziamento della sola docenza da assicurare, e finanziamento alla struttura o ad ogni altra sia pure necessaria incombenza finanziaria, da escludere.

Quarta condizione. Che si accetti, da parte della scuola non statale, il controllo ispettivo dello Stato sulla retta applicazione dei presupposti indicati ai punti precedenti.

A me sembra un procedimento tanto chiaro quanto semplice; purtroppo al netto degli opposti estremismi ideologici. Gli avversari della scuola non statale dicono: niente finanziamenti. I sostenitori (stavo per dire i clericalizzati) insistono: sugli insegnanti e sull’impostazione progettuale, niente interferenza dello Stato. E così ogni ragionamento resta inutile e la scuola non statale fa la parte della Cenerentola che al contrario della protagonista inserita nella ben nota fiaba, finisce male.

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One thought on “Scuola non statale, cenerentola della formazione

  1. L’argomento è delicato; l’ho vissuto in prima persona come Commissario all’Esame di Stato. Un anno a Genova, un diplomificio laico, tipo 4 anni in uno, 5 in due, con 10 allievi in prima e 50 in quinta, Ebbene, a mio avviso, una scuola siffatta, pure chiacchierata, avrebbe necessitato una commissione e soprattutto un Presidente esperto e affidabile (leggi incorruttibile). Figurati; era un Istituto Tecnico industriale, il commissario della materia caratterizzante l’indirizzo appena laureato col minimo dei voti, nominato dal provveditorato su rinuncia; un altro “docente” incapace, faceva interrogare il mermbro interno, probabilmnte gestore/proprietario dell’istituto. La Presiedente veniva da Roma e sosteneva la tesi che queste scuole erano importanti perché toglievano i ragazzi (ripetutamente respinti alla scuola statale) dalla droga. Morale tutti promossi, con voti bassissimi, ma promossi.
    Un altro caso similare a Torino (ricordi il mitico treno delle 6,50 ?),liceo classico di figli di ricchi. Presidente un vecchio venuto dal Sud, che si portava a casa le paste avanzate offerte dal liceo per colazione ai docenti; commissari di prim’ordine, telefonate anche a casa e raccomandazioni a pioggia. Io, che visitavo sempre i gabinetti dei maschi durante lo scritto, ho trovato in uno il libretto con la traduzione di latino. L’ho preso; alla fine dello scritto (io accompagnavo nel bagno i maschi; una docente le femmine), l’ho mostrato alla Commissione. Il Presidente mi ha chiesto perché non me l’hai detto subito?, Se te l’avessi detto ne avrebbero messo un altro, magari dietro lo sciacquone. Risultato: 47 respinti; siamo finiti sulla “Stampa”. Invece un anno, a Torino, istituto magistrale di suore di Ivrea aggregato, Ci siamo andati , dividendo la commissione, sia per gli scritti sia per gli orali, Presidente un docente universitario di Bari, venuto a Torino per studiare Arpino, si basò sulla mia esperianza per le parti burocratiche, volle che comprassimo un presente per ricambiare l’ospitalità delle suore. Qualità della preparazione delle allieve uguale a quella della statale; voti buoni, nessuna respinta, Il top sempre a Torino, al Liceo Scientifico dei salesiani,abbinato a quello statale: preparazione superiore alla media, voti notevoli presi con merito dai candidati,
    Invece sulle materne ed elementari alessandrine, avrei qualche riserva. La prof. Castellanna era fortemente critica perché non accettavano allievi portatori di handicap; classi numerosissime; capisco le spese di gestione, ma una prima elementare di 32 bambini, quest’anno all’Angelo Custode, mi sembr ingestibile, D’estate favevano il Centro Estivo, a pagamento, sfruttando ex allievi della scuola come animatori volontari gratuiti. Ho avuto al “Saluzzo” alcune allieve bravissime, cattolicissime; non una di loro è mai riuscita a insegnare dalle suore o come docente di religione alla Statale, mentre due, alle quali io non avrei neppure affidato il compito di comprere un giornale, assunte. Temo proprio che la scelta venga fatta in base a raccomandazione, l’ideologia e tanto meno la morale, così invocata, c’entrano nulla, Ripeto, non passo la mia vita a sorvegliare le scuole delle suore, sono notizie, vere, che ti arrivano in sala di attesa del medico, da genitori entusiasti,
    Approvo la proposta di Agostino; se gli allievi che frequentano le scuole private andassero tutti alla Statale, a parte che non ci sarebbe proprio il posto dove metterli, e quindi doppi turni, ma il bilancio dello Stato non riuscirebbe a reggere l’impatto, Però i docenti vengano scelti, dalle graduatorie statale con criteri pubblici e seri, prima di tutto proprio sulla coerenza rispetto all’istituto religioso che li prenderà, e non con criteri oscuri o inconfessabili,

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