Prossimo medioevo senza crescita

Domenicale Agostino Pietrasanta

culLe nascite in Italia accusano una contrazione sempre più preoccupante; se nel 2015 sono state 486.000, nel 2016 si sono attestate sulla cifra di 475.000. Inoltre la popolazione complessiva comincia a scendere nonostante la presenza degli stranieri. C’è però un dato anche più inquietante: le previsioni Istat nel 2011, e dunque assai recenti, prevedevano come scenario del tutto pessimistico, un dato annuale mai inferiore alle 500.000 unità di nati fino al 2065 ed invece siamo già ora molto al di sotto. Ribadisco, dato inquietante; e tuttavia non solo come tale, ma perché potrebbe essere segnale negativo su altri versanti. Se le previsioni fossero altrettanto imprecise e sbagliate per la popolazione che nei prossimi quaranta, cinquant’anni, sarà in età di lavoro, allora, a metà secolo coloro che potranno lavorare saranno molto meno della metà degli Italiani, ovviamente al netto dei disoccupati.

Basta coi numeri, ma tanto basti per prevedere una progressione in negativo della crescita e certamente non solo e non principalmente demografica. Sulla questione si sono per un certo tempo e neppure tanto remoto, confrontate due opinioni. Alcuni si auguravano, anche per l’Italia, un contenimento della popolazione; altri, al contario ne imputavano le cause alle culture dell’individualismo, dandone nel contempo un giudizio di “condanna”. Ora appare evidente l’insufficienza di entrambe le valutazioni.

Va precisata, in linea preliminare, una semplice constatazione. Nell’età contemporanea alcune tendenze di lungo periodo si sono delineate in strutture tra loro interdipendenti, alla lunga di crescita complementare. Così, e solo per rimanere all’essenziale, alla crescita del benessere e della produzione (si richiami il balzo dovuto all’industrializzazione del secondo secolo XVIII) si sono risolti problemi secolari in campo sanitario, si sono avviati a promozione i livelli di alfabetizzazione e la popolazione ha marcato, in Europa, un balzo fino allora sconosciuto. I fenomeni sono tra loro connessi e come si constata non sono le motivazioni indotte dal solo principio etico che hanno inciso sulla complessa fenomenologia; anzi nel momento in cui la regolazione delle nascite ha svolto un ruolo sempre più marcato, la popolazione è aumentata: proprio perché le cause stavano nella crescita complessiva.

Ora siamo in presenza di ritorni evidenti: non si cresce e non si nasce, in Italia in modo del tutto particolare. Purtroppo una parte non marginale di responsabilità sta in capo ai governi della prima Repubblica ed è del tutto singolare che dei governi a conduzione democristiana e di ispirazione etica ben precisa, non abbiano mai praticato una politica a favore della famiglia. Questo pesa ora, dal momento che in età precedenti, di crescita economica complessiva, la fragilità della politica familiare era molto meno influente. Purtroppo, chiuso il periodo della “età dell’oro” negli anni conclusivi del secolo scorso, soprattutto nel nostro Paese, da sempre obbligato, sul versante di una secolare difficoltà, a scelte produttive compatibili con la concorrenza internazionale, la crisi si fa anche più devastante. Ed allora calo della popolazione, calo dell’occupazione, calo della domanda e dei consumi, calo della crescita e la spirale si ritorce e si ripete: un cane che si morde la coda.

Il governo ora tenta di fare qualcosa, il reddito d’inclusione ha ricevuto il voto definitivo del Senato (a quando però i decreti delegati?), ma, per quanto valorosi, si tratta di palliativi. Per risolvere i problemi ci vuole ben altro: una definizione coerente delle regole anti/evasione, una lotta vincente alla corruzione per trovare risorse da spendere sul mercato del lavoro ed una riforma della Pubblica Amministrazione che abbatta i vincoli burocratici per le più diverse imprese di crescita. Immaginate voi le opposizioni ad un simile impianto di interventi? E non saranno in prevalenza opposizioni della classe politica, per quanto inadeguata la si voglia ritenere.

Resta il fatto che di lì si passa; altrimenti il “medioevo prossimo venturo” (ammesso, ma non certo concesso che il medioevo si sia ridotto a secoli fatti di buio) non sarà caratterizzato dalle esplosioni demografiche, ma da una preoccupante contrazione delle nascite. E forse non solo nel nostro Paese; basteranno, penso io, pochi decenni per constatarlo.

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3 thoughts on “Prossimo medioevo senza crescita

  1. Purtroppo, il mondo intero soffre di problemi di sovrappopolazione: circa sette miliardi e mezzo di abitanti, infatti, stanno consumando approssimativamente il doppio di quanto la Terra possa fornire. Occorre, pertanto, un calo demografico; nondimeno, dovremo, inevitabilmente, attraversare un periodo in cui la distribuzione della popolazione sarà sbilanciata a favore delle età più avanzate, con tutti i problemi di assistenza, sanitaria, in primis, che ciò comporta.

