La misura è colma

Qui Casale Monferrato Carlo Baviera

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Ho sempre reagito, e contestato anche ad amici che sostenevano il contrario, all’idea che tutti giocavano la loro partita per indebolire Casale, o che nulla facessero per riconoscere alla città un ruolo che competerebbe ad un Capoluogo di Area (o territorio) socio-economica. “Ormai il tempo è scaduto” si sostiene, perché la sensazione è che il lungo pendio dell’indebolimento, della caduta, della disgregazione – nonostante tutti i tentativi portati avanti a destra e a manca – della città di Casale Monferrato, sta per toccare il fondo.

Ho più volte, in privato e in pubblico, affermato (in coerenza con l’impegno portato avanti in tanti anni e con tanti amici) che Casale non doveva lamentarsi, ma avere iniziativa, presentare progetti concreti e seri. Che si dovesse cercare collaborazione e organizzare alleanze con città e territori vicini per realizzare azioni in grado di invertire la tendenza di implosione di tutto quello che è stato il centro del triangolo industriale. Ricordavo che, come da altre parti, la difesa di alcuni Servizi e Istituzioni doveva vedere alleate tutte le forze politiche.

E questo continuo a credere. Perché non solo è importante, ma rappresenta il solo modo per crescere, e non continuare a farsi concorrenza; una concorrenza penalizzante per tutti. Non a caso per certi versi, anche gli altri centri della Provincia di Alessandria, lo stesso capoluogo provinciale, ma anche Asti e Vercelli, hanno motivi per lamentare distrazioni dei livelli superiori o difficoltà, derivanti da decisioni che passano sopra la testa delle dirigenze locali.

Però si arriva ad un punto in cui, some si diceva nelle campagne, “ti fanno scappare i buoi” e le persone, a torto o a ragione, danno fuori e si ribellano. Magari per un fatto insignificante o minore, ma scatta la rivolta.

Perciò dopo che Casale Monferrato, Capitale del Monferrato, capoluogo di Comprensorio, ex Provincia e poi Circondario del Regno di Sardegna, si è vista sottrarre tutta una lunga serie di Uffici e sedi di importanti servizi, dopo essersi visto negare negli anni qualche indirizzo liceale, dopo che sono state chiuse le Caserme senza che fossero utilizzate per qualcosa di utile, e non ha avuto sostegni né per il potenziamento dell’aeroporto né per l’ipotizzata seconda Corte d’Appello regionale, e nonostante oggi venga concessa qualche nomina di Primario per l’Ospedale e si dichiari di stabilizzare qualche Reparto ospedaliero o qualche servizio socio-sanitario territoriale, non va avanti in modo serio un riequilibrio (mi riferisco al settore sanitario) coerente sul piano dell’area provinciale; leggere, dopo tutta questa serie di “ferite”, che presto verrà dato corso al “riordino dei servizi amministrativi dell’Asl Al” e conseguentemente “chiusi all’ospedale di Casale M. i servizi: Economato, ed Economico – Finanziario (che avranno sede a Tortona) Personale (che avrà sede ad Acqui e Novi Ligure) Ufficio tecnico/CED (che avranno sede ad Alessandria ed Ovada) Comunicazione/URP/Formazione (che avrà sede ad Alessandria ed Acqui Terme) Affari generali e Controllo di Gestione (che avranno sede ad Alessandria e Tortona), mentre rimarrà a Casale Monferrato la sola direzione amministrativa dei Presidi, si direbbe se fossimo al Bar di paese: “tutto va in vacca”.

Allora NO! La gente è ancora in grado di indignarsi e reagire. Come non so, ma sicuramente, alla lunga, “i buoi ti scappano”. Non nego che negli anni ci sia stato qua e là, una volta una Palestra l’altra volta l’Aula Magna o l’intervento per la sicurezza delle nostre strade, l’interessamento della Provincia, oppure un contributo significativo da parte della Regione. Né sono mancati finanziamenti da parte di Fondazioni Bancarie. Se facciamo, però, il paragone con altre aree o il sostegno avuto per progetti di sviluppo da altre città, Casale non può esultare o ritenersi privilegiata e appagata. E quanto assegnato dallo Stato per la bonifica dall’amianto è cosa a parte, non può far parte di questo discorso: quello è un risarcimento.

Capisco il riordino e le razionalizzazioni; ma queste cose in questi anni sono servite solo a tagliare e penalizzare (lavoratori, posti di lavoro, e utenti). Come si fa, praticamente senza Amministrativi, a far funzionare una Struttura Ospedaliera e gli altri servizi (poliambulatorio e Socio-Assistenziale)??? Alla fine tutto rischia di essere ridimensionato in futuro.

Anche i Parlamentari e i Sindaci dovrebbero ribellarsi! Adesso basta! E’ su queste cose che vorrei vedere i partiti che fanno scissioni! Altrimenti, davvero, la scissione la farà l’elettorato al momento giusto. Ho visto la positiva convergenza in Consiglio Comunale di tutte le forze attorno ad una serie di importanti richiesta alla Regione, per la sanità locale: ma non una parola sui servizi amministrativi, sempre ritenuti inutili!

È questa la conseguenza finale della considerazione che da anni e anni si ha, da parte di TUTTI (contano i sanitari, gli impiegati scaldano le sedie!), dei Servizi Amministrativi e del ruolo della Dirigenza Amministrativa; ma così si perdono posti di lavoro e competenze da parte della città e del comprensorio. Mi piace solo ricordare che l’allora Ente Ospedaliero S. Spirito ha potuto contare, per decenni, di una Dirigenza Amministrativa di livello e non inferiore a quella di altre realtà regionali. Un patrimonio di competenze, una scuola di conduzione amministrativa che viene archiviata con un Atto burocratico. Ma dov’è la politica?