  2. Da duecento anni si va sempre più identificando lo “sviluppo” con la “crescita”.
    Non sarebbe tempo di cambiare riferimento? La vita civile non è fatta soltanto di “molto-avere”.
    Da duecento anni, l’ansia della crescita, oltre il “ben-essere” identificato con il “ben-stare” (non per tutti), ha prodotto distruzione dei territori storici e delle risorse di cultura in essi diffuse.
    Perché non provare qualche “valorizzazione” delle risorse di cultura dei territori storici che non si traduca in distruzione-alterazione, come pare orientato a fare il turismo?
    Quale economia e quale scienza può dare prospettiva alla società civile non distruttiva?
    Credo che tutti aspettiamo qualche risposta non generica.
    Il primo atto, a mio limitato parere, compete ai PRG dei Comuni grandi e piccoli (soprattutto alle Comunità di Comuni): un modello per tali PRG si trova nel IV Capitolo dell’inaccolto “Piano Umbria” redatto dall’ICR nel 1974-75. Il testo di quel Piano Umbria si trova in http://www.istituto-mnemosyne.it

  3. Caro Agostino, ecco nuovamente un tuo articolo storico e anche politico. L’analisi e le preoccupate tue previsioni, mi trovano ahimè consenziente. Interessante e congruo il commento di Pietro Segala, soprattutto per i due inserti in citazione; indiscutibile la considerazione di Roberto Borri sulla necessità di prepararsi a un’ Italia fatta di anziani, e dei gravosi problemi di assistenza che essa comporta. Assistenza che già grava in gran parte sulle famiglie. E aggiungerei il costo astronomico della Case di Riposo, sia di quelle serie, motivate dai costi oggettivi, sia di quelle business, prive cioè di motivazioni umanitarie, con prestazioni di conseguenza scadenti.
    Siamo ai “corsi e ricorsi storici” di Vico? Penso di sì, Ma la tua denuncia, ferma e pacata, sull’assenza di una politica per la famiglia complessiva in Italia, dai figli alla patria voluti dal duce, che premiava le famiglie numerose (quanti filmati Luce con i filgli disposti a gradino a seconda della statura), e passi il periodo della Ricostruzione, ma per l’infausta guerra fredda abbiamo speso cifre assurde per gli armamenti ( per non parlare delle nostre missioni all’estero, imposteci dalla Nato, dall’ONU o dall’orgoglio patrio di esserci, ma cosa siamo andati a fare in Iraq e in Afghanistan ancora non l’ho capito) e si continua a buttare denaro, dai carri armati intrasportabili perché troppo grandi per passare le nostre gallerie ferroviarie, alle mine antiuomo (un metodo ripugnante per colpire i civili innocenti), ad Andreotti che ad agosto 1975, motu proprio regala la Maddalena ai sommerigibili atomici USA, le vui scorie Bertolaso getterà in parte in mare, al consentire agli aerei della Nato di Aviano di scaricare al ritorno nell’Adriatico le bombe inutilizzate, ai proiettili perforanti radioattivi che hanno colpito anche i nostri soldati nella ex Jugoslavia (altro che gli innocui geriatrici dei profughi, vero prof. Nespolo ? Attendo ancora la sua risposta all’appello infame e, ribadisco, togliattiano, redatto non so da quale disinformato, per non dir di peggio) per finire con l’acquisto di aerei carissimi (una finanziaria), pressoché inutilizzabili per i costi di manutenzione e la scarsa affidabilità, denunciata proprio da chi li ha costruiti e venduti ai polli che li hanno comprati, tra questi noi, al denaro buttato per le cattedrali nel deserto del Meridione, le grandi e meno grandi opere incompiute e lasciate a marcire perché mancava l’utlimo finanziamento o perché strutture, imposte dalla mafia, sbagliate nei luoghi sbagliati, l’assurdità dimostrata dal Terzo Valico, a meno che il vero scopo non sia quello di cospargere di amiano l’Italia Nord Occidentale, ai privilegi ingiustificati dei nostri parlamentari: una Camera e un Senato che costano di più per il loro mantenimento dell’intero Congresso USA. Ebbene, tutto questo denaro, che spezzettato fa meno impressione, ma sommato pietrifica, avrebbe potuto davvero attuare una politica efficace a sostegno della famiglia. E’ lo scotto che paghiamo, non solo noi, a una politica che vede solo il futuro immediato, e non riesce, o non vuole, fare progetti sensati a lungo termine, aldilà delle promesse elettorali: e qui ci metterei proprio tutti,

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