Concludo, per non tirarla troppo lunga, con due considerazioni finali, che forse possono essere fuori tema, perché in questo caso, l’antagonista è la Direzione Generale dell’ASL e in parte la Regione Piemonte: ma si sa, i casalaschi ritengono sempre Alessandria fra i responsabili delle proprie disavventure.

La prima: negli anni passati c’è stato chi ha proposto di rompere con la Provincia di Alessandria per procedere alla costituzione della Provincia Federata con Vercelli, con cui si intravvedevano maggiori opportunità, sotto tanti punti di vista. Le dirigenze politiche locali (anche quelle più favorevoli e disponibili) o non hanno avuto la forza di procedere fino in fondo oppure non hanno condiviso quella prospettiva. Anche personalmente sono sempre stato perplesso: Casale ha futuro, Casale ha funzioni di capoluogo di un territorio solo se resta legata al Monferrato che le gravita attorno, dicevo. Perciò, se legarci a Vercelli ci priva (questo sarebbe successo) del supporto e della condivisione di almeno metà dei Paesi che appartengono alla nostra area comprensoriale, cambiare collocazione provinciale non ha senso. Questa mia convinzione, se continua l’andazzo attuale, comincia a scricchiolare. Perché quando non si vedono sbocchi, si cercano soluzioni, anche le più pericolose o incerte; tanto, peggio non può andare.

La seconda considerazione la traggo un po’ pomposamente dalla storia. Casale nel 1215 subì il saccheggio e distruzione da parte di alessandrini e altri comuni anti-imperatore, con cui (l’imperatore) Casale era alleata. I casalaschi la ricostruirono e prepararono “la partita di ritorno”: dopo circa due secoli, nel 1403, Facino Cane, per conto dei casalaschi, saccheggiava a sua volta Alessandria e si riprendeva le reliquie del Santo protettore Evasio che erano state trafugate.

Qualcosa di analogo avvenne a metà del secolo XVI, con la città e i rappresentanti del Comune che si ribellarono alle imposizioni odiose del Duca di Mantova (cui era stato attribuito il possesso del Monferrato). Dopo una lunga serie di incomprensioni e di liti, e anche di uso delle armi, nel 1567 Oliviero Capello proconsole del Comune di Casale, fu tra coloro che ordirono una congiura contro il Duca Guglielmo X. La cosa falli, ma il risentimento dei casalaschi crebbe.

Cosa ne deduco? Che non si può umiliare una comunità intera, la sua storia, i suoi sacrifici, le sue speranze senza aspettarsi una adeguata ritorsione, comunque vada a finire: oggi, fortunatamente senza uso di armi.

Per evitare le esperienze dolorose del passato, è bene che se ne tenga conto e chi ha in mano, non per potere divino, le nostre sorti se ne faccia carico e sappia decidere con equilibrio e rispetto. Come sembra avvenire per una questione spinosa e delicata: la richiesta unitaria dei territori di riapertura della tratta ferroviaria Alba – Asti- Casale M. – Mortara.

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One thought on “La misura è colma

  1. Le considerazioni di Carlo Baviera, così chiare, documentate, persino storicizzate, mi trovano totalmente consenziente, in particolare la sottolineatura dell’importanza dell’apparato amministrativo. Appena arivato da Genova in Alessandria, ho insegnato i miei primi 4 anni presso la Scuola Media Statale di Ticineto, frequentando per un anno, tutti i pomeriggi 4 ore, il corso abilitante a Casale.
    A Casale c’è l’ AFeVA, capitale mondiale della lotta all’amianto, Casale ci ha dato il compianto sindaco Riccardo Coppo, che per primo, con due Ordinanze nel 1987 e nel 1989 vietò l’uso di manufatti di amianto nell’edilizia. Il suo provvedimento divenne la Legge del 27/3/1992, che vieta la produzione e il commercio dell’amianto in tutta Italia.
    Intanto l’ospedale di Alessandria è intasato, le liste d’attesa lunghe chilometri,il Pronto Soccorso un bivacco. Grazie Chiamparino: hai soppresso le eccellenze e incrementato i decessi; se un anziano delle valli lontane, che so la Val Borbera, ha un colpo, muore in ambulanza,
    Il reparto oncologia rimane, oppure i malati e i loro familiari devono spostarsi in Alessandria, finché arrivi, puntuale e inevitabile, il decesso, causato dal mesotelioma pleurico, incurabile.
    A Casale tutti i cittadini hanno collaborato alla realizzazione, ospitando anche la troupe per due mesi nelle proprie case, del film ” Un posto sicuro”, sull’Eternit, che si può vedere integrale su google; lo splendido grigio della fotografia è offuscato, ma il film, che ha già ricevuto molti premi, tra cui il nastro d’argento per l’impegno sociale e civico, si apprezza ugualmente. Il regista Ghiaccio è casalese, il protagonista Marco D’Amore, il Ciro di Gomorra, che hanno scritto la sceneggiatuta insieme, e hanno pure cofinanziato la produzione del film, costato pochissimo, perché,a parte i tecnici, tutti hanno lavorato gratis. Se qualcuno non l’ha anoora visto, lo faccia.

